Progettare i nuovi ecosistemi dell’informare

Come funziona un algoritmo? Quali sono i contenuti rilevanti per gli utenti? Federico Badaloni — giornalista e architetto dell’informazione per il Gruppo Editoriale L’Espresso — ci spiega le sfide del giornalismo odierno.

Di: Riccardo Sozzi, Greta Mari

La conquista dall’Antardide e il giornalismo nel mondo digitale? Ma che c’entra?

“Inizio con una storia, penserete che non c’entri nulla ma lasciate tempo al tempo”

In effetti, l’azzeccata metafora dell’epica sfida tra Scott e Amundsen per la conquista del Polo Sud racconta perfettamente gli affanni di una categoria (i giornalisti) che non riesce tuttora a metabolizzare il passaggio dall’informazione analogica e lineare a quella digitale.

Ai giornalisti rimangono due vie: portarsi dietro la propria cultura oppure fare parte di una cultura nuova.

Una cultura nuova fatta di nuovi “Inuit” che ci possono guidare verso questo mondo inesplorato.

È necessario, anche per i giornalisti, imparare a scrivere i codici del web perché serve a integrare il giornalismo con le macchine e non subendo le macchine.

In questo nuovo ambiente non c’è più una linea, non esistono più le cose in fila come in un giornale, in radio o in tv. Il modo in cui si è propagata la cultura nel medioevo, nei monasteri, nelle università si è basata sulla diffusione di informazioni in modo reticolare, non lineare. Abbiamo adottato una linea da Gutenberg in poi per adottare un carattere industriale alla cultura. 
 Oggi, invece, la rete è un grafo, non sappiamo dove l’utente medio intercetterà i nostri contenuti.

L’utente non clicca su quello che lo colpisce di più ma quello che gli dà più fiducia.

Quando vogliamo esprimere il significato e la rilevanza di qualcosa si passa attraverso l’intensità percepita dall’utente della relazione tra informazioni. Il modo in cui conformiamo l’ambiente fa vivere una certa relazione agli utenti di maggiore o minore intensità e prossimità.

I giornalisti non sono più quelli che creano i nodi del grafo ma quelli che creano e conformano anche gli archi, far vivere un’esperienza.

Quando noi entriamo in un ambiente lo percorriamo, come quando entriamo in un appartamento che non è il nostro, questo funziona anche in un ambiente digitale: è interazione, più interazione permettiamo che accada tra l’utente e l’ambiente più riusciamo a far trasparire significato.

La domanda cruciale non è più: 
- Come faccio ad attirare la vostra attenzione? 
 È diventata: 
- Come faccio a meritare la vostra fiducia?

La stessa trama del mondo si è scoperto da poco che non viene dagli oggetti ma dalla relazione tra essi.

Il processo di redistribuzione in rete delle informazioni avviene perché facciamo una scelta delle informazioni.

Questo ha uno sfondo anche nell'ambiente giornalistico, bisogna capirne le dinamiche perché in una rete avviene uno strano fenomeno: più il sito ha successo più gli utenti non si concentrano verso una determinata media ma si polarizzano.

A questo punto, cosa diventa rilevante sul web, in una società reticolare caratterizzata dall'accesso delle cose e non più dal possesso delle stesse?


Ma cosa c’è alla base? Quali sono le logiche che governano i motori di ricerca? Come fanno a capire cosa all’utente può interessare?

Gli algoritmi sono una cosa semplice! Li usiamo tutti i giorni anche quando facciamo una carbonara.

Imparare a programmare significa dire quello noi espriamo a parole ma con un linguaggio differente. Gli ambienti della nostra realtà sono un misto di oggetti fisici e algoritmi per entrare in relazioni con essi.

Gli algoritmi, però, capiscono e interpretano ciò che è rilevante per l’individuo. Il compito del giornalismo è quello di evidenziare ciò che è nell’interesse di una comunità.

Questo è il motivo per cui tecnologia e mondo digitale non possono essere materie di disinteresse per noi giornalisti.
© Alessandro Galbiati
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