Il giorno dei “morti viventi” a Episcopio, nella Valle dei Sarrasti

Antonio Gallo
Nov 2 · 2 min read

Non è la prima volta che mi capita di scrivere di un piccolo ufficio postale di questo nostro Bel Paese. Qui al link un mio post che avevo dimenticato in occasione di un evento che è indirettamente collegato a quello che scrivo oggi.

Vedete qui il suo ingresso, in una delle tante foto reperibili in Rete. Il luogo è Episcopio, una frazione della Città di Sarno, in provincia di Salerno, in quella che fu la valle del Popolo dei Sarrasti.

Da oltre trenta anni vivo a poca distanza in questo antico villaggio, un tempo pulsante di vita artigianale ed anche culturale, oggi decaduto inesorabilmente a dormitorio sociale.

Riecheggiano malinconicamente in questi luoghi (che in un mio libro ho denominato Alle falde del Monte Saro) soltanto i rintocchi di quella stupenda secentesca Cattedrale degli Angeli dedicata a San Michele Arcangelo. Un monumento che rimane il cuore pulsante di una fede antica che sembra svanire giorno dopo giorno.

Mi rendo conto di aver dovuto fare questa lunga premessa per poter inquadrare nella giusta maniera quello che intendo scrivere oggi, un insieme di tutti gli elementi che la realtà digitale mette a mia disposizione. Una realtà sociale ed umana tanto difficile quanto pesante da sopportare nella sua quotidianità.

Ho appena incontrato il mio amico poeta Gino mentre usciva da questo minuscolo ufficio postale dove ha riscosso la sua misera pensione. Nessun furto stamattina agli uffici, per fortuna, ma le modalità per riscuotere sono sempre le stesse da decenni. Lui ha oltre 90 anni, dico novanta. Per riscuotere quella manciata di euri, deve alzarsi alle sei del mattino.

Mi ha detto che, come al solito, c’erano in attesa prima di lui, alle sei, altre venti persone. Gente, popolo, anziani, dinosauri, chiamateli come volete, gente alla quale è meglio togliere il voto perchè non capisce niente di politica e di come si governa. Gente che bivacca sotto la pioggia e sotto il portone di fronte o dorme in macchina dalla sera precedente.

Erano le 10,30 questa mattina dell’anno del Signore 2 novembre 2019. Vuol dire che il poeta “Mast ‘a Gino” ha fatto un’attesa di quattro ore e passa insieme ad altri che non posso non chiamarli, mio malgrado, “morti viventi” nel giorno dei Morti.

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Ogni uomo è un libro. Scrivo per capire chi sono. Every man is a book. I write to understand who I am.

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