Risposta non ordinata su una struttura economica non casuale

Niccolò Gastaldi
Sep 4, 2018 · 6 min read

So che un giorno ripenserò a queste parole e probabilmente ne sarò pentito. Poco male, il cambiare idea è sinonimo di crescita, relativo a un aumento dei punti di vista. Tuttavia per il momento sono convinto di quanto segue.
La società è frutto dell’economia.
La società in quanto relazioni, comunicazione, organizzazione, ruoli, doveri e necessità, nasce nel momento in cui l’animale uomo ha bisogno di una risorsa scarsa. Mi spingerei ad affermare che l’uomo è un animale sociale proprio perché ha trovato in questo la forza di agire molto più efficacemente nel procurarsi il cibo, le pelli, il fuoco, l’agricoltura, le piramidi, gli imperi, i telai a vapore, gli ipod. L’organizzare le risorse ha fatto si che l’uomo si organizzasse, dando vita alla società.
Non conosco se altri animali o insetti abbiano quello che potremo noi umani definire società; sicuramente hanno delle organizzazioni che ci vanno molto molto vicino, pur mancando la parte più umana legata al pensiero. Diciamo che per certi versi le formiche hanno una struttura organizzativa, uno scheletro di società addirittura migliore del nostro, pur mancando loro di tutto il substrato dato dal fatto che sono esseri infinitamente meno sviluppati. La nostra società, nel senso stretto del termine, è peggiore di quella delle formiche; siamo solo molto più intelligenti.
La domanda interessante, non è tanto se la società venga effettivamente formata da un sistema economico piuttosto che un altro o meno, perché abbiamo appurato che è esso stesso a darne la luce, ma se, in mancanza di esso, potesse comunque esserci una società?
Devo quindi fare un salto al futuro, al momento utopico in cui non sarà più necessaria un’economia, poichè non riesco a pensare a nessuna razza di essere vivente, su questo pianeta o su un’altro, che riesca a progredire senza l’avvento di una forma, seppur basilare, di economia. Parliamo di futuro quindi. Un giorno in cui tutti saranno sostentati e appagati in ogni loro bisogno immaginabile, dalle macchine, che saranno di tutti e lavoreranno per tutti. È possibile davvero un uomo senza bisogni? E che correlazione hanno i bisogni, essendo essi stessi antecedente del’economia, nei confronti della società?
Cazzo, in un colpo solo ho eliminato bisogni economia e società. O una società è ancora possibile? “l’uomo sarà sempre spinto dall'amore, dai sentimenti come puoi pensare che non abbia dei bisogni? sarà sempre spinto verso l’altro” cit. zia Maria. E se invece il suo bisogno sessuale fosse appagato con non so quale stratagemma tecnologico, il bisogno di amicie da degli algoritmi che lo aduleranno e ameranno. Mai come lo amerà la AI Jessica. Con lei potrà avere addirittura una famiglia virtuale. Il tutto sta diventando distopico più che utopico, me ne rendo conto. Eppure, alla prova dell’assurdo, pare che società ed economia non possano proprio essere scisse.

In un certo senso ti ho già risposto. La questione è qualitativa ora. Che tipo di economia? Nella tua domanda si parla a più riprese di capitalismo. Definiamo quindi alcuni concetti fondamentali che possono aiutarci poi a capire perché è funzionato e perché ora ne stiamo uscendo.

Innanzitutto c’è il capitale, che è quella cosa che si può detenere, in quanto proprietà privata, accumulare e quantificare in maniera tangibile. È un bene privato, che l’individuo che lo detiene può decidere di trasferire a un altro individuo senza muoverlo di un centimetro: ne trasferisce la proprietà in cambio di qualcos'altro oppure come ormai da diversi millenni, in cambio di un sostituto del valore capitale ovvero il denaro. Concetto fondamentale per arrivare a discutere dei problemi odierni è che il capitale può dare anche una rendita. Ovvero: chi ha la proprietà del bene non la cede, continuando a detenerla; cede invece l’utilizzo del bene capitale affinché chi ne usufruisce possa averne soddisfatto un proprio bisogno. In cambio riceve del denaro.

Antonio ha un campo di insalata. Antonio vende il campo a Giorgio. Giorgio paga Antonio. Antonio non ha più la proprietà ne di campo ne di insalata. Antonio paga Giorgio per avere insalata.

Antonio ha un campo di insalata. Antonio affitta il campo a Giorgio. Antonio ha ancora la proprietà del campo ma Giorgio ora può usare il campo. Giorgio ci pianta dell’insalata che poi vende ad Antonio.

Secondo punto del nostro sistema economico è sicuramente il lavoro. Esso si configura come l’insieme di tempo, forza e competenze che un uomo, un lavoratore può cedere in cambio di un valore quantificabile. Questa è un’idea abbastanza avanzata se pensiamo per un attimo a i discorsi sulla società che facevamo poco sopra. L’azione di scambiare una prestazione con del valore monetario, come mezzo, o di scambiare la prestazione, l’ora lavoro con il capitale denota una società di livello successivo rispetto a quello che indica semplicemente il capitale.

Antonio ha un campo. Antonio compra delle piantine di insalata. Antonio paga Giorgio affinchè pianti, abbeveri, raccolga e porti al mercato le piante di insalata. Giorgio con i soldi ricevuti si compra l’insalata e piano piano, si prepara a comprare o affittare il campo di Antonio.

Terzo punto, che ci interessa, forse più degli altri è la questione tecnologica. Nel momento in cui c’è un avanzamento tecnologico volto al superamento o anche semplicemente alla riduzione del lavoro il nostro sistema comincia a scricchiolare. Ed effettivamente non può che essere così, perché è legittimo e se vogliamo pure naturale che ci sia un progresso e guai se non ci fosse. Haimè però nel caso in cui il lavoro venga completamente sostituito dalla macchina, frutto del processo tecnologico, cosa che sentiamo sempre più spesso accadere e che accadrà con una rapidità sempre maggiore, il lavoro stesso perde valore e quindi anche la sua trasformazione in capitale.

Antonio ha un campo. Antonio compra delle macchine super automatiche dalla “Fabrica Italiana di Macchine Produttrici di Macchine Automatiche” dove lavorava Giorgio prima di essere licenziato perchè non serviva più a nulla. Antonio fa lavorare le macchine nel suo campo dove produce insalata. Giorgio che non ha un campo e non ha lavoro non sa più come comprare l’insalata, e non ha nemmeno i soldi per poterla affittare perchè..beh l’insalata è difficile da affittare. Forse per Giorgio non c’è più spazio in questo sistema economico.

Triste. Eppure in un certo senso normale. Fuori dalle storielle e dalle metafore il concetto è che il capitalismo e quindi la società che ne è frutto, società per certi versi stupenda, per altri meno, hanno una fine individuabile da due fattori, uno dei quali abbiamo appena visto l’altro che tratteremo:
- quando la tecnologia va a prendere posto nel sistema economico di quell’ora lavoro e del suo valore correlato che era tassello fondamentale per far stare in piedi tutto quanto;
- quando l’accentramento di capitale è così forte e di così pochi soggetti e la rendita da capitale così alta da far perdere completamente all’ora lavoro il suo valore perchè non più convertibile in capitale.
Pensiamo per un attimo a un mondo dove il 99% dei suoi abitanti non riescono più a possedere nulla se non qualche oggetto di uso quotidiano: l’abitazione in affitto e così l’auto, l’orologio, il computer, il telefono, i vestiti, i film, i libri, la musica. Pensiamo che tutti possano usufruire per qualche soldo di quasi tutte queste cose, la cui proprietà è di 10 aziende, colossi più grandi e ricchi di qualsiasi Stato (eccolo qui l’elemento che si nascondeva). Questa cittadini tutto sommato se la passano bene, usano ore lavoro per pagarsi l’uso di tutto quello che serve. Poco importa a loro dei discorsi sul capitale. Eppure, le loro paghe sono sempre più basse, poichè in un certo senso le 10 aziende sanno che i loro lavoratori si devono comprare davvero solo il cibo, il resto viene affittato ai lavoratori dalle aziende stesse. Difficile immaginare un mondo così? Non tanto vero? Esatto ci siamo capiti.
Il lavoro come visto anche in questo caso ha perso la sua funzionalità. In altre parole potremmo arrivare all’estremo in cui le aziende diano per garantiti tutti i servizi (casa auto musica) e paghino semplicemente la sussistenza dei propri lavoratori. Aaa..siamo già arrivati al reddito di cittadinanza. anche questa l’ho già sentita.

Appare sempre più evidente come il capitalismo sia agli sgoccioli. In senso buono è, non voglio muovere accuse.
Stiamo semplicemente entrando in un’era postcapitalistica.

Basta, ho tirato fuori troppa carne da mettere sulle braci, braci che vanno avanti da quasi un mese. Spero comunque di averti aver risposto almeno un poco. Un appunto finale: ho parlato più della risoluzione di questo sistema economico che della sua reale efficacia nell’organizzare la società. A mia discolpa devo dire che sto vivendo in questi tempi e non in quelli passati, ai quali non posso che guardare, comunque, con ammirazione. Siamo frutto del capitalismo e sarebbe stupido chi affermasse che i benefici hanno di gran lunga superato i lati negativi. Tuttavia l’epilogo sarà raggiante e tragico allo stesso tempo: una Maria Antonietta che afferma “s’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche”. Ma non è detto che ci sarà la Bastiglia poi. Sicuramente però ci sarà la rivoluzione.

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