Q Code Mag presenta:

Speciale Festival di Sanremo 2015

Le cronache di Merrick

di Enrico Sibilla (succo_gastrico)

Prima serata: 10.02.2015

Con una mossa davvero spiazzante, quest’anno Q Code Mag ha deciso di seguire il Festival di Sanremo. Tutte le sere per una settimana intera.
I motivi, anzi i pretesti, abbiamo cercato di spiegarli qui.


E così il circo è arrivato in città. La prima cosa che mi viene da dire, a caldo, è che nonostante tutte le precauzioni prese, non ero davvero preparato a tutto ciò che ho visto e ascoltato.

Lo so che lo si dice ogni anno, e che ogni anno in fondo è anche vero, ma davvero, siate sinceri, voi eravate pronti per QUESTA?

Questa è la famiglia Anania di Catanzaro, ed è il primo vero capolavoro del Master of Ceremony di questo Festival, Carlo Conti, l’unico toscano che sembra un calabrese. Salita sul palco alle 22 circa, la famiglia Anania è destinata a rimanere impressa per mesi nei miei neuroni, come l’effetto di McCollough. Ma sugli Anania torniamo tra un attimo.

Voglio parlare di Carlo Conti, prima. Quando ieri pomeriggio ho pensato all’arguto paragone Sanremo/Elephant Man, non immaginavo certo che avrei azzeccato anche i singoli personaggi.
Eppure Carlo Conti è davvero la trasposizione ipermelatoninica di Bytes, il crudele e alcolista aguzzino di Joseph Merrick.

Lo guardo, lo ascolto, ne osservo la mimica inesistente e la ginnica dentale, e improvvisamente mi sento animato da una “pietas” verso me stesso e i miei simili che non credevo di possedere.

Perché Carlo Conti (e per estensione tutta la RAI post- e still-DC che lui così ben rappresenta) è l’emblema del normale che sfrutta sorridente il debole e il diverso, è uno spietato colonialista del niente che per qualcuno è tutto, un mercante della mediocrità rassicurante, uno per cui tutto è sempre liscio, mai ruvido. Carlo Conti fa l’occhiolino a tua moglie mentre ti offre un Crodino e un’oliva al bar della spiaggia. Non se la scopa, gli basta sapere che può farsela quando vuole. Carlo Conti è uno che ti ruba le battute e se te ne accorgi fa l’amico, il fratello maggiore, il toscano sparabattute del tavolo accanto; Carlo Conti ti prende per mano e ti aiuta a a ripassare le tabelline, a mandare a memoria il calendario dei santi, a imparare una buona volta le regole per la compilazione del 740; Carlo Conti è -temo- anche un demonio della PNL, e deve avere mignoli dall’unghia ricurva e lunghissima, e può convincerti a seguirlo ovunque o a comprare qualsiasi cosa; Carlo Conti è il dio transustanziato dei rappresentanti della Vorwerk Folletto.

Non è affatto casuale, quindi, che a un certo punto proprio lui (lui che si fa fotografare sul lungomare con moglie e figlio in passeggino) inviti sul palco la famiglia Anania, con 16 (sedici, cazzo) figli e un padre che ogni due frasi infiora un ringraziamento a Cristo o alla Provvidenza. Il signor Anania è un fedele davvero troppo insistito per essere realmente pio (peraltro, ripete in diretta le stesse identiche frasi già dette a Famiglia Cristiana due giorni fa). Sospetto che Conti lo faccia parlare non perché lui sia cattolico, o perché sia filo-cattolica la RAI (lo è, ma solo per convenienza di marketing o un certo prevedibile immobilismo intellettuale), ma perché per una perversa semplificazione della sua utile cattiveria, si immagina che sia proprio così il suo pubblico d’elezione: gente che si commuove davanti all’incapacità delle persone di trattenere il proprio sperma, ché tanto poi ci pensa Gesù.

Su questo filone peraltro si innestano, nell’ordine:
- la indegna (nel senso di priva di qualsivoglia dignità) “reunion” di Al Bano e Romina, su cui preferirei davvero non dire nulla;
- il sottotesto un po’ fascista del tragico monologo su cibo, amore e radici italiane di tale Alessandro Siani (che mi riferiscono essere un comico. Un comico professionista, voglio dire.);
- il tributo cantato a TUTTI i morti celebri di Sanremo (giuro, con relative foto in bianco e nero, come in un video di Ligabue o in uno spot della Fiat);
- l’ormai insostenibile siparietto “Faccio Sanremo perché” modellato sull’IDENTICO siparietto fatto e rifatto altrove da Fazio e Saviano;
- l’atmosfera da Telethon, dove ci sono astronauti da svegliare con canzoni memorabili, medici guariti dall’Ebola, donazioni al Gaslini di Genova.

Noi di Q Code Mag abbiamo quindi il dovere morale e politico di diventare la nemesi di tutto questo Male, di essere non soldati del Bene, ma dottori e infermieri del Giusto, insomma quel battaglione ostinato e coraggioso di uomini e donne che nel film di Lynch prova a restituire al “mostro” la sua dignità di essere umano.

Così, visto questo immediato, ineluttabile, esponenziale precipitare degli eventi, ho dovuto cambiare radicalmente strategia. Sanremo rimane quello che è, un “freak” forse cattivissimo e forse buonissimo. Ma io ho voglio essere come il dottor Treves: voglio usare l’Uomo Elefante prima come un mio personale trofeo, punzecchiarlo, esibirlo, bastonarlo se serve, e poi farmi prendere dalla pietà, o dal rimorso, e provare suggerire una cura, o almeno una terapia del dolore che lo transiti dall’altra parte con misericordia.

Forse non sono migliore di Carlo Conti, che vi sia chiaro sin dall’inizio. Ma Sanremo è Sanremo.

Quindi, adesso che i riflettori sono stati spenti e le telecamere rapaci sono tornate nei nidi, portatemi qui subito i mostri di questa prima serata di Festival. Parliamo anche un po’ di musica, dai. Il tavolo è libero, il bisturi è affilato. Io sono vivo, e sono qui.

Cominciamo.


Paziente
Chiara

Sintomi dichiarati
“Straordinario”

Primo esame obiettivo
Le piace molto gesticolare, ed è una cosa che le riesce molto bene, glielo riconosco. Anche quell’accento padovano, sempre un millimetro prima del bestemmione, mi piace, mi mette allegria. La canzone è la prima della prima serata del Festival, quindi al primo break pubblicitario non se la ricorda già più nessuno. E in fondo, chissenefrega di una canzone se chi la canta è un Solero Algida.

Una frase a caso dal testo (e relativa valutazione psicologica)
“Ci siamo presi a pugni / E poi a baci fino a ridere” (Bipolarismo affettivo)

Terapia consigliata
Nine Inch Nails — Fist Fuck
Visto che a vi piace mischiare amore e violenza, perché non fare le cose per bene?


Paziente
Gianluca Grignani

Sintomi dichiarati
“Sogni infranti”

Primo esame obiettivo
La “svolta Grignani” di Grignani, anche se lui ha giurato e spergiurato che questa sarebbe stata la sua “svolta Dylan”. Obiettivo centrato, insomma. «Per me la cosa più importante in questo Festival è cantare bene» ha detto in un’intervista alla RAI. Indovinate? Ha cantato malissimo. Altro obiettivo centrato. Per il resto, l’esibizione fila via in modo abbastanza liscio, cioè senza che lui meni nessuno. Tiene lui il tempo dell’orchestra con il suo inconfondibile tic agli occhi, che pare peggiorato. A me sta simpatico, comunque; sarà perché l’ho conosciuto una volta alla Fnac e mi ha detto che avevo una bella cintura.

Una frase a caso dal testo (e relativa valutazione psicologica)
Me se solo io fossi Dio / avrei un sentimento anche io come gli altri” (Delirio di onnipotenza, combinato con disturbo evitante di personalità)

Terapia consigliata
Giorgio Gaber — Se fossi Dio
Vista l’insistenza del paziente sulla propria aspirazione divina, un ripasso dei testi sacri può risultare utile.


Paziente
Alex Britti

Sintomi dichiarati
“Un attimo importante”

Primo esame obiettivo
Usa lo stesso Pantone di Conti. Prima dell’esibizione aveva detto: «L’importante è riuscire a incanalare la tensione e non farla diventare… ansia da prestazione» (Sorrisi e canzoni, gennaio 2015). E infatti è come un grosso tonno, rigidissimo e privo di spalle. La canzone comincia con un riff di chitarra (sì, ancora quella sua cazzo di chitarra) che è uguale spiccicata a “China Girl” di David Bowie, ma poi diventa Britti che fa un pezzo piuttosto brutto di quello di Roma che ha sempre la chitarra in mano, come si chiama, ah sì ecco: Alex Britti. Alla fine se togli la cazzo di chitarra è un brano da pianobar, ma di quelli luridi, quelli con le cougar che si strusciano sul Clavinova e i pianisti con la maglietta nera sotto la camicia bianca. Non osate togliere quella cazzo di chitarra, quindi.

Una frase a caso dal testo (e relativa valutazione psicologica)
Rendimi felice” (Disturbo di personalità del gruppo C: disturbo dipendente)

Terapia consigliata
David Bowie — China Girl
Ascoltate l’inizio e poi mi dite.


Paziente
Malika Ayane

Sintomi dichiarati
“Adesso è qui”

Primo esame obiettivo
Lei è la regina delle post-teen hipster, quelle che hanno il tumblr con le foto di Eternal Sunshine of the Spotless Mind e il profilo su anobii. La sua canzone è scritta espressamente per loro, per quelle che sbrodolano per Cognetti e gli altri (bei) tipi della Minimum Fax. Prima di esibirsi ha dichiarato: «Ogni volta che torno è come la prima volta. Per questo farò le smorfie». E la smorfia è hipster, cazzo, non ci sono santi: fatevi un giro sui tumblr. Vorrebbe sfoggiare una classe evergreen, ma sembra sempre la sorella un po’ lesbica irrisolta del vostro compagno di sbronze al Leonkavallo. Quella, per intenderci, che non sapete mai se potete provarci.

Una frase a caso dal testo (e relativa valutazione psicologica)
“Lascia non esista mai” (Dislessia o mancato conseguimento della licenza elementare)

Terapia consigliata
Cesare Cremonini e Malika Ayane — Hello!
Vabbè, questa è una cattiveria, lo so. Non me ne vogliano le lettrici di Jennifer Egan.


Paziente
Dear Jack

Sintomi dichiarati
“Il mondo esplode tranne noi”

Primo esame obiettivo
Dei buffi burattini col ciuffo. Prima del Festival li ho sentiti dire: «Eravamo preoccupati che le dicerie potessero compromettere l’operazione». Questi parlano come agenti della CIA o come quelli che votano quellolà. La canzone è il solito rassicurante rock melodico italiano, con arrangiamenti di chitarre bicordi e così tanta compressione che nemmeno il gommista di via Pistrucci. Li salva lo sguardo che inchiodano sempre alla telecamera, come insegna Maria.

Una frase a caso dal testo (e relativa valutazione psicologica)
Il mondo esplode tranne noi” (Disturbo esplosivo intermittente)
Non abbiate fretta, scoppierete anche voi.

Terapia consigliata
Wolfgang Amadeus Mozart-Messa di requiem in Re minore
Rest in peace, dear Jack.


Paziente
Lara Fabian

Sintomi dichiarati
“Voce”

Primo esame obiettivo
Un po’ MILF e un po’ Disney, quindi assolutamente perfetta.
Appurato questo, capirete bene che della sue voce e della sua canzone non mi frega assolutamente nulla. Ricorda effettivamente Celine Dion, ma è decisamente più sexy. Un po’ MILF e un po’ Disney, diciamo.

Terapia consigliata
Celine Dion — The Power of Love
Perché mettere sui maccheroni il Gran Mix del Pam quando puoi metterci il Parmigiano Reggiano DOCG?


Paziente
Nek

Sintomi dichiarati
Fatti avanti amore”

Primo esame obiettivo
A me Nek sta simpatico, persino adesso che sta abbandonano il look à la Sting per abbracciare quello di Scialpi (non Shalpy, badate! I più raffinati apprezzeranno la distinzione), cioè pochi capelli dritti, barba aerografata e occhi piccoli da piccola cimice. La sua canzone è carina, ha una certa grinta e persino qualche sonorità moderna (moderna, non contemporanea, beninteso). Ha solo un problema: il riff è molto Coldplay. Per fortuna quasi subito arriva una bella strofa à la Coldplay. Il brano è definitivamente salvato da un sorprendente ritornello in stile Coldplay. Ovviamente, stiamo parlando dei Coldplay di due dischi fa (cioè del 2009). Se preferite, sostituite pure la parola “Coldplay” con la parola “U2" e l’anno “2009" con l’anno “2014". Come in ogni derivata che si rispetti, non sono certo i fattori a cambiare il risultato.

Dichiarazione raccolta al momento del ricovero
«
Il Festival fa parte della nostra tradizione e ce lo imitano anche all’estero» (Sorrisi e canzoni, gennaio 2015) Ce lo imitano anche all’estero. Capito?’’?’?? Svegliaaa!!!!1!!!!!11!! Diffondeteeee!!1!1!!!11!!1!!!

Una frase dal testo (e prima valutazione psicologica)
Siamo due braccia / Con un cuore” (Fenomeni allucinatori)
A proposito di “freak show”, appunto.

Terapia consigliata
Coldplay — God put a smile upon your face
Se proprio bisogna copiarli, copiamoli quando erano ancora bravi.


Paziente
Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi (Platinette)

Sintomi dichiarati
“Io sono una finestra”

Primo esame obiettivo Iniziamo a dire che Grazie di Michele fa Fiorella Mannoia, mentre Coruzzi, che fisicamente assomiglia un po’ a Mario Biondi e un po’ al cantante dei Nomadi di cui nessuno ha mai imparato il nome (no, non Augusto Daoglio, quello dopo), è una specie di versione galleggiante di Enrico Ruggeri. Un giorno devono essersi detti: “Come possiamo vincere il premio della critica?” e i temi ancora inesplorati erano lo Jihadismo e i transgender. Vinceranno il premio della critica con una canzone sui transgender. Bizzarro però che lui la canti vestito da uomo, con la barba incolta.

Una frase dal testo (e prima valutazione psicologica)
“Non c’è una donna o un uomo / solo un essere umano”

E allora, adesso lo vedete che AVEVO RAGIONE a parlare di Joseph Merrick?

Terapia consigliata
Transparent — Serie TV
Qualcuno per favore dica a questi due che si può parlare di una persona transgender anche con intelligenza.


Paziente
Annalisa

Sintomi dichiarati
“Una finestra tra le stelle”

Primo esame obiettivo
La canzone l’ha scritta Kekko dei Modà, quindi non spreco nemmeno un secondo per descriverla. Pensate a una canzone di Kekko dei Modà. Ecco, esattamente quella, qualsiasi essa sia.

Terapia consigliata
Pooh — Uomini soli
Se vi intendete un po’ di musica e di medicina, sapete perché ho messo proprio questa canzone come vaccino.


Paziente
Nesli

Sintomi dichiarati
“Buona fortuna amore”

Primo esame obiettivo
Nesli è un rapper, ma si presenta vestito da agente immobiliare. Sospetto che abbia anche le scarpe di frassino. La canzone inizia come “Magnifico” di Fedez, poi diventa un pezzo qualsiasi di Vasco, anzi no, della Steve Rogers Band, anzi no, dei Vernice. E invece è un pezzo noiosissimo di Nesli, che è il fratello di Fabri Fibra. La cosa davvero degna di nota è che in questo paragrafo ci sono sei nomi propri, e non ce n’è uno normale.

Dichiarazione raccolta al momento del ricovero
«Non c’è cornice migliore di questa per portare la mia musica.» (Sorrisi e canzoni, febbraio 2015) Se sentite un rumore come di terra che si muove, è Tupac che si rivolta nella tomba.

Una frase dal testo (e prima valutazione psicologica)
“Dammi l’amore in faccia” (Masochismo, con inclinazione al femdom)

Terapia consigliata
Death Grips— Guillotine
Qualcuno spieghi una volta per tutte ai rapper italiani che il rap adesso è questa cosa qui (anzi, anche questa è già vecchia).


E i giovani?

I giovani canteranno domani. E comunque non sono veramente giovani, come vedrete. Sono come quelli dell’anno scorso, ma con nomi leggermente diversi. Ne resterà, forse, solo uno. Degli altri, davvero, non gliene frega niente a nessuno. Figuriamoci a me. Infatti non ne parlerò. Ci sono ancora troppe cose da dire su Carlo Conti.

A domani.

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