La medicina di genere nella salute mentale

Hans Asperger pensava che la sindrome da lui scoperta e che porta il suo nome affliggesse solo persone di sesso maschile. In seguito dovette rivedere questa convinzione, ma ancora oggi la maggior parte degli studi sull’autismo conferma che gli uomini affetti sono molti di più delle donne (alcuni parlano di un rapporto 2:1, ma si arriva anche a 15:1). Solo negli ultimi dieci anni si è cominciato a pensare che questa differenza potesse non essere reale, ma viziata dal fatto che la ricerca clinica fino ad allora fosse stata condotta quasi esclusivamente sugli uomini e che dell’autismo femminile si sapesse ancora molto poco.

La sindrome di Asperger è un disturbo pervasivo dello sviluppo -recentemente fatto rientrare tra i disturbi dello spettro autistico- che si manifesta nei bambini fin dalla più tenera età. Andando a cercare informazioni più specifiche, troveremo che vengono indicate tre aree in cui i malati di Asperger sviluppano le maggiori difficoltà: la comunicazione sociale, l’interazione sociale e l’immaginazione sociale. Le conseguenze di queste difficoltà sono l’incapacità di stringere rapporti di amicizia e in generale di muoversi spontaneamente in qualsiasi ambiente sociale.

Ebbene, questo elenco di sintomi –detto anche triad of impairments (triade di handicap) -su cui la comunità medica fa affidamento per la diagnosi di autismo- si è rivelato il più delle volte inutile nel diagnosticare l’Asperger nelle persone di sesso femminile.

Le bambine con Asperger si mostrano più coinvolte dei bambini nella vita sociale e nei giochi, anche se agiscono per imitazione e si fanno trascinare dagli altri anziché prendere iniziativa. Non è escluso che abbiano degli amici, di solito uno in particolare. L’immaginazione delle ragazze affette da Asperger è più attiva che nei ragazzi: spesso hanno amici immaginari e spesso fuggono dalla realtà attraverso fiction, film e appassionandosi a personaggi dello spettacolo come fossero persone conosciute. Non è chiaro se l’origine di queste differenze sia da ricercare nella biologia o se sia più che altro determinata da fattori sociali e ambientali (per esempio dal fatto che alle donne viene fin da piccole richiesta una maggiore disponibilità alla comunicazione e all’interazione con gli altri). Inoltre le bambine con sindrome di Asperger hanno una maggior capacità di mascherare i sintomi della propria patologia, rendendo più difficile la diagnosi.

Ma l’autismo non è l’unica patologia mentale a manifestarsi diversamente in uomini e donne.

Un altro gender-gap nella diagnosi è stato rilevato nel Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Il nome stesso della malattia, in cui l’iperattività assume il ruolo di sintomo chiave per la diagnosi, testimonia come la sua definizione derivi unicamente dall’osservazione di pazienti di sesso maschile. Le ragazze affette da ADHD infatti non sono quasi mai iperattive.

Sono invece disattente e disorganizzate, spesso prese in giro dai coetanei per avere la testa tra le nuvole, hanno poco senso dello scorrere del tempo, sono ritardatarie, fanno fatica a mantenere la concentrazione nell’ascolto e si sentono incapaci e buone a nulla.

Altra differenza: le ragazze tendono a sviluppare i sintomi più tardi dei ragazzi. Solo recentemente nel DSM5 (l’ultimo aggiornamento del manuale diagnostico dei disturbi mentali) del maggio 2013, i criteri per la diagnosi sono stati cambiati portando dai 7 ai 12 anni l’età massima per la comparsa dei sintomi. Prima di questa data, le ragazze che mostravano i sintomi dopo i sette anni erano automaticamente escluse dalla diagnosi di ADHD.

La mancata o errata diagnosi della sindrome di Asperger e dell’ADHD hanno effetti gravissimi sulla salute delle donne che ne sono affette.

Judith Gould, pioniera dello studio sulle differenze di genere nell’autismo e direttrice della National Autistic Society, è stata una delle prime a mettere in guardia su questi rischi e a chiedere provvedimenti del governo inglese in tal senso. L’incapacità dei medici di riconoscere i sintomi dell’autismo nelle giovani pazienti può indurre ad atti di autolesionismo o disordini dell’alimentazione. Si è scoperto che il 20% delle donne affette da anoressia ha un’Asperger non diagnosticata.

Nel caso dell’ADHD la situazione è ancora più grave. La mancata diagnosi porta le ragazze a interiorizzare sintomi come la distrazione e la disorganizzazione e considerarli proprie responsabilità piuttosto che disturbi da trattare medicalmente. La mancanza di autostima e i sensi di colpa dovuti agli insuccessi nella vita scolastica e lavorativa portano anche in questo caso a comportamenti autolesionistici. Le ragazze con ADHD non diagnosticata hanno un rischio di 3–4 volte maggiore del resto della popolazione di sviluppare comportamenti suicidi. Da adulte queste donne sviluppano ansia e depressione e spesso assumono farmaci che non fanno che aggravare questi sintomi.

ADHD e Asperger sono due esempi, ma lo stesso discorso sta venendo fuori anche per la schizofrenia e sarebbe ingenuo pensare che non possa valere anche per tutte le malattie mentali la cui ricerca è stata condotta solo sugli uomini.

Quel che è certo è che le donne che soffrono di queste malattie vivono nel 2016 come gli uomini vivevano un secolo fa e che di questa scoperta si parla ancora pochissimo.