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Jalandhar

C’è più di un punto di contatto, ma una coincidenza soprattutto, ed è la telefonata, come ho segnato sulla mappa. Appena prima della scomparsa, in almeno due versioni, l’autista è al telefono: perché chiamato dalla moglie, per delle inezie (Moreschi), o per lamentarsi col meccanico del paese, ché il pulmino fa le bizze (Ignelzi). Nel primo caso accosta per rispondere, e si allontana; al ritorno, i bambini non ci sono più. Nel secondo, parla mentre è alla guida, poi si volta verso i bambini perché, nel frattempo, nell’abitacolo è calato un silenzio improvviso. Riducendo gli elementi all’osso, la scomparsa sembra legata ad una negligenza o ad una disattenzione dell’autista. Una persona buona, sembra, ‘calmo e pacato’ (Ignelzi), ma probabilmente sotto stress, anche per via della recente operazione della moglie (Moreschi).

Questo è un passaggio decisivo. E non giudicatemi male, se insisto, se faccio (come dice l’Autore, con una delle sue voci) il racconto dei racconti, se cerco un filo comune nelle trame. Non sono burbero, né prepotente, né superbo, né saccente. Ma vivo di presentimenti, intuizioni. Nella vita sono un disastro, ma se c’è una cosa nella quale sono bravo è nel trovare connessioni. A volte mi viene da pensare che il mio scopo sia proprio questo, la mia abilità: trovare connessioni. Un’abilità che acquista importanza relativa, ma in alcuni casi, come forse appunto questo, assoluta.

Spero peraltro di non turbare alcuno. Un caro amico afferma che sono irriconoscibile, in questo mio stile, dice che non sono io, e un po’ lo sconcerta e non è sicuro che gli piaccia poi tanto. E nota una perseveranza che trova sospetta.

Ovviamente, non gli ho detto il vero motivo, di questo insistere. È suggestionabile. Dovrei ricordargli i butterfly effects, quelle variazioni minime in determinati sistemi che producono variazioni crescenti fino a influire su altri sistemi. Nella scrittura, e nella vita, potremmo chiamarli contesti, anche molto diversi, anche dannatamente lontani nello spazio, o nel tempo. Pure per questo motivo, vi ho suggerito di non ascoltare i brani proposti, se non siete davvero pronti e se non siete inclini, in qualche modo, al perdono. Nell’ultimo brano, Calm Before The Storm, c’è per esempio un rewind. Cerco di scriverlo, e di descrivervelo, nel modo più distaccato possibile, il rewind nel quale l’Autore ci ha coinvolti.

Il 18 febbraio scorso, a Jalandhar, in India, uno scuolabus si scontra con un grosso veicolo, e la tragedia è evitata per un nulla. Sullo scuolabus, 13 bambini, tutti feriti, in modo più o meno lieve. Nella foto che ritrae l’impatto, s’intravvede chiaramente il nostro scuolabus giallo. La ricostruzione dell’incidente, da parte degli inquirenti, lascia intendere un errore dell’autista, che avrebbe invaso la corsia opposta. Pare che non sia la prima volta che commetta errori, o distrazioni, simili. Pare che stia passando un periodo difficile. Questo, appunto, accadeva la mattina del 18 febbraio 2017. Nella stessa giornata, poche ore dopo, davvero poche visto anche il fuso orario, Criature condivideva su Facebook la sua Intro. Un esperimento di scrittura collettiva: scrivere un racconto su 13 bambini scomparsi su uno scuolabus giallo, nel loro primo giorno di scuola.

Come temevo, i bambini sono in pericolo. Rosaria aveva ragione. Scrivo perché devo salvarli, di nuovo. Devo salvare Camilla. È questo che, con ogni probabilità, vuole l’Autore.

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