Tredici più uno

di Flavio Ignelzi (1 di 6)

Il vento non smetteva mai, da quelle parti.

“Camilla finisci il latte.”

La tv trasmetteva Uno Mattina Estate. Anche se l’estate era finita da un pezzo. Settembre e la Oria, il vento di nord-est, chiudevano l’estate, da quelle parti.

A chiave. A quattro mandate.

L’estate di San Cupo ai Monti.

La conduttrice chiese qualcosa e l’esperto del giorno rispose qualcos’altro. La dieta del rientro, era l’argomento che scorreva in sovrimpressione; parole che perdevano senso, mentre Rosaria si versava un caffè e Camilla sbriciolava un Pan di stelle per mangiare solo le stelle.

Il Fiat Ducato giallo si preannunciò con due colpi di clacson, accostando al termine della stradina sterrata. Evaristo, il conducente, si fermò esattamente dove si era fermato l’ultima volta, oltre tre mesi prima.

Due bambini facevano le boccacce dai finestrini e Rosaria li scrutava dalla finestra della cucina.

“Metti il giubbetto e prendi la cartella.”

La figlia scese dalla sedia e obbedì.

“Non hai finito il latte.”

“Non mi va più.”

“Domani solo mezza tazza.”

La bambina infilò la cartella mentre sua madre le apriva la porta.

“Dammi un bacio.”

Camilla glielo schioccò sulla guancia.

“Buon primo giorno.”

“Ciao ma’.”

Corse lungo il vialetto, con la cartella che rimbalzava leggera. Solo l’astuccio con le penne e qualche quaderno.

La Oria si concesse un colpo di fiato, scompigliandole i capelli dorati. Salì sullo scuolabus che l’attendeva con la portiera aperta.

Evaristo scese e salutò alzando un braccio. Rosaria rispose allo stesso modo.

La portina si chiuse mentre i bambini prendevano a fare caciara.

Il pulmino ripartì con uno sbuffo di gas nero verso le altre case del giro, e solo allora Rosaria si accorse dell’animale morto.

Un piccolo riccio, stecchito sull’asfalto, a bordo strada, proprio nel punto in cui era parcheggiato il bus.

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