Breve storia dei blog letterari italiani

Come sono cambiati dal 2009 a oggi

Molte cose sono cambiate, da quando ho aperto il blog letterario Diario di Pensieri Persi. Avevo otto anni in meno, qualche gioia in più e ancora non conoscevo il mondo dell’editoria, o qualcuno che avesse la mia stessa passione.

Poi, mi sono rovinata: non solo leggevo libri, ma ho cominciato anche a correggerli. E le persone normali non riescono a capire bene che lavoro tu faccia, se dici di essere “uno che corregge libri”. Ah, perché un libro non è uguale a come l’autore l’ha scritto? E Feltrinelli e Mondadori non sono le librerie del centro?

Prima di essere un’editor, però, sono una blogger, che ha cominciato quando i blog letterari come li conosciamo ora erano pochi. Quelli che li gestivano avevano quasi sempre la stessa età, late ’80 rocks, e tra loro si conoscevano tutti, perché parlare di libri online come semplici lettori — senza essere intellettuali, critici, scrittori — era una rivoluzione. (Flash forward: gli unici blog che hanno avuto successo in Italia sono quelli che parlano di cose da mangiare e di cose da mettersi addosso per non uscire col pigiama.)

C’erano le recensioni, c’erano i pionieri delle video-recensioni, c’erano gli e-reader già obsoleti, c’era la gara per annunciare l’uscita di un libro o per rivelare la copertina dello stesso, c’erano le prime collaborazioni con gli editori e le prime copie staffetta per non giornalisti, c’erano i gruppi su Anobii, c’era Anobii, c’erano le serate passate sul codice HTML di Blogger, c’erano le sfide a chi aveva più follower, c’erano le iniziative copiate dai blog americani molto più anziani, c’erano i progetti collettivi, non c’erano i blog tour e i release party.

C’era che era tutto nuovo, e meraviglioso, o quasi.

Otto anni più tardi come si sono evoluti i blog letterari?

Otto anni più tardi la grammatica è ancora un’opinione, ma se si frequenta questo mondo ci si fa presto l’abitudine, e comunque lo sperimentalismo linguistico è sempre apprezzabile, cosciente o meno che sia.

Alcune cose non sono cambiate, come il cursore che vomita stelline e l’egemonia di Blogger come piattaforma, mentre altre si sono “evolute”. All’appellativo blogger, per esempio, si preferisce “influencer della rete”, ora che il marketing online è affidato a redattori con poco tempo libero o agenzie esterne che preferirebbero lavorare nel settore wine and food.

E gli editori senz’altro collaborano di più, ma cercano di economizzare mandando eBook protetti che si possono leggere soltanto al computer perché hanno paura della pirateria digitale (di cui ho parlato nell’articolo La strada non presa del digitale in Italia). Come se il problema fossero i blogger, come se la pirateria incidesse davvero sulle vendite, come se un libro rischiasse il flop per la circolazione illegale del file. Però si fanno perdonare invitandoti al brunch in redazione, e come fai a tenere il muso?

Altre case editrici, invece, vivono ancora nel pleistocene come Einaudi, che fatica a mandare copie omaggio ai giornalisti, figuriamoci agli studenti universitari fuori sede che nel tempo libero scrivono recensioni o registrano video per YouTube. Cara Einaudi, non tutti possono fare l’Adelphi.

Inoltre, l’età media si è abbassata: adesso si possono trovare blogger tredicenni che ricevono lo stesso le schede degli erotici perché meglio svezzarli subito col trend del momento.

In otto anni, poi, il numero di blog letterari è cresciuto in maniera costante — da cinque a cinque elevato alla cinque — e si possono trovare nicchie interessanti per qualsiasi genere, anche se i più apprezzati rimangono romance, young adult e fantasy.

E chissà in quale paradiso finiscono i blog abbandonati dopo pochi anni (o mesi) di aggiornamenti, ma ancora visibili agli utenti di passaggio. Di loro restano soltanto alcuni banner solitari nella pagina Blog Amici di alcuni blog amici, appunto.

Nel frattempo all’ombra di Facebook (tutti i blog hanno una pagina Facebook!) hanno prosperato altri social network. Su Twitter si trovano molti appassionati di literary fiction — ben mimetizzati tra hipster e intellettuali di vari colori e dimensioni — e il massimo è sperare di venir notati dal social media manager di Minimum Fax (Notice me, senpai!) Instagram, invece, è il regno dei libri e delle foglie e delle tazze e dei dolci e dei rami di ciliegio artisticamente posati intorno alle pagine aperte e leggermente ingiallite di Jane Austen. Hashtag: #inspirational #loveJaneAusten #lovemybooks #abookisajoyforever.

La cosa più interessante, oltre agli accrediti alle Fiere e le presentazioni nelle librerie, è che sempre più blogger vogliono lavorare o lavorano nell’editoria. Hanno cominciato gestendo alcune pagine Facebook (con risultati diversi) e si sono espansi, come un virus, e ora pretendono di fare gli editor, mentre sognano di dominare l’editoria tutta da Segrate. Ci riusciranno?


Alessandra Zengo è un’editor e consulente freelance. Si prende cura delle parole degli altri, sbroglia matasse ingarbugliate e aiuta gli scrittori a guardare con occhi diversi la propria opera e a migliorarla. Dal 2009 vive una relazione impegnativa col mondo editoriale, ma ancora non si sono lasciati.
Puoi seguirla su:

Sito | Facebook | Twitter | Pinterest | Instagram


Questo articolo è stato originariamente pubblicato come newsletter di Diario di Pensieri Persi. Se vuoi iscriverti, puoi farlo qui tramite il form Mailchimp.

Se la storia ti è piaciuta, lascia un cuoricino e condividila con i tuoi lettori.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.