Contro la fantascienza istituzionalizzata

Neil Gaiman parlava, in un intervento di un paio di anni fa, dell’importanza della lettura per gli esseri umani, sia per i singoli che per la società intera. In particolare si soffermava sull’importanza della fiction, capace di creare empatia nei lettori e di insegnare a mettersi nei panni di altri per vedere le cose da prospettive diverse. La fiction può mostrare un mondo differente da quello in cui viviamo, permette di immaginare cose che non esistono, come potrebbero essere o come non dovrebbero essere. All’interno della fiction privilegiava poi la fantascienza per la sua capacità di ispirare la creatività, di generare nuove idee. A questo proposito raccontava un episodio di qualche anno prima.

Nel 2007 era stato invitato alla prima convention di fantascienza cinese approvata dal partito comunista e chiese a un importante funzionario il perché di questa inversione di tendenza, visto che la fantascienza era stata a lungo disapprovata. Cos’era successo? La risposta fu che i cinesi erano sempre stati molto abili a riprodurre le cose se qualcun altro portava loro i progetti, ma non erano capaci di innovare. Così avevano inviato una delegazione negli Stati Uniti, dove avevano visitato le sedi di Microsoft, Apple, Google e avevano chiesto alle persone che lavoravano lì chi era che inventava le cose, chi immaginava e innovava. Scoprirono che erano tutte persone che avevano letto fantascienza.

Ora si sta cercando di andare oltre. Microsoft ha invitato nove importanti autori di fantascienza a visitare i laboratori di ricerca dell’azienda per trarre ispirazione dalle tecnologie avanzate che sono attualmente allo studio. Si tratta di tecnologie non ancora disponibili sul mercato, in campi di ricerca disparati. Il risultato dell’evento, chiamato Future Visions, è una raccolta di racconti ispirati da quanto visto dagli autori nei laboratori di ricerca. Si può scaricare gratuitamente.

Analogamente all’esperienza di Microsoft, qualcosa di molto simile è stato fatto dall’Institute for the Future (IFTF) con l’iniziativa Age of networked matter. Nel 2013 IFTF ha commissionato a sei scrittori di fantascienza altrettante storie collegate alla ricerca Age of networked matter. Compito degli scrittori, scelti fra i più visionari, era svelare in pieno il potenziale di un futuro ancora da realizzare e perfino da immaginare. Anche qui il risultato è una raccolta di racconti An aura of familiarity: visions from the coming age of networked matter, scaricabile gratuitamente.

La fantascienza, a lungo disprezzata e considerata letteratura minore (specialmente in Italia), buona al limite per distrarre la mente a una sottospecie di umani poco acculturati, diventa addirittura colei che traccia il cammino verso il futuro. Il suo compito diviene istituzionalizzato, entra nella aziende, nei centri di ricerca, viene approvata dai governi. In realtà nei centri di ricerca e nelle aziende c’era sempre stata, non come materia di studio obbligatoria però. Entrava per la porta di servizio, attraverso la passione di molti, ricercatori, tecnici, scienziati, che invece di disprezzarla la amavano e la amano.

Tutto bene quindi? Forse, ma a me, che sono sempre stato per le cose controcorrente, per le cose fatte per passione, a dispetto di un mondo che ti deride, questo salto di qualità sembra pericoloso. La fantascienza, come tutta la letteratura e tutte le arti deve nascere in modo spontaneo. Quando il suo percorso viene forzato temo che perda molta della sua capacità visionaria. Non parlo della qualità dei racconti, non li ho ancora letti, ma sono certo saranno di ottimo livello visti i nomi coinvolti, tutti autori di grande talento. Parlo di qualcosa di più sottile, di qualcosa difficile da definire e afferrare. È la capacità di cogliere i tenui segnali che percorrono la società, metterli allo scoperto e portarli alle estreme conseguenze. E credo sia difficile che questo avvenga quando ricevi un’imbeccata. Sicuramente le visite ai laboratori e il contatto con i ricercatori sono un’ottima cosa, la scienza e la ricerca sono il punto di partenza per creare fantascienza. E il dover produrre qualcosa in tema è certamente una sfida interessante per uno scrittore. I limiti e i confini stimolano la creatività. Ma dover stare entro un solco tracciato non stimola la capacità di spaziare liberamente fra gli infiniti futuri possibili.

Preferisco allora che la fantascienza sia libera, che gli autori scrivano quello che passa loro per la testa, senza vincoli di sorta, senza doversi attenere a una tematica predefinita. Chi ci racconterà meglio i futuri possibili, quelli auspicabili e quelli da evitare? Chi ci mostrerà i vantaggi e i pericoli delle tecnologie? Chi saprà delineare con maggior efficacia gli scenari che ci troveremo a fronteggiare? Non lo so. Nessuno lo sa. Ma sono abbastanza certo che le cose non andranno come tutti pensano che accadrà. In entrambi i casi di cui ho parlato si presume che internet e l’informatica definiranno il nostro futuro. Probabilmente sarà, almeno in parte, così; eppure io sono convinto che ci sarà qualcos’altro, qualcosa che al momento forse non esiste ancora, o magari ha un ruolo così marginale nella nostra società che nessuno può immaginare possa un giorno diventare dominante. Di cosa si tratta? Forse lo scopriremo nelle pagine di qualche scrittore che sogna liberamente il futuro.

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