
Inchiostro digitale e migrazioni
Il XXI° secolo è il secolo della rivoluzione digitale e dei flussi migratori, del mobile e degli expat. Quanto gli uni hanno inciso nella vita degli altri?
Secondo L’Associazione Italiana Residenti all’Estero (AIRE) gli italiani residenti all’estero al 31.12.2012 erano oltre 4,3 milioni. Una crescita dell’85% rispetto ai 2,3 milioni del 2000. Secondo Marco Letizia sul Corriere della Sera (7 luglio 2015) nel 2014 il totale va aggiornato a 4.637.000 e per la prima volta si parla di saldo negativo. Nel 2014 a fronte dei circa 92 mila nuovi residenti (stranieri che hanno spostato la propria residenza nello stivale), ben 155 mila italiani hanno spostato la residenza all’estero. Il numero di Italiani residenti all’estero si sta avvicinando al numero degli stranieri residenti in Italia (5.014.000).

Per La Stampa del 7 ottobre 2014 erano circa 94 mila gli Italiani espatriati nel 2013 (Fonte Rapporto Migrantes). Un dato che mostrerebbe una crescita del 65% dal 2013 al 2014, coerentemente con il trend degli ultimi 15 anni. Il Sole 24 Ore solo tre giorni dopo, il 10 Ottobre 2014, parla addirittura di un 71,5% facendo però riferimento agli italiani trasferitisi nel Regno Unito. Gli italiani all’estero sono circa il 7,5% della popolazione, ma il dato di partenza è un dato che non tiene conto di quei compaesani che pur risiedendo all’estero non sono iscritti all’AIRE. Per farvi un esempio (assolutamente non indicativo per il numero assoluto) si stima che gli italiani in Svezia siano circa il triplo di quelli che risultano all’AIRE, nonostante l’iscrizione all’associazione sia obbligatoria. Un po’ perché molti preferiscono tenere la residenza in Italia, un po’ perché alcuni sono venuti qui dopo aver vissuto precedentemente in altre località al di fuori della penisola italiana e quindi, pur essendo iscritti all’AIRE non risultano in Svezia.
Toccare il tema della lettura in Italia fa sempre male. I dati emersi dall’ISTAT ogni anno sono a dir poco sconfortanti. Solo il 41,4% della popolazione di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di dodici mesi, mentre solo il 14,3% invece dichiara di averne letti almeno 12 (nel 2014, fonte Noi Italia). Nel 2013 sono stati pubblicati ben 62 mila titoli, il 24% dei quali (15.000 circa) è accessibile anche in formato digitale (eBook). La percentuale sale a 25,6% per le ristampe e quasi il 50% per i testi scolastici. Il trend di opere pubblicate in versione digitale è comunque in crescita di anno in anno e si tratta di una crescita in doppia cifra percentuale.
Solo l’8,7% della popolazione di 6 anni e più usa internet per leggere o scaricare libri online o e-book, con delle forti differenze geografiche, anche in confronto ai lettori di opere in formato cartaceo. Gli stessi device preposti alla lettura di libri in formato digitale (eReader) hanno avuto una larga diffusione tra i cosiddetti lettori forti. Mentre oltre nove milioni di italiani accede ad internet da tablet, l’19% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni. Non è mancata la polemica, in un Paese con la più bassa digitalizzazione d’Europa, che ha visto mettere uno contro l’altro il formato cartaceo e quello digitale.

Se il quadro nazionale proposto da ISTAT non è dei più rassicuranti in materia di attività culturali e fruizione della rete. Gli italiani all’estero rappresentano spesso una nicchia che può vantare una maggiore istruzione (da qui il nome di cevelli in fuga per una parte del totale dei nostri migranti), maggiore familiarità con le dinamiche digitali e con le lingue straniere, ulteriore punto dolente del nostro Paese. Proprio questa rivoluzione digitale rende oggi più facile la vita dell’expat. Grazie ai social network e ai servizi disponibili in rete è molto più facile mantere i contatti con chi è rimasto in patria, siano essi parenti o amici così come è più facile accedere alla burocrazia nel paese stesso dove ci si trasferisce. Espatriare nel secolo scorso spesso voleva dire lasciare i legami con il proprio paese natio e cercare di integrarsi nella comunità italiana sul posto piuttosto che tra gli indigeni. Oggi è diverso. Non si ha un vero è proprio strappo con la propria patria.
Per chi come me rientra in quel 14,3% di italiani che leggono oltre 12 libri all’anno, che non sono pochi il tema lettura avrebbe costituito un problema per l’espatrio. Ho trovato nel mio eReader un alleato in patria e soprattutto ora che vivo all’estero. La possibilità di leggere nella mia lingua madre un romanzo o un testo di studio è una fortuna che gli emigranti anche solo dieci anni fa non avevano. Ci sono quasi 5 milioni di italiani nel mondo che non sempre vivono in grandi centri dotati di librerie internazionali che dispongono di testi in lingua italiana. Senza contare che se troviamo dei libri in lingua il numero dei titoli è per forza limitato e quindi non è detto che ci sia qualcosa di accattivante, soprattutto se si hanno gusti particolari. A questo scenario si aggiungono i figli di italiani all’estero che spesso ereditano la lingua dai genitori nella sua forma orale e non scritta. I più volenterosi si affidano ad insegnati privati per dare struttura ad una lingua che non viene loro insegnata a scuola. Sia per loro che per coloro che non ne hanno la possibilità la lettura è un aspetto necessario dell’approfondimento della lingua italiana. La distanza tra me e un buon eBook di Giorgio Faletti è la medesima qui a Stoccolma, a Toronto, Melbourne o a Verona.
Il quadro è abbastanza chiaro. L’8% degli italiani non vive in Italia e il trend è in crescita, non soltanto negli ultimi anni. Aumentano le generazioni di figli di italiani che crescono e vivono in paesi lontano dall’Italia. I flussi migratori di oggi sono profondamente influenzati dalla presenza del digitale. E la vita di un lettore non può non risentire di questa grande opportunità.
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