Leggo troppo, ma davvero poco, è grave?

Faccio coming out: sto leggendo sempre meno libri, molto pochi, e questo mi fa sentire davvero una brutta persona.

Lavoro per lo più da casa, e quindi non ho la scusa per divorarli tra una fermata e l’altra della metro come un tempo. E la sera? La sera negli ultimi 4/5 mesi va così: stacco, ceno, lavoro, svengo. Quando non va così, la mia mente mi chiede solo una cosa: spegnimi davanti a una serie TV.

Sia chiaro: durante il giorno leggo continuamente: messaggi, post, status, comunicati, email, ma sono frammenti destinati a essere dimenticati, consumati in velocità.

Lo so, non vi sto raccontando nulla di nuovo, ma stamane, guardando il romanzo di Aimee Bender, L’inconfondibile tristezza della torta al limone, che mi ero regalata a novembre, abbandonato a se stesso con un segno a pagina 50 o poco, più ho sentito l’impellente bisogno di condividere i miei peccati (o di confessarli, che poi è lo stesso).

Ho sempre guardato con biasimo a quella percentuale di lettori da 1 a 3 libri l’anno al massimo, e ora mi ci sto avvicinando pericolosamente.

Nello spazio della lettura si sono intrufolati passeggiate domenicali in campagna, ore di sonno, Pinterest, lavoro, lavoro, lavoro.

Mi sento un po’ come se avessi tradito il mio gruppo d’amici d’infanzia, quelli che ti conoscono benissimo e sono pronti ad accoglierti al tavolo senza fare troppe domande relative alla tua assenza, ma che non sono ancora pronta ad affrontare. E quando al tavolo c’è gente come i Wu Ming, Lansdale, Carver, Byatt, con che coraggio ti fai attendere?

Che vergogna.

Perché ne scrivo invece che, semplicemente, riaprire pagine abbandonate per far tacere i sensi di colpa? Perché è ancora viva e vegeta in me un’abitudine che proprio i libri mi hanno aiutato a coltivare, quella di pormi domande.

E quindi: è solo un mio problema o qualcosa sta cambiando (o è già cambiato)? Ovviamente non penso di essere l’unica a ritrovare mutate le proprie abitudini, e Google può confermarlo in pochi click (a proposito, come mi suggerisce Martino Galliolo, date un’occhiata a quest’articolo)

Voi che modalità avete trovato per conciliare la frammentazione di supporti e canali con cui fruiamo storie e informazioni, e il bisogno di concentrazione?

Mi dica dottore, è grave? C’è speranza?