Storie di lettori e di lettura: i magnifici 19

Era una mattina piuttosto blanda di lavoro quando, spulciando qua e là su Facebook, sono atterrata su una classifica stilata da Bookriot a proposito dei libri più ostici per i suoi lettori. Da brava curiosa sono andata a leggere quell’elenco. I 19 titoli maledetti sono:

  1. Guerra e pace di Lev Tolstoj
  2. Anna Karenina di Lev Tolstoj (il quale, a questo punto, la vince su tutti)
  3. Ulisse di James Joyce
  4. Moby Dick di Herman Melville
  5. Infinite Jest di David Foster Wallace
  6. Il signore degli anelli di J. R. R. Tolkien
  7. I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskj
  8. I miserabili di Victor Hugo
  9. Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen
  10. Il buio oltre la siepe di Harper Lee
  11. Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust
  12. Lolita di Vladimir Nabokov
  13. Via col vento di Margaret Mitchell
  14. L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon
  15. La Bibbia
  16. Jane Eyre di Charlotte Brontë
  17. Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez
  18. Comma 22 di Joseph Heller*
  19. Cime tempestose di Emily Bronte

L’elenco mi ha sorpreso da una parte (come mai degli anglofoni hanno difficoltà a leggere le sorelle Brontë o Jane Austen?)e dall’altra mi ha stuzzicato abbastanza da vedere se tra le mie esperienze ostiche di lettura ci fosse qualcuno di quei titoli. Analizzando quei titoli dal mio punto di vista ci sono:

I libri che ho letto facilmente (e mi fanno sentire orgogliosa, diciamolo)

Jane Eyre, Il buio oltre la siepe, Cent’anni di solitudine, Via col vento e Cime tempestose non hanno avuto su di me alcun potere malefico, anzi, alcuni li ho proprio divorati, come Via col vento, che lessi al mare quando avevo tredici anni; per non parlare di Cent’anni di solitudine: erano le settimane che precedevano la maturità e io non riuscivo a staccarmi da quel libro nemmeno per studiare e ripetere, risultato? Fui costretta a studiare fino a tardi la sera e finire quel libro fu quasi un sollievo nell’eterna lotta tra dovere e piacere. Ancora, reputo Il buio oltre la siepe un must del lettore e Cent’anni di solitudine una delle tentazioni più rischiose della mia vita di studentessa.

I libri di cui ignoro (completamente) l’esistenza

Ebbene sì, non si può sapere tutto. Soprattutto non si possono conoscere tutti i titoli del mondo. Assolta perché il fatto non costituisce reato.

I libri che non ho mai letto (perché non mi dicono molto)

Qui siamo di fronte alla spavalderia totale però ai gusti non si comanda. Melville, Hugo e Nabokov mi perdoneranno ma non ho mai provato attrazione verso le loro fatiche letterarie: non dico che non li leggerò mai ma mi sono indifferenti, almeno per ora.

I libri contro cui ho combattuto e perso

La mia compagna delle medie e vicina di casa, Virginia mi prestò Il signore degli anelli ma, dopo un centinaio di pagine, la lettrice dodicenne che ero alzò bandiera bianca: troppi nomi, troppe situazioni immaginarie, poco contesto e, no, non andò. Glielo restituii praticamente subito: ora che ci penso, quello doveva essere già un piccolo segno della mia poca affinità con i fantasy e affini. Discorso diverso per Joyce: lo scorso inverno l’ho preso in mano e aperto ben sapendo che le possibilità di vittoria erano davvero irrisorie. Io ero troppo stanca e distratta da problemi personali e il libro di Joyce non ammette distrazioni. Ciò non vuol dire che non leggerò mai quei libri, anzi, prima possibile ci voglio riprovare, specie con Tolkien.

Il libro contro cui ho combattuto e vinto

Ricordo nettamente il giorno in cui, quindicenne, decisi che avrei vinto la battaglia contro Orgoglio e pregiudizio. Me lo imponeva il titolo! Era la terza volta che ci provavo e, quella volta, la spuntai. Il bello fu che, a libro terminato, non ricordavo più il motivo per il quale mi era così difficile proseguire oltre la pagina 10. Mah, misteri!

I libri che non ho mai voluto leggere (e non mi sento nemmeno in colpa)

Vostro onore, mi dichiaro colpevole e non pentita. Sono una rea confessa con tanto di dolo, ma sono sempre stata alla larga da questi titoli; non so perché ma qualcosa mi suggerisce che il loro contenuto potrebbe essere altamente noioso, prolisso o ridondante. Lo so, non si fa così. Lo so, non è una giustificazione e la difficoltà genetica di questi titoli nemmeno sussiste se si pensa che il lettore ha il diritto sacrosanto di saltare le parti che non gradisce. Come sempre un diritto trasforma una situazione in un dovere e, prima o poi, lancerò un’occhiata alle copertine colorate di Guerra e pace &co. sentendomi molto in colpa. Non vale!

La Bibbia

Ma davvero viene considerato un libro… di lettura?

Mettendo da parte la mia tendenza a fare categorie, facendo questo gioco ho capito davvero qualcosa. Prima di tutto, la lettura è libera e non tollera suggerimenti o forzature, specie se si è diventati lettori consapevoli e liberi; in seconda battuta, il lettore si porta dietro le cicatrici delle letture imposte: guardando i libri in elenco è facile notare che quasi tutti quei titoli sono scolastici quindi non è strano immaginare che la memoria e le sensazioni legate al nostro primo approccio con determinati libri riaffiorino quando tentiamo una nuova lettura, magari da adulti. Come salvare questa nuova esperienza di lettura? Come scalare la vetta di quei magnifici 19? Sarà il nostro stesso impulso di lettori a darci le risposte, senza senso di colpa alcuno.

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