Bentornati nella DDR

Forse dovremmo accettarlo e farci un calorosissimo applauso. In meno di 24 ore la comunità LGBT italiana sta raccogliendo quello che ha seminato per anni, negli ultimi 15 in particolare. Ci siamo voluti trasformare da un movimento di liberazione sessuale — diversamente da altri paesi saltandone a pié pari lo step - a una comunità di educande pruriginose che hanno scelto nella sola retorica familista — straconvinti che questa fosse il grimandello per fare breccia nel cuore del resto del mondo — il proprio valore fondante. Beh la notizia è chiara: il resto del mondo ci schifa, sia che ci uniamo civilmente, stiamo zitti e non sporchiamo, sia che ci inginocchiamo davanti ai glory hole dei sex club. Con la differenza che aver scelto la strada che ci troviamo oggi a percorrere ha lasciato nelle mani degli omofobi — compresi omofobi gay dichiarati o più o meno malcelati — l’arma dello scandalo sessuale capace di rimuovere oggi, in sole 24 ore, un funzionario del Governo, magari domani di far chiudere un locale o un ufficio scomodo che si occupa di lotta alle discriminazioni o ancora , chissà, di distruggere la carriera di un politico o di un amministratore scomodo con dossieraggi di bassa lega. Insomma, bentornati nella DDR.

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