Invisibile

Sai, ieri sera mi è capitata una cosa. Mi è capitato di pensare che se fossi stato nero sarebbe stato paradossalmente più semplice.

Nel mezzo di una serata rilassante e nata per essere distensiva, d’un tratto una persona presente decide di parlare delle Unioni Civili e della discussione in Senato, del Movimento 5 Stelle coerente duro e puro e del PD con tutte le colpe.

Ero l’unico omosessuale presente e non parlava con me. Persone nella stanza: tre.

Invisibile.

Come se non fosse il momento peggiore per discutere dell’argomento, come se la mia tensione e la mia sofferenza non contassero niente.

Invisibile.

Ad un certo punto ho smesso di ascoltare e ho cominciato a guardarmi attorno pensando ad altro, forzandomi nel silenzio. E’ in quel momento che ho pensato [fossi stato nero col cazzo che ti saresti messo a parlare di gommoni].

Nel gran vociare che produceva da solo ho anche sentito un “si prova indifferenza verso le cose che non ci toccano”. [bene, bravo, ma continua pure allora, prego.]

E alla fine, forse a causa di un movimento scomposto o del semplice respiro, si ricorda della mia presenza e chiede.

Ma tu cosa ne pensi?

[penso di sentirmi l’apartheid sulla pelle, penso che sono stanco di piangere e discutere con il mio compagno, penso di non poterne più degli insulti, delle continue bugie sulle persone come me, di non contare niente, di essere considerato uno sfruttatore di donne da taluni, un compratore di bambini da altri, un potenziale pedofilo da molti. Di sentirmi trattato da frocio come al liceo, di dover pensare sempre che le cose cambieranno. Di fare fatica a trovare l’empatia o anche solo una spalla per sfogarsi, perché è già tanto se mi considerano una persona con dei sentimenti, ma certamente non devo spiegarlo a te, campione]

Come? Ero distratto, non seguivo il discorso.
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