Librammo: Capitolo 1: Risvegli
Racconto 4: ‘Gunman’
7 Agosto dell’anno 2046
Orfanotrofio del CCC, Highland della Scozia, Gran Bretagna
Oggi potrò finalmente dimostrare che sono pronto per entrare a far parte del CCC pensò eccitato Jack mentre si preparava per scendere a far colazione. Nella sala mensa l’aria era tesa, alle dieci sarebbero arrivati i reclutatori dell’organizzazione e molti, come Jack, attendevano con ansia questo momento.
Si sedette al tavolo dove erano seduti i suoi amici, e Rosina, la sua girl-friend, gli chiese <Jack ti senti pronto per le prove?>
<Certo che sono pronto! Non mi sono mica allenato per niente in tutti questi anni passati in questo dannato posto!> lo disse con un’aria un po’ troppo spavalda, che catturò subito cattive attenzioni.
<Hei ragazzi! Avete sentito cos’ha detto il pivellino?> esclamò un ragazzone troppo cresciuto dal tavolo affianco al loro.
<Si, ho sentito Spark, ho proprio sentito… Jack il poppante si sente grande. Non credi che sia presto per te, devi fare la prova per la prima volta, come pensi di riuscirci?> domandò il gallo del pollaio.
<Hei André, lascialo in pace!> scattò Rosina incavolata.
<Oh che paura!> fece una faccia stupida e rivolto a Jack vezzeggiò <ti fai ancora difendere dalle ragazze?>
Jack, ormai stufo delle continue prese in giro di André si decise a reagire, anche perché non voleva essere ricordato per sempre come un pivello. <No, questa volta sarai tu a doverti far difendere, pallone gonfiato!> Jack s’alzò, si tolse la giacca della divisa del collegio sistemandola sulla sedia e si preparò a dargliele di santa ragione.
<Jack non lo fare, ti prego. Ricordati che non potrai partecipare alla selezione se ti metteranno in punizione!> lo rimproverò Rosina. Nonostante tutto dovette ammette tra se e se che il suo ragazzo, ora in maglietta a maniche corte, aveva un gran bel fisico.
<Lo so, ma ora è tardi per ritirarsi. Sei pronto André, non mi batterai!> Jack lo sfidò intimandogli, con la mano, di farsi avanti.
<Certo, non aspettavo altro, pivello> dicendo questo sferrò il primo pugno che mancò il bersaglio. Jack approfittò dell’occasione e aggirandolo da un lato gli mollò un calcio nel sedere. André essendo ben piazzato e un po’ goffo nei movimenti, finì di peso sul tavolo, rompendogli due gambe e schiantandolo a terra. Gli amici di Jack si scansarono appena in tempo per non finire travolti.
Molti accortisi del litigio s’alzarono a godersi la scena, non capitava spesso che succedessero delle risse, <forza André, rialzati> gridavano in molti.
<Su coraggio, rialzati sacco di merda!> l’apostrofo Jack.
Questo arrabbiato si rialzò e provò ancora con un montante, ma anche questa volta non ci riuscì <che fai? Hai bevuto troppo latte questa mattina, brutto stronzo, uh?> continuò Jack.
<Sei un bastardo, prendi questo…> André gli diede una spinta e il ragazzo inciampò sul piede di uno degli scagnozzi e cadde. Il bullo gli s’avventò subito sopra e gli diede una scarica di cazzotti che Jack non poté schivare. Molti accortisi del trucco usato per farlo cadere iniziarono a gridare insulti ad André ed ai suoi tirapiedi.
I tre amici di stanza di Jack cercarono d’intervenire, ma vennero fermati da qualche compagno di André. Fortunatamente tra gli spettatori v’era anche un ragazzo molto rispettato, di nome Arthur, al quale non piaceva vedere certi vigliacchi e si fece avanti <hei, André smettila subito, ok.> Lui accortosi del richiamo lo lasciò immediatamente e si rialzò. <Lo sai che sei proprio un pezzo di merda come ha detto Jack> dichiarò Arthur.
<Invece io dico di si, ok> insisté puntando insistentemente l’indice della mano destra a terra. André non sapeva che fare, riuscì solo a fare cenno di sì e, poi andarsene, seguito a ruota dai suoi fedeli sostenitori.
<Come stai Jack? Ce la fai ad alzarti?> le chiese Rosina.
Aveva un occhio nero, il sopracciglio sanguinante e degli acciacchi un po’ dovunque, ma s’affrettò ad alzarsi e rivolgendosi ad André protestò <ehi non ho finito con te, non scappare!> L’altro gli sollevò il dito medio e proseguì, Jack ormai deciso gli andò dietro.
Lo costrinse a voltarsi e gli stampò un diretto allo stomaco e, mentre era piegato in avanti per il colpo subito, un montante in faccia che lo fece cadere all’indietro, dove ci rimase per un bel po’ di tempo. <Ben ti sta, stronzo!> esclamò soddisfatto, gli amici di André cercarono di rialzarlo, ma non si reggeva in piedi. Gli spettatori incominciarono ad acclamare Jack e portarlo in gloria.
Per lui, purtroppo, gli schiamazzi attirarono l’attenzione dei docenti che vennero a controllare. <Che cosa sta succedendo qui?> esclamarono mentre entravano nella sala.
La maggior parte degli studenti si dileguarono per non trovare guai. <Voglio sapere chi è stato il responsabile?> chiese incollerita la professoressa Dombai, la più temuta da tutti per i suoi metodi.
<E’ colpa mia> cercò di scusarsi Jack mentre Rosina gli stava pulendo la ferita con un fazzoletto.
L’anziana donna gli si parò avanti con le mani ai fianchi <oh, mio Dio! Che ti è successo? Non avrai mica fatto a botte con qualcuno, vero?> disse spaventata.
<Mi dispiace, ma è proprio così> confermò il ragazzo. Solo ora la docente s’accorse dell’altro contendente che ancora non era riuscito a rialzarsi, essendo stato abbandonato dai suoi “amici”.
<Che cosa è successo?> dissero altri professori sopraggiunti.
<Jack ha fatto a botte con André> rispose la Dombai <bisognerà punirli!>
<Si, ma prima è meglio portarli entrambi in infermeria> suggerì la professoressa di ginnastica.
<Io non ho bisogno!> disse pieno d’orgoglio Jack.
<E’ meglio che ti fai vedere> lo supplicò Rosina.
<No, non voglio!> protestò più deciso di prima.
<Va bene fai come ti pare testa dura, ma tu e quell’altro non potrete partecipare alle selezioni, ci siamo capiti?> rimproverò l’anziana prof.
<Ma io, non potete… io…> cercò di spiegare Jack.
<Mi dispiace, ma queste sono le regole! Ora vai in punizione nella tua stanza> insistette la Dombai. Maledizione, pensò infuriato Jack, sono stato uno sciocco, ho pensato di poterla far franca, dovevo ascoltare il consiglio di Rosina, accidentaccio a me.
Lui se ne andò in camera, mentre gli altri portavano André in infermeria. Si richiuse nel dormitorio e per un po’ ci rimase a rimpiangere l’errore commesso. Non posso rimanere qui mentre tutti avrebbero provato ad entrare nel CCC, io dovrei tentare, perché sono sicuro di potercela fare, anzi, ne sono certo, dannazione.
A rompere la sua meditazione fù l’entrata di Rosina <hei Jack, ti ho portato delle bende per la ferita. E’ meglio che te le lasci mettere, altrimenti perderai troppo sangue>, lo disse molto amorevolmente che lui non seppe resisterle.
<Grazie Rosina, non so che farei se tu non ci fossi!>
Finite le cura erano passate le dieci e Jack rivolse una domanda all’amica <tu non partecipi alle selezioni?>
<No, io non posso, ho solo 16 anni, devo attendere almeno un altro anno, e in ogni modo mi dispiace che tu non possa partecipare, sono sicura che ce l’avresti fatta> lo confortò.
<Si, ma ora non ha più importanza, vorrà dire che potremo tentare insieme il prossimo anno e così non dovremo separarci!> la guardò negli occhi.
<Si hai ragione, sono contenta! Ora però devo andare. Ci vediamo dopo allora.>
<Ok, e grazie per le cure> le disse.
Rimase per una decina di minuti da solo, in quella stanza con quei quattro letti che a lui erano molto familiari, sul primo dormiva Ganz, sul secondo Rich e, infine veniva Jim. Tutti e quattro siamo grandi amici, pensò, abbiamo passato l’infanzia insieme e forse oggi passeranno le prove e non li rivedrò per un po’. Che bel casino che ho combinato stamani, se solo quello stronzo non m’avesse provocato ora forse sarei stato con loro ad affrontare la selezione, maledizione e accidentaccio insieme.
Non fece passare più d’altri cinque minuti che già aveva imboccato la porta per uscire dalla stanza. Andò al poligono a sparare qualche colpo, tanto per scaricare la tensione e la rabbia. Non ebbe problemi a passare inosservato, perché la maggior parte dei docenti e degli allievi erano ad assistere alle prove. Appena arrivò andò immediatamente a chiedere la sua pistola preferita, una Beretta automatica cal.22. Il poligono era deserto, tranne per alcuni addetti che stavano controllando l’impianto, prese la postazione N°7, si mise le cuffie di protezione e fece andare il bersaglio a 15 metri.
Non fece in tempo a sparare tre colpi, che s’accorse dell’arrivo di un uomo con una divisa targata -CCC- e tre -V- che decoravano la sua spalla. Non gli ci volle molto a capire che quello era un sergente dell’organizzazione e gli balenò in testa un’idea, forse può funzionare, pensò, mentre s’abbassava le cuffie per ascoltare le sue parole.
<Prima il falso allarme ed ora devo anche perdere tempo qui, maledizione!> mormorava il soldato. Osservandolo bene vide che era alto più di due metri, solo un po’ più di me, pensò Jack. Aveva una fondina ascellare con una pistola di gran calibro e un’espressione veramente arrabbiata. Prese posto su un blocco, spinse il bersaglio a 25 metri e si mise a sparare una raffica di colpi, poi lo richiamò e osservò inorridito il risultato: <porca miseria oggi è proprio la mia giornata sfortunata. Non sono riuscito a prendere neanche un centro, mi sono solo avvicinato, fottuta miseria!> imprecò.
In quel momento irruppe Jack <ehi, non sai fare di meglio tu?> esclamò con tono arrogante.
<Togliti dai piedi, oggi mi gira male, d’accordo?> si sbrigò a dire.
<Io invece, ti propongo una sfida se vinci tu allora vorrà dire che me ne andrò, accetti?> propose astutamente.
<Ma perché non te ne vai a fare quelle sciocche prove, penso che oramai diciassette anni c’è l’avrai no? E poi, come diavolo ti sei procurato quella ferita al sopracciglio?> notò.
<E’ proprio per via di questa che non mi fanno partecipare, quindi ora non ho nient’altro da fare.>
<Non va bene neanche a te la giornata, vedo!>
<Insomma la vuoi fare o no questa sfida?> incalzò.
<E va bene ti darò una stroppina, se proprio vuoi> s’esaltò.
<Non vuoi sapere cosa voglio se ti batterò?> azzardò Jack sicuro della risposta.
<No, basta però che non si tratti di soldi, d’accordo? Tanto sono sicuro che non mi batterai!>
<Ok> disse soddisfatto <inizia tu, così potrò anche ritirarmi se vedo di non farcela.>
<Non vuoi fare una brutta figura è?> lo schernì <facciamo ai “tre cinque”: Cinque colpi su cinque bersagli ognuno a distanza massima di tempo di cinque secondi. Vince chi fa più centri> prese due sagome quadrate con cinque pallini messi a formare una “x” e ne appese una. La spinse a venticinque metri e canzonò <forse sono troppi per te?>
<Nessun problema> rispose Jack tranquillo.
Prese una calibro 22 e sparò i colpi ad intervalli regolari contando sempre i cinque secondi, poi voltandosi verso il ragazzo con una faccia soddisfatta attese che ritornasse il bersaglio. <Quattro su cinque, ti ho battuto pivello, ritirati, non ce la farai nemmeno fra un secolo!> scoppiò in una fragorosa risata.
<Non cantare vittoria, non mi ritirerò e riuscirò anche a batterti!> esclamò eccitato cambiando la sagoma e spingendola a trenta metri.
<Non esagerare mettilo a venticinque o non avrai nessuna possibilità> l’avvertì il soldato.
<Lasciami provare, se sei proprio sicuro che non ce la farò non hai nulla da temere, no?> Jack era nervoso, forse aveva esagerato troppo, anche se lui era bravo col tiro al bersaglio, per fare questo gli sarebbe servito anche un gran colpo di fortuna. Cercò di concentrarsi e si convinse di potercela fare. Si mise in posizione facendo un cenno al soldato che iniziò il conteggio del tempo.
Era completamente immerso nel silenzio, sentì la ferita pulsare, nonostante ciò mirò sul primo pallino e sparò, poi sul secondo facendo un grande sforzo nel centrare il punto, e ancora una volta sparò. Sentì il sudore scendergli dalla fronte, poi ancora per altre due volte fece lo stesso.
Portò, infine, il mirino sull’obbiettivo centrale, l’ultimo e in un attimo l’occhio sinistro, quello che teneva aperto, fù immerso da una goccia di sudore. No accidenti, non adesso imprecò, la tensione gli fece fare un grande errore, premere il grilletto.
Sentì la propria voce emettere un suono <no.>
Il tempo ritornò a scorrere normale.
<Te l’avevo detto ragazzo che non c’è l’avresti fatta, era troppo difficile, e poi hai sparato troppo in fretta. Tre secondi per ogni colpo, non riesci nemmeno a mirare! Non prendertela è solo che ti sei messo contro un campione> questo discorso non fece che affliggere ancor di più Jack. Per questo se ne andò a sedersi su una panchina con la testa tra le mani, a commiserare il proprio errore, oggi non è solo il giorno sfortunato di quell’uomo, ma anche il mio, pensò.
Il soldato andò a cambiare il bersaglio per continuare ad esercitarsi, ma rimase a dir poco sbalordito da quello che vide. <Porca miseriaccia zozza, ma tu sei un pistolero eccezionale> esclamò, mentre pensava al tempo che aveva impiegato per mirare. <Eccezionale hai fatto cinque su cinque, sei davvero un fenomeno!>
Jack attirato dall’esclamazione dell’uomo andò a controllare <fammi vedere… non posso crederci ce l’ho fatta, ce l’ho fatta. E’ incredibile, ma ce l’ho fatta> iniziò a gridare entusiasta.
<Ti devo delle scuse ragazzo, ti ho sottovalutato, sei veramente un tiratore straordinario> si complimentò.
<Stando ai patti ora tu mi devi un favore, no?> chiese eccitato.
<Si, credo proprio di si. Avanti spara, cosa devo fare?>
Jack non credeva a ciò che stava succedendo, forse il suo piano stava funzionando, forse sarebbe riuscito a realizzare il suo sogno, disse quel che segue con un tono sprezzante <voglio che mi aiuti ad entrare nel CCC.>
L’uomo rimase accigliato, non se l’avrebbe mai aspettata una richiesta del genere <va bene! Se proprio vuoi, ora tu sei una recluta del CCC a tutti gli effetti, contento?>
<Si, finalmente, ti ringrazio.>
<Io sono il Sergente Laisky Hamita, e tu recluta, come ti chiami?> ordinò.
<Il mio nome, signore, è Jack McDonneld, signore!> rispose coralmente.
<Bene da adesso sei sotto il mio comando fino a nuovo ordine, capito? Ed il tuo soprannome sarà “Gunman”!> disse con tono fermo, ma lasciando comparire un sorriso ironico.
I due andarono nella sala dove si svolgevano le prove e Jack seguiva il sergente, mettendosi anche un po’ in mostra.
Erano giunte le dodici e finalmente furono annunciati i nomi dei reclutati, alla fine di tutto ciò il sergente Hamita dette un ultimo comunicato. <Con il potere che mi è concesso con il grado di sergente, proclamo che oggi ci sarà anche un ingaggio per la sezione speciale. E’ stato scelto personalmente da me. Il suo nome è Jack “Gunman” McDonneld.>
Le parole furono seguite da lunghi attimi di silenzio, poi iniziarono le polemiche sollevate dalla Dombai. <Che diavolo è questa storia? McDonneld era stato mandato in punizione per aver fatto a botte con un altro ragazzo, quindi non può essere ammesso alle selezioni e di conseguenza non può neppure essere scelto. Non si possono modificare le regole dell’istituto!> dichiarò.
<E’ qui che si sbaglia, signora. Lui non ha partecipato alle selezioni, ma è stato scelto da me per la sua straordinaria abilità nell’uso della pistola!>
<Questo non è giusto nei confronti degli altri?> continuò ad attaccare la prof.
<Il mondo è ingiusto, signora, ma questa, invece, è una regola stabilita dall’organizzazione. Essa dice che chi ha un’innata capacità che possa risultare utile, è immediatamente arruolato. Ora deve scusarmi se non ho tempo da perdere in chiacchiere con una come lei, e se ha qualche altro dubbio, chieda spiegazione direttamente all’organizzazione> detto questo uscì dalla stanza.
<Non sai quanto sono felice per te, Jack> esclamò Rosina gettandogli le braccia al collo.
<Purtroppo però, non ci vedremo più per un bel po’> ammise sconsolato.
<Non ti preoccupare saprò resistere!>
<Ehi Jack, sono felice per te!> disse contento Rich accorso insieme agli altri due.
<Sono stato ammesso anch’io> aggiunse entusiasta Ganz esibendo l’indice e il medio sollevati.
<Io purtroppo dovrò attendere il prossimo anno, vorrà dire che ti terrò d’occhio Rosina, Jack> Jim lo disse strizzandogli l’occhio, senza però nascondere il suo rammarico per non essere stato ammesso.
<Io e Jack dovremo partire questa sera, quindi abbiamo tutto il tempo di… festeggiare!> urlò Ganz.
<Si!>, <evviva!> risposero in coro all’acclamazione.
Festeggiarono nella stanza dei ragazzi fino alle sette del pomeriggio. Prima di lasciare a Ganz e Jack il tempo per prepararsi, Rosina propose <il 14 agosto del prossimo anno, chi passerà le selezioni si ritroverà alle sette del pomeriggio nella sala d’ingresso del CCC ad incontrare Jack e Ganz. Siete d’accordo?>, tutti entusiasti fecero il patto.
Rosina poi uscì dalla stanza seguita da Jack che chiuse la porta alle sue spalle. Il corridoio era silenzioso e solitario, un soffio di vento proveniente da una finestra aperta scompigliò i loro capelli. Lui le passò la mano fra i lunghi capelli neri, per sistemarli, lei gli sorrise.
I due si guardarono dritti negli occhi, lui li socchiuse per un attimo, poi le sussurrò <ti aspetterò con ansia il prossimo anno, non mi deludere. Non posso stare di più senza te!>
Lei rossa in viso gli rispose <non ti deluderò>, e poi si dettero un romantico bacio <non posso stare neanch’io senza di te, ‘Gunman’.>
Dopo cena i reclutati dovettero salutare tutti e prendere l’aereo per Kyoto. Si alzarono in volo proprio quando gli ultimi deboli raggi del sole furono celati dai più elevati altopiani della Highland. Jack prima d’addormentarsi rivolse l’ultimo nostalgico pensiero al suo più grande amore.
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