Librammo: Capitolo 2: Preparazioni
Racconto 2: Church Of Fire Crepuscular
11 Agosto dell’anno 2046
Oxford Street, Londra, Gran Bretagna
Si svegliò con un forte malditesta. Diede uno sguardo ai led luminosi della sveglia e vide che segnavano le 3:37. “Porca miseria, non riesco a dormire” sbuffò. Senza far rumore si vestì e si appresto ad uscire dalla camera, ma prima rimase in piedi a guardare la ragazza che dormiva nel suo stesso letto. “Oh Michel, come sei bella sorrise al pensiero”.
Andò in cucina ed apri il frigo, niente latte <fanculo è finito> imprecò sottovoce. Bevve un sorso d’acqua di rubinetto, poi prese una manciata di biscotti e si andò a sdraiare sul divano. Prese il telecomando ed accese il televisore, il volume si sollevò in un baleno <porca puttana!> ingiuriò cercando di regolare il suono. Sporse l’orecchio per sentire se la ragazza si fosse svegliata, ma non percepì niente.
Alla tele non c’era niente di decente, alcuni canali con i soliti spogliarelli di ragazze troppo giovani per quel mestiere, altri con vecchi film e poi varie promozioni di prodotti che non si venderebbero nelle ore diurne. Gli sembrò di percepire il disgustoso odore di rigetto e questo gli fece ricordare il giorno prima e di conseguenza il caso che doveva svolgere. <Bruce devi mettercela tutta, altrimenti questa volta non ce la farai> si disse rivolto a se stesso.
Il suo zapping si frenò sul canale 19 dove era sintonizzato il programma musicale MTV, la cosa migliore per passare il tempo morto! C’era un vecchio cantante degli anni ‘80 che intonava un pezzo intitolato -Born in U.S.A.-, “il grande Boss” ricordò. Anche lui era nato in America, ventun anni fa, nel quartiere residenziale di Boston. La sua famiglia era molto ricca, lo avevano mandato nel miglior college, “proprio una bella vita”. A diciotto anni decise d’entrare in polizia: nel Boston Police Departement. Non gli ci volle molto a farsi apprezzare da tutti. Il suo modo impeccabile e incorruttibile di far rispettare l’ordine e la legge si fece presto popolare. Poi successe l’imprevisto che causò la sua caduta, la sua rovina; perdette tutto ciò che aveva creato fino ad allora e fu spedito con un biglietto di sola andata per il Giappone.
Vide accendersi la luce del corridoio dove era la sua camera e voltandosi vide la sagoma di una ragazza.
<Bruce che ti succede? Non riesci a dormire?> chiese ancora in preda alla sonnolenza.
<Mi dispiace d’averti svegliato Michel!> si scusò voltandosi verso lo schermo.
<Che ti prende?> si andò a mettere seduta al suo fianco <non dirmi che hai di nuovo fatto quell’incubo?>
<No questa volta non ha avuto il tempo di riaffiorare, l’ho anticipato> rise <non ti preoccupare. E’ solo che sto pensando al caso e non riesco a prendere sonno, tutto qui> scrollò le spalle.
Michel allungò una mano sul tavolo e prese la sua borsetta <Bruce ti volevo dire che giovedì c’è una festa all’Hyde Park. Che ne dici di andarci a divertire là, è da un po’ che non usciamo> disse mentre rovistava nella sacca.
Bruce venne interrotto dalla ragazza che estrasse un opuscolo dalla borsa <ecco guarda. Si chiama Juda’s Party> indicò un riquadro all’interno del volantino. Bruce lo prese in mano e mentre guardava stava cercando le parole.
<Che c’è non ti piace il nome, guarda che non c’è niente di satanico è solo il nome del cantante principale. Perché fai quella faccia?> restò stupita.
<Non so come dirtelo> sospiro <io…>
<Dai non fare così, puoi parlarmi liberamente. Non c’è nessun problema se non ti piace, ci sono tanti altri posti dove andare.>
<Michel vedi io… forse giovedì non ci sarò!> riuscì lentamente a dire.
<Ah è per questo, allora vorrà dire che usciremo… venerdì?> Bruce scosse la testa <sabato? Almeno sabato!> supplicò.
<Non è questo che intendevo. Michel forse martedì dovrò ritornare in Giappone> comunicò duramente.
Lei si mise una mano alla bocca, per lo spavento <per quanto starai via?>
<Forse non ritornerò più!> lo disse guardando un idiota che saltava forsennatamente alla tivù gridando <Death fuck! Death kiss!> Bruce vide Michel con la coda dell’occhio, era diventata pallida, forse sarebbe scoppiata a piangere. La vide alzarsi e andare con passo svelto nella camera da letto.
Gli dispiaceva un sacco averle detto questo, ma sapeva che prima o poi lo avrebbe dovuto fare e questa gli sembrò una buona occasione. “Bruce sei uno stronzo, l’hai fatta piangere” pensò con un amaro sorriso. Si rese conto di stringere ancora il piccolo libro che gli aveva dato, lo guardò ancora un attimo. Si intitolava Holidays, era uno di quei libretti dove venivano messe le date di feste ed altre cose del genere. Lo chiuse e lo buttò sul tavolinetto che aveva di fronte.
<Posso portarla fuori domani> gli balenò in mente l’idea <posso farle una sorpresa!> Riprese il giornale e lo sfogliò. Trovò le pagine dedicate al lunedì, scorse con gli occhi le varie scritte. Ne trovò una -Love Night- “sembra interessante”. Lesse qualche riga poi imprecò <troppo tardi. Se ce la porto senza dirle niente si addormenterà.> Un’altra propagandava un concerto di band tecnoshock, scosse la testa, gli faceva venire la nausea quei suoni gorgoglianti e prolungati fino all’inverosimile. Non seppe scegliere niente tra quelli lì presentati; “forse devo chiedere ad Eric se mi consiglia un posto. Con tutta la gente che conosce saprà certamente di tutti i posti divertenti dove si può portare una ragazza”.
Decise saggiamente dato che l’agente Stone era un infiltrato, ossia quello che si mescolava fra la gente e cercava di carpire informazioni senza minimamente far sospettare a nessuno il suo ruolo; ed Eric era proprio a suo agio nella grande metropoli inglese.
Lo rimise sul tavolo, poi prese un biscotto: gli si ruppe a metà. <Porc…> si trattenne “ho una sfiga tremenda oggi, forse è meglio che non esca”. Raccolse le parti rotte che caddero sul volantino, poi lo prese e inclinandolo fece cadere le briciole in bocca. Mentre era intento in questa operazione lesse tra le righe della quarta copertina il nome di Takashi.
Si mise a tossire per le briciole che gli andarono di traverso. Ripresosi controllò con maggiore attenzione: Takashi Hizuna. Si era proprio lui: il motivo per cui dovettero venire qui ad indagare. Il nome era inserito in un riquadro con un titolo dai caratteri gotici -Church Of Fire Crepuscular-; “ci siamo” pensò. L’inserzione parlava di questa nuova religione sorta da due anni nei pressi del Leicester Square. Tutti i giorni escluso il venerdì ed il sabato si riunivano per la cerimonia di benedizione della sacra fiamma; alle ore 6, all’alba intuì. In fondo al riquadro, in caratteri grassetti, veniva detto che questa domenica ci sarebbe stata la grande cerimonia annua dove sarebbe stato sacrificato un ceppo di sacro pino Giappone, offerto niente popò di meno che dal gran confratello Takashi Hizuna. “Come no! Gran confratello, quel fottuto Gran pezzo di merda di Takashi ne ha inventata una nuova!”
Si alzò ed andò al ricevitore, compose il numero, poi attese. <Non c’è segnale. Maledizione Susan ha spento il cellulare> riattaccò. Controllò l’ora: 4:57, “manca un’ora a quella dannata cerimonia della fiamma”.
Ritornò al cordless, questa volta chiamò Stone: ok, c’è segnale, forza Eric rispondi. Sentì che era stato aperto il collegamento, sentì dei rumori e delle voci lontane, poi il ronzio della linea caduta. <Che cazzo fai Stone!> disse infuriato mentre premeva il tasto redial.
Dovette attendere un po’, ma almeno questa volta gli fu risposto <chi parla?>
<Stone perché diavolo hai riattaccato prima?>
<Mi dispiace capo> aveva la voce affannosa <ho avuto un problema.>
<Che ti prende sembra che hai corso…> domandò Bruce.
<Non me lo chiedere, ti prego> supplicò.
<Va bene. Stammi a sentire, ho saputo dove sarà Takashi tra un’ora.>
<Alla chiesa vicino al Leicester Square, c’è l’hai presente?> Il ragazzo all’altro capo della linea gli rispose con gemiti d’assenso, forse non dovuti alla conversazione.
<Ok Eric vedi di trovartici lì fra tre quarti.>
<Avevi detto fra un’ora> lo interruppe l’altro irritato.
<Tre quarti, ci siamo intesi? E avverti Susan, digli di richiamare tutta la squadra.>
<D’accordo, la chiamo immediatamente> rispose.
<Ah dimenticavo. Ricordati di dirle anche che deve tenere il cellulare sempre acceso, anche in quelle ore o mi arrabbio!> fece udire una risata.
Eric rise in segno di intesa <ok capo. Vorrà dire che glielo dirò a voce. A dopo!>
<A dopo Stone> riagganciò con un ampio sorriso sul volto; “quel ragazzo riesce sempre ad ottenere quello che vuole, ecco perché è così bravo nel suo mestiere”.
Non gli ci vollero molto a raggiungere la chiesa. Aveva un’architettura grottesca, “proprio un bel posto per una cerimonia sacrilega” pensò Bruce. Ora la squadra era al completo, c’era anche Thomas, che fino a quel momento era rimasto a piantonare Cowell.
Bruce lo pensava, ma non fu così.
<Ehi Susan, dov’è finito Buck?> chiese Bruce stupito.
<Capo, ehm… l’agente Hacthson non è potuto venire. Indisposizione> soffocò una risata per la faccia che aveva fatto Bruce e compagni <virus. Un virus intestinale che lo ha costretto ad una riunione di gabinetto> sbuffò dal ridere.
Bruce disgustato dall’atteggiamento di Susan si volse verso Thomas che era appena arrivato. <Che succede capo, perché mi ha fatto smontare la sorveglianza?> chiese l’agente sopraggiunto.
<Credo che mi sia sbagliato su quel tipo, forse non centra niente o è solo marginalmente coinvolto.>
Controllarono la piazza non ancora molto popolata, ma videro molte macchine sopraggiungere e parcheggiare. <Sono arrivati i polli> intuì Stone.
<State all’erta, avvertitemi se notate Takashi o qualche altro sospetto> ordinò Bruce.
Susan notò qualcosa <Bob come erano fatti quelli che parlavano con Hizuna. Forse come quelli?> indicò con lo sguardo due uomini.
<Si, si, sono loro. Il nano e lo spilungone, scommetto che fra poco salterà fuori anche Takashi!>
<Thomas fai un giro, poi entra nella chiesa e tallonali> il ragazzo rivolto al capo affermò con la testa il suo assenso. Susan fece scoppiare il chewin gum.
Stone avendo visto uno che conosceva disse <ragazzi aspettatemi un attimo.>
<Non metterci molto, fra poco dovrai entrare anche tu> informò il caporale.
<Bruce perché proprio Eric?> chiese Susan.
<E chi altri potrebbe? Takashi conosce me e Bob, Thomas sta seguendo quegli altri due e tu devi mantenere i contatti tra di noi. Non ti preoccupare sa cavarsela meglio di tutti> rassicurò Sterling, ma Susan non ne fu molto compiaciuta.
Dopo qualche minuto Susan si mise un dito a tappare l’orecchio sinistro. Dopodiché comunicò <è Thomas. Dice che i due si sono infilati nella sacrestia, lui non può entrare. Chiede cosa deve fare?> Nikon, come il resto della squadra aveva un piccolo auricolare ben nascosto dietro l’orecchio, questo le permetteva di ascoltare i messaggi degli altri membri. Lei poi tramite un microfono grande come una radiolina tascabile poteva conversare con tutti, mentre gli altri potevano farlo solo con lei, sussurrando in un congegno ancora più piccolo nascosto all’interno della bocca. E’ per questo che Susan era chiamata l’orecchio e la bocca della squadra.
Bruce dopo aver riflettuto qualche secondo affermò <digli di attendere la loro prossima mossa.>
<Ehi Greeg come ti va!> salutò Stone dando il cinque ad un ragazzo.
<Ciao Eric, che ci fai da queste parti?> Greeg sorrise nel vederlo.
<Beep… facevo due passi> dichiarò Stone sollevando le sopracciglia. Il ragazzo avendo intuito il messaggio dell’amico fece una faccia stupita.
<Chi è questo tipo Greeg?> si intromise irritato il padre del ragazzo sopraggiunto a braccetto con la moglie.
<E’ un mio amico papà! Si chiama Eric.>
Stone vide che al padre non gli era piaciuto affatto <salve papà, salve mamma> scherzò per farlo irritare.
<Greeg la mamma ti ha sempre detto di stare lontano dagli sconosciuti. Vieni via!> lo prese per la mano e lo trascinò con se in direzione della chiesa.
Il padre si mise di fronte ad Eric, assunse un’espressione da duro, che non si adattava affatto all’elegante vestito che indossava. <Le consiglio di non avvicinarsi più a mio figlio, ha capito sporco negro drogato> “è proprio razzista questo” pensò Stone.
<Si fotta! E’ più extracomunitario lei di me> proferì con uno street slang che rafforzò l’offesa.
<Se non si toglie dai piedi chiamo immediatamente la polizia e la denuncio> continuava a fissarlo. Eric chinò la testa da un lato per niente spaventato, poi incrociò le braccia sul petto in segno di sfida. L’uomo cedette e se ne andò facendo smorfie di irritazione.
<Cacasotto in giacca e cravatta!> gli urlò dietro “drogato io” scosse la testa.
<Che cosa è successo, Eric?> chiese Bob una volta che l’amico era ritornato.
<Niente! Ho solo fatto conoscenza con i genitori di un ragazzo ed ho scoperto che sono razzisti, tutto qui> sproloquiò svogliatamente.
<Non pensarci ora, ok> l’altro annui <è giunto il momento. Entra e controlla quello che sta facendo Takashi, avvertici quando commette uno sbaglio così entriamo e lo prendiamo per non farlo scappare mai più.>
<D’accordo, vado> si voltò. Stone si incamminò a passi svelti mentre si inforcava un paio di occhiali a specchio.
<Stai attento Eric!> disse premurosa Susan. Lui si girò per un attimo continuando a camminare all’indietro e glielo assicurò con una strizzata d’occhio e il pollice della mano destra alzato.
Erano le 6:45 e ancora nessuno dei due agenti all’interno della chiesa si erano messi in contatto. Si erano seduti su di una panchina in un piccolo parco opposto alla chiesa, dall’altra parte della strada. Per tre volte videro passare una pattuglia anti-sommossa della polizia, una divisione delle forze dell’ordine che aveva permesso di mantenere ancora vivibile la capitale inglese. Fu istituita dopo le sanguinose rivolte tra bande, che nel primo decennio del secondo millennio aveva insanguinato tutta la metropoli, coinvolgendo la popolazione quasi per la sua interezza. Grazie a queste si scongiurò quello che in molte parti dell’America era diventato irreversibile.
Bob guardò l’ora e innervosito dall’attesa propose <forse è meglio chiamarli. Non credi Bruce?>
<Si d’accordo, Susan senti come procede l’operazione> acconsentì il caporale.
Susan asserì, prese il microfono e avvicinò un dito al foro dell’orecchio sinistro <Stone rapporto!> attese, poi cambiò impostazione del trasmettitore e avvicinò la bocca a questo <Davinson rapporto!>
<Che cos’hanno detto?> affrettò Bob una volta che Susan ebbe fatto.
<Tutto tranquillo, Takashi ha fatto il suo trionfale ingresso sul palco e i due tizi si sono seduti su delle panche ai lati dell’altare. Tutto qui> alzò le spalle.
<Ancora niente infrazioni, passi falsi o rituali demoniaci?> Nikon scosse la testa in direzione di Sterling.
<Credo che ce la stia facendo sotto il naso e questo mi da un fastidio tremendo> Bob si grattò la testa <eppure ci deve essere qualcosa. Basta solo scoprirlo.>
<E’ questo il difficile> costatò Bruce <ed è questo che siamo tenuti a fare.>
Dopo non molto la gente iniziò ad uscire dalla chiesa e a riempire la piccola piazza. Stone a passo svelto stava ricongiungendosi a loro. <Allora?> domandò Bruce con una punta di disperazione.
<Assolutamente niente. Nessun reato, nessuna azione che facesse pensare ad un rituale per evocare demoni. Hanno solo acceso un pezzo di legno, hanno pregato, eccetera, eccetera. In poche parole hanno liberamente espresso il loro pensiero e la loro fede e non li si può condannare per questo> allargò le braccia per dire che aveva finito.
<Mi sembri uno di quelli che fanno comizi contro le dittature e gli scempi. Quelli che si vedono in TV. Mi fai un sacco ridere, Eric> sogghignò Bob.
<Non ci trovo niente da ridere, io ci credo in quelle stronzate!> sbottò Stone irritato da quell’affermazione.
<Scusami Eric, non volevo credimi> fece imbarazzato.
<Ok allora, non ci resta che aspettare ancora un po’ e poi ritornare al campo base per studiare la prossima mossa> disse sconfitto Sterling.
Arrivò anche Thomas, neanche lui aveva notizie interessanti per cui presero e ritornarono all’appartamento sulla Oxford street.
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