Librammo: Capitolo 2: Preparazioni
Racconto 1: Il giuramento
11 Agosto dell’anno 2046
Quartier Generale del CCC, Stazione Metropolitana N°11 di Kyoto, Giappone
Alan, Giulia e Jack dopo aver passato una notte all’interno della stazione N°5 furono chiamati e dovettero presentarsi, con le divise ufficiali, innanzi al presidente dell’organizzazione Yamagata.
L’uomo in piedi dietro la scrivania preferì discutere in inglese, sapendo che non tutti potevano conoscere il giapponese: <benvenuti, il mio nome è Shuichi Yamagata. Sono il presidente dell’organizzazione segreta Codimentional Combat Corp, meglio conosciuta come CCC.>
Era un uomo di statura media, in apparenza aveva una cinquantina d’anni, aveva lunghi capelli e baffi ben curati, entrambi bianchi. <Come tutti sapete 15 anni fa a Kyoto scoppiò un ordigno, proprio sulla Kyoto Tower. I media allora raccontarono che nella zona era caduto un meteorite o una nuova arma bellica che irradiava una qualche sostanza pericolosa. Per questo oltre un miglio di raggio in linea d’aria dalla torre venne fatto evacuare e ben presto vennero erette delle barricate d’acciaio alte sei metri e spesse due che circondavano completamente la zona interdetta. Noi dell’organizzazione allora eravamo pochi, ma preparati ad affrontare quello che sarebbe accaduto. In men che non si dica creature dalle forme e dalla forza mostruosa uscirono dalle fondamenti dei grandi magazzini della torre uccidendo addetti delle squadre scientifiche che stavano controllando la zona. Solo alcune indiscrezioni sfuggirono allo stretto riserbo militare sulle operazioni, ma vennero smentite e cadde tutto nell’oblio. Questo per non far diffondere il panico. Ora il quartiere della stazione, nominato successivamente Core, è infestato da queste creature e il nostro compito, quello dell’Armored Defence Force e dell’Armored Patrol è di difendere la terra da queste creature.> La sua voce era calma, decisa ed incuteva rispetto <vi ho fatto chiamare perché dovrete fare solenne giramento verso la causa della lotta contro i demoni, dovrete essere disposti a dare anche la vostra vita se sarà necessario. Ora io vi chiedo se siete pronti a giurare?> e così dicendo posò gli occhi sui tre nuovi scelti.
La stanza era l’ufficio di Yamagata, al suo interno, oltre a loro, c’erano altre tre persone e una quarta fece irruzione in questo momento. <Mi scusi presidente, ma non riesco a trovare la recluta Wright, l’ho cercata ovunque inutilmente, non so dove si sia cacciata questa volta.>
<Non importa sergente Zuary> rispose tranquillo Yamagata <proceda pure Generale di Stazione Fardet!>
<Si signore> disse posizionandosi di fronte all’imponente statura del ronin, il generale gli arrivava appena ai pettorali. <Alan Alkampfer, giuri di seguire gli ordini dei tuoi superiori, di Yamagata e di servire la sua causa, dando come impegno la tua vita?>
Alan, alla quale non piacque affatto il discorso, rispose <non ci penso per niente di dare la mia vita a voi, ma giuro invece, sul mio onore, che Alan Alkampfer sterminerà tutti i demoni!>
I soldati increduli a quelle parole si voltarono verso Yamagata per sapere che fare. <Ne sei proprio certo di ciò che dici?> il presidente lo fissava negli occhi.
<Ne sono sicuro, come sono certo che io sono Alan Alkampfer!>
<Va bene se così vuoi, continui pure generale> l’intimò Yamagata.
<Si signore> si schiarì la voce <con il grado che mi compete ora tu sei una recluta del CCC. Onora sempre la nostra causa, che ora è anche la tua!> Nel momento che il generale diceva ciò l’altro prese il grado, che il terzo uomo teneva in mano su una tavoletta ricoperta di una stoffa rossa, e facendo abbassare Alan glielo attaccò alla spalla.
Fardet si portò, poi, di fronte alla ragazza e recitò di nuovo la frase ricorrente. <Giulia de Antoni, giuri di seguire gli ordini dei tuoi superiori, di Yamagata e di servire la sua causa, dando come impegno la tua vita?> Questa volta i soldati erano pronti per risposte come quella di Alan.
<Si, io Giulia giuro di servire la vostra causa e di dare come impegno la mia vita!>
<Con il grado che mi compete ora tu sei una recluta del CCC, onora sempre la nostra causa, che ora è anche la tua!> così dicendo gli fu consegnato il grado.
All’improvviso si spalancò la porta e fece la comparsa il ragazzo che aveva accompagnato Giulia qui al quartier generale. Aveva un gran fiatone <mi scusi, ma sono corso qui appena saputo che mi avevate fatto chiamare!>
<Dove ti eri cacciato, è?> lo rimproverò il sergente Zuary.
<Mi dispiace, ero a sparare al poligono e per via delle cuffie di protezione non ho sentito il messaggio> azzardò il ragazzo.
Yamagata vedendo che il sergente si stava infuriando, come succedeva sempre quando di mezzo c’era una testa calda come Elvis, si affrettò a dire <non importa per questa volta, Recluta Wright, ma attento a non farlo ancora.>
<Si signore, non si preoccupi> lo disse guardando il sergente con un’espressione beffarda. Il sergente a questo punto prese un appunto mentale, non gliel’avrebbe lasciata passare così impunemente questa figuraccia di fronte al presidente.
Infine il generale si portò di fronte a Jack, anche lui aveva un’altezza da brivido <Jack McDonneld, giuri di seguire gli ordini dei tuoi superiori, di Yamagata e di servire la sua causa dando come impegno la tua vita?>
Ci furono lunghi attimi di silenzio, non poteva crederci, ma finalmente sarebbe diventato un soldato del CCC, lui e il suo amico Ganz, che era stato mandata in un’altra stazione, avevano finalmente coronato il loro sogno. <Si, io Jack McDonneld giuro di servire il presidente, la sua causa dando come pegno il mio corpo e la mia anima!> Gunman fece un discorso un po’ esagerato che fece rimanere di stucco tutti i presenti. Sentendosi lui stesso in imbarazzo.
Il generale quando si fu ripreso disse <fortunatamente non ci sono solo persone egoiste come Alkampfer, ma anche uomini altruisti come lui.> Nell’istante in cui il generale si voltò verso Alan per far più incisivo il discorso, venne lui stesso inciso dallo sguardo assassino del ronin, quindi senza celare completamente lo spavento rimise gli occhi su di Jack. <Ehm, con il grado che mi compete ti nomino recluta del CCC> fece una pausa per riprendersi pienamente, e poi continuò di nuovo tranquillo <onora sempre la nostra causa che ora è anche la tua. Fai buon lavoro figliolo e cerca di non morire!>
<Grazie signore, farò del mio meglio> rispose abituato alla reverenza ai superiori, mentre gli altri gli consegnavano il decoro.
Avendo finito con la cerimonia, Yamagata chiese al generale di provvedere a spiegare il loro compito all’interno dell’organizzazione. Il generale iniziò subito dicendo <voi quattro ora siete una squadra e dovrete comportarvi di conseguenza. Premesso questo dovrò avvertirvi che voi fate parte della sezione speciale contro le sette demoniache, e spesso dovrete viaggiare per il mondo per scovare e distruggere ogni forma d’associazione di questo genere. Quando non avrete incarichi di questo tipo voi sarete normali soldati ed avrete, come tutti gli altri, il dovere di pattugliare il Core e la zona sottostante per non far uscire i demoni e dovrete mantenere il segreto su tutto ciò che avviene qui. E’ tutto chiaro fino ad ora?>
Tutti, tranne Elvis che affermò subito di si, rimasero perplessi, ma poi anche loro approvarono. <Bene sono contento. Prima però d’iniziare il lavoro vero e proprio dovrete affrontare un addestramento che durerà due settimane, più un altro speciale di una settimana. Se lo supererete con successo inizierete il duro lavoro. La vostra paga fissa sarà di 500000 Yen al mese, più la ricompensa per il lavoro speciale. Fino a qui ancora tutto chiaro?> chiese con voce autoritaria il generale.
<Questo termine speciale si riferisce al lavoro contro le sette, giusto?> tese a precisare Jack.
<Si, certamente ragazzo, altre domande?> Nessuno sollevò altre richieste e allora il generale proseguì <la mattina la sveglia è alle sei, la colazione sarà pronta alle sei e un quarto, dopo di che dovrete correre ad allenarvi alla stazione N°3 fino alle undici e mezzo. A mezzogiorno in punto sarà preparato il pranzo, poi si ritorna agli allenamenti fino alle sette e mezza. Dopo di che ci sarà alle ore otto la cena, poi fino alle dieci avrete del tempo libero, dopo di che, a letto bambini!> disse con tono scherzoso concludendo con <se è tutto chiaro potete andare.>
Si ritrovarono da soli fuori dell’ufficio di Yamagata, nessuno sembrava volesse rompere il ghiaccio se non per Elvis che esclamò <questa volta c’è mancato un pelo che mi scoprissero!>
<Perché, cos’hai fatto?> gli chiese Giulia.
<Sono uscito un po’ all’aria aperta> le rispose con tono ironico, <piacere a tutti, il mio nome ormai lo sapete. Io però non conosco il nome del losco figuro!> disse indicando il killer.
<Mi chiamo Alan Alkampfer, ricordatelo bene perché quando di notte mi vedi avvicinare dovrai gridarlo forte!> rispose lui tutto di un fiato.
<Non so cosa vuoi dire, ma lo terrò a mente. Piuttosto da dove v…> in quel momento uscì dall’ufficio il sergente, che li cacciò via da lì perché disturbavano con le loro chiacchiere.
Elvis, preferì accompagnarli nella sala mensa, perché era lì il posto dove si passava il tempo quando non era occupata per mangiare i pasti. La sala mensa era situata nella stazione N°7 insieme alle cucine, il magazzino e una piccola stanza dove c’erano dei tavoli da biliardo ed altri passatempi del genere. Nella sala c’erano altri soldati, trovarono un tavolo libero ed Elvis disse loro di sedersi.
<Mettiamoci qui a discutere, ti stavo chiedendo da dove venivi?> domandò rivolto ad Alan.
<Io vengo da un postaccio, uno di quei posti dove ogni giorno è buono per morire!>
<E dove sarebbe questo luogo?> domandò con una punta di preoccupazone Jack.
<E’ l’America, e la mia città è New Detroit.>
<Ma sono vere quelle voci che dicono che l’America è caduta nell’anarchia?> chiese Elvis molto interessato.
<Si è vero ragazzo, il governo è diventato troppo debole, la polizia non riesce più a fare il suo dovere. Ormai se non riesci a farti rispettare sei un uomo morto.>
<Pensa che figata, puoi fare tutto quello che ti pare senza renderne conto a nessuno, è veramente fantastico.>
<Non essere così contento e, poi non è affatto vero che puoi fare quello che ti pare. Quindi ti dico per esperienza che ti porteranno solo alla morte quegli ideali, credimi!>
Elvis non dette molto peso a quelle parole e preferì cambiare discorso <e tu, dicci qualcosa di te?> fece rivolto a Jack.
Gunman finalmente preso in considerazione iniziò a parlare <io vengo da un paesino vicino Kinlochleyen, sulle Highland della Scozia. La vita laggiù non è male, sono vissuto fin da quando ero piccolo nell’orfanotrofio del CCC e il mio sogno era quello d’entrare a far parte dell’organizzazione.>
Elvis saputo ciò propose <bisogna festeggiare allora?> e chiamò a gran voce il ragazzo che serviva al bar, dicendogli di portare quattro birre.
<Ma io non bevo alcolici> si ricordò Giulia.
<Hei piccola, ma mi sai dire che cosa fai nella vita se non bevi e non fumi!> la rimproverò Elvis.
Giulia tentò di dire qualcosa, ma fu interrotta da Alan che affermò <neanch’io prendo quella merda!> e la ragazza si sentì confortata.
<Neanche tu che avrai una ventina d’anni, ma tu Jack si, vero?> il ragazzo non aveva mai bevuto prima, ma pensò che adesso fosse il momento giusto per iniziare e fece cenno di si.
<Vedi che almeno un altro uomo nella squadra c’è, ma dove cavolo vivete voi altri?> non avendo risposta si affrettò ad avvertire il cameriere del cambiamento e prese due coke al posto delle birre.
Durante l’assenza di Elvis gli altri continuarono a discutere <ma quanti anni avrà quel ragazzo?> chiese Giulia.
<Credo che ne abbia sedici> propose Jack.
<Non può essere, così piccolo e già fa tutte queste cose da grande?> affermò Giulia.
<Ma quali cose da grandi, quel ragazzo ha il cervello imbottito di cazzate, ecco come la penso io!> ammise Alan.
Dopo poco arrivò Elvis seguito dalle bibite portate dal cameriere. <Bene ora finalmente possiamo festeggiare al sogno realizzato di Jack!>
Fecero questa esultanza, poi ripresero a dialogare <in quanto a te Giulia, da dove vieni?> chiese Jack.
<Io vengo da qui vicino, da Osaka.>
<Lì non mi sembra che ci siano dei centri per gli orfani del CCC, come mai allora sei qui?> chiese Elvis.
<Preferirei non discutere di questo, ho saputo tutta la storia l’altra mattina e per me è stato uno schock.>
<Scusami, e invece tu Alkampfer, che ti ha spinto a venire in Giappone, non ci credo che sei un senza famiglia preso in gestione dal CCC, anche per il fatto che hai più di 19 anni e l’organizzazione prende i ragazzi di 17 anni, com’è questo fatto?> lo interrogò Elvis.
<Ti stai sbagliando. Io sono orfano come molti che vivono in America di questi tempi, ho ventun anni e mi hanno detto che se non entravo a far parte del CCC mi avrebbero ucciso. Così questo è tutto quello che dovete sapere sul mio conto, per il momento! Chiaro?>
<Per me è abbastanza, non so per voi?> assicurò Elvis ridacchiando.
<Piuttosto tu quanti anni hai?> domandò Giulia rivolta al chiacchierone.
<Io ho sedici anni, e se volete sapere perché un ragazzetto come me fa già parte del CCC, la risposta è semplice: la mia famiglia è stata sterminata dai demoni, qui nella campagna intorno Kyoto dove abitavo. Per questo Yamagata mi tenne qui fino ad adesso e, sicuramente stanco di mantenere una testa matta come me, mi ha messo un anno prima al suo servizio. Questo è tutto!> rispose esauriente.
Jack stava per dire qualcosa quando un ragazzo si intromise avvicinandosi al tavolo <scusatemi.>
<Hei buccia siediti pure!> lo invito Elvis scorrendo un po’ sulla panca per fargli posto.
<E’ meglio di no. Sono venuto solo a dirti che Yun è stata ricoverata al centro medico in superficie> comunicò dispiaciuto il ragazzo.
<Che le è successo?> Elvis si fece serio, il suo pomo di adamo sussultò.
<Era andata in pattugliamento, tutta la squadra è stata messa in difficoltà, poi fortunatamente sono arrivati i rinforzi che l’hanno tratti in salvo.>
<Ok grazie Taki, la vado subito a trovare> poi si voltò preoccupato verso i compagni <penso che ci rivedremo domani!> poi seguì l’amico uscendo dalla sala.
Il gruppo smise di parlare. Quello che avevano sentito li aveva messi di fronte all’amara verità, tutto ciò era dannatamente pericoloso.
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