Foto: Gabriele Fanelli

Costruire una comunità di lettori.
Un piccolo manifesto


Gli autogrill della cultura hanno stancato, leggere è diventata una pratica difficile, è prezioso il tempo dedicato, e perciò non lo si può sprecare in balia dei percorsi, di vetrine ammiccanti, di urli commerciali, di spazi sconfinati che fanno venire il mal di testa. Serve un luogo dove concentrarsi, dove il lettore può esercitare il proprio potere, dove lo spazio si trasforma senza cambiare.

La libreria può essere un luogo diverso: nell’ordine o nella confusione non può trasparire l’angosciante percorso guidato, che clamorosamente ammicca (o meno) a ciò che abbiamo visto o sentito di sfuggita poche ore prima su altri media, che gioca sulle quantità, sulle sindromi o le invidie.

Perciò il lettore è più potente di un semplice cliente, perché si nutre di scoperte, e le scoperte non possono essere previste.

Per noi, la libreria assomiglia ad un luogo di studio personale — e in questo si differenzia dalle biblioteche, dove la fruizione è giustamente legata a rigide regole di archiviazione — le disposizioni non sempre si possono spiegare, le indicazioni sono relative, il prossimo romanzo è in agguato e nessuno sa qual è: questo lega i lettori tra di loro, senza retorica e senza memetica.

Come librai, noi vestiamo càmici di storie, esperti farmacisti della carta, proteggiamo i lettori dal laborioso e aggressivo processo di creazione del libro, ci confrontiamo col demiurgo impalpabile dell’editoria, e raccontiamo, consigliamo, prendiamo decisioni. Aiutiamo i lettori a non sentirsi soli, ma soprattutto a esercitare un potere che hanno, e che non sta solo nella scelta.

Questo e non altro facciamo. Ci dedichiamo alla ricerca, teniamo alta una tensione culturale, un dialogo felice per far sì che la nostra libreria diventi come il grande tavolo che trova spazio al suo interno.

Foto: Gabrielli Fanelli

Tutti i luoghi di aggregazione hanno i propri tavoli, che permettono di stare comodi e di fare; così quello nella nostra libreria, che è bianco, e si può sollevare a più altezze perché lo abbiamo costruito noi, e si può coprire e spostare, serve a tutto, anche a mangiarci alle volte, per accompagnare l’intera vita, litigi compresi.

Le comunità di lettori si creano invitandoli a prender posto, a trasformarlo, anche quando non ci sono.

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