Tutto solo con i suoi sentimenti

di Gaia Tarini

Su Gli amatori di Brecht Evens, un piccolo gioiello di graphic novel pubblicato in Italia da Bao Publishing. Qui un piccolo assaggio. Buona lettura.


Leggere Brecht Evens mi ha fatto tornare in mente quel muro di Roma, in San Lorenzo, dove qualcuno vergò con lo spray Il poeta sei tu che leggi. Così gli amatori, che danno il titolo al suo fumetto, non sono (tanto) dentro il libro ma fuori, spettatori a tutto tondo di una storia che è più di una graphic novel, che si presta ma poi svicola dalle convenzioni del fumetto, un modo di parlare e di riflettere sull’arte senza le barriere dell’arte stessa.
A metà tra sfumature adulte e tinte che incanterebbero un bambino, Gli amatori è un esercizio di stile che sa fondere modernità e passato, una specie di gioco meraviglioso che non assomiglia a nient’altro che leggerete mai.

Pieterjean ha trent’anni, un lavoro come insegnante di disegno, una relazione che sta per andare a rotoli e qualche amico con cui ubriacarsi la sera. Tutto cambia quando viene invitato fuori città per l’organizzazione inedita di una biennale a cui partecipano altri artisti come lui.
Manipolo di personaggi sgangherati, la comune di Beerpoele lo trascina in una spirale di lavoro e riflessione, portando soprattutto una ventata d’aria fresca: Pieterjean è un osservatore un po’ riservato che tenta di vedere qualcosa anche in quei compagni così inusuali, talvolta violenti o scapestrati che costruiscono e distruggono i frutti del loro lavoro con tormentosa fragilità. Lontano dalle luci stroboscopiche della capitale, la campagna selvaggia è il luogo ideale per sparpagliare le carte, dare un taglio al passato, incontrare un altro amore; ma anche lo spunto per cercare di comprendere — attraverso l’osservazione per lui così fondamentale — come dare un senso alla sua presenza, come cambiare le cose (in meglio) perché tutto funzioni, fino all’inaspettato epilogo.

La trama degli Amatori di Evens è perfino fragile se si pensa alla profondità, alla complessità del suo linguaggio figurativo: uno stile che non assomiglia a quello di nessun altro e che porta una ventata fresca nell’universo del graphic novel europeo, distaccandosi quasi completamente da tutte le altre forme di disegno cui siamo abituati. Peculiarità che spiega quest’inedito è, ad esempio, la totale mancanza di contorni netti: come in un sogno, tinte e sfumature sono autosufficienti abbastanza per svelare oggetti e pensieri, confusi in una tavolozza di colori caldi e freddi che non privilegiano nessuna nuance in particolare. Ricchezza, quindi, è la parola d’ordine: una scelta che incide con più convinzione sull’illustrazione prima che sulla trama. Sì, perché Gli amatori è anche questo: una storia che ci costringe a mettere in discussione il nostro modo di intendere il graphic novel, sovvertendo l’importanza dei fattori. La trama si semplifica perché il disegno (che resta al contempo a tratti quasi stilizzato) si possa complicare. Ad Evens è riuscito il miracolo più importante: quello delle immagini parlanti.
La sua è una lanterna magica in cui il linguaggio tenta teneramente e con successo di perdersi, di diventare irrilevante.

Ma è anche un fumetto decisamente espressionista che inneggia a Franz Marc e ai fauvisti, mantenendo una linea contemporanea e parlando soprattutto di contemporaneità. Celebre e inevitabile è il suo invito allo sguardo, la voglia di coinvolgere il lettore in un viaggio che richiede una capacità contemplativa non indifferente: sono parentesi, tavole a tutto tondo fatte per essere guardate e incredibilmente mai uguali tra loro.
La bellezza dei disegni di Evens è un’urgenza espressiva inusuale e caratteristica, che tocca le corde del sentimento: sentimentali sono le ombreggiature che plasmano con eloquenza violenta i piccoli e grandi accidenti, l’arrivo di un amore, l’abbandono di un altro.

Mi colpisce pensare agli Amatori come a un fumetto unico nel suo ottimismo: l’autore (classe 1986) è un giovane maestro che ha capito come sussurrare al cuore senza scadere nel patetico o nel tragico, il suo è un disegno che sorride anche quando vuole piangere. Avrei voluto incontrarlo da bambina perché la sua magia mi colpisse da ogni parte: piena di sottintesi che sarebbero stati più chiari nel tempo, pieno di malizie che appartengono al mondo degli adulti; eppure così geniale da attraversare un orizzonte di lettura complesso e diversificato. Gli amatori è un’opera che, finalmente senza retorica, è per tutti, grandi e piccini: dimostra con grande coraggio che si può disegnare e riflettere su qualcosa di molto profondo mantenendo uno sguardo autentico e puro.
Leggetelo e non lo dimenticherete mai.


Gaia Tarini è nata a Perugia nell’inverno del 1989. Nel 2011 ha fondato, insieme a Giorgia Fortunato, il blog di recensioni letterarie Le ciliegie parlano. Scrive tutti i giovedì sulla Colonna dell’Invidia per Barta Edizioni e ha sempre la valigia quasi pronta.

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