Storytelling, la chiave per l’empatia

Siamo tutti diffusori di informazioni, emettitori mediatici che non acquisiscono passivamente. Produciamo e pubblichiamo, e per questo sta a noi generare tipi di informazione che si diffondano e che accrescano latentemente le potenzialità di noi tutti, facendo progredire l’umanità. E’ nostra responsabilità, come autori del nostro stesso mondo, raccontare grandi storie per dare vita all’immaginazione e allargare i nostri orizzonti oltre ciò che vediamo con i nostri occhi.

Lo storytelling è uno grande strumento che può essere usato per esprimere la condizione umana e sappiamo che quando una storia personale viene condivisa, inconsciamente generiamo una connessione emotiva con chi racconta ed empatizziamo con la sua esperienza. Nonostante non sia possibile empatizzare con le situazioni e le esperienze di tutti, riusciamo però a capire l’importanza di almeno qualche elmento della storia, come date, eventi, immagini, nomi e luoghi che a noi appaiono come familiari e che associamo alla nostra vita vissuta. Questo ci permette di comprendere meglio la dimensione emotiva del racconto, aiutandoci a sviluppare empatia verso persone poco prima sconosciute, che nel nostro mondo, quello dei social media, possiamo conoscere anche in dettaglio in pochi secondi. Questo rende lo storytelling uno strumento dal grande potere che può essere modellato in funzione di un obiettivo e da questo nasce la nostra grande responsabilità nell’utilizzarlo.

In L’Amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez unisce due concetti similarmente opposti, amore e malattia, e li intreccia in una paradossale storia in cui entrambi gli aspetti sono ricorsivi. Il protagonista si ammala per amore e utilizza la stessa malattia come pretesto per unirsi alla sua amata. Unendo due concetti apparentemente incompatibili come empatia e teconologia, la domanda che l’umanità si pone oggi è ugualmente paradossale: le cosidette tecnologie “transumane”, l’alta tecnologia che ci porta avanti nell’evoluzione, possiedono un potere tale che ci permetterà di accrescere l’empatia che possiamo provare verso gli altri o il loro utilizzo decrescerà la nostra abilità nel capire “l’altro”, le nostre famiglie, le comunità e le culture diverse?

Come il mondo diventa più “piccolo” e connesso, l’umanità diventa sempre più divergente a causa dell’impulso di possessione — o di non possessione — di una moltitudine di tecnologie, portando l’empatia ad avere un ruolo sempre più importante per la società. La realtà è che empatia e tecnologia sono connessi da almeno un millennio ed è chiaro che siano caratteristiche evolutive imprescindibili per la sopravvivenza collettiva. La via per non cadere in declino come collettività è lo storytelling, il raccontare storie, che siano le nostre, o quelle degli altri, che siano finzione o realtà. Dunque è oggi cruciale creare storie universalmente fruibili, che arrivino a tutti, e dovremmo assicurarci che si diffondano oltre la rete, oltre le barriere politiche e sociali, attraverso le più diverse sfere multiculturali, attraverso più mezzi possibili, con la speranza di raggiungere e perforare l’ego di chi rifiuta i punti di vista dell’altro, per catturarlo emotivamente così da portarlo a dire: “io e te siamo diversi, ma adesso ti capisco, e penso che anche tu potresti capirmi, se ti raccontassi la mia storia.”Supporta la creazione di contenuti come questo.
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Originally published at www.lsco.it on June 29, 2016.