Westworld, ai confini della TV

Attenzione: possibile presenza di qualche spoiler errante

Westworld sposta più a ovest i confini della TV esplorando territori nuovi. Ancora una volta la TV sa sorprendere, presentando un prodotto che può stare tranquillamente al livello di un buon film, ma senza perdere di vista la propria natura. È una TV abissalmente diversa da quella a cui siamo abituati in Italia, niente reality idioti, niente sceneggiati infiniti recitati male e scritti ancor peggio.

Non è solo la produzione che conta, certo anche quello ha il suo peso; non sono gli attori bravi a fare la differenza, anche se ovviamente la recitazione è importante; non è il budget, perché non sempre avere tanti soldi a disposizione è sinonimo di qualità.

Ancora una volta quello che fa la differenza è la storia. Ma oltre alla storia Westworld ha qualcosa in più, le idee.

Ancora una volta quello che fa la differenza è la storia. Ma oltre alla storia Westworld ha qualcosa in più, le idee.

Tutte le buone storie partono da buone idee, non c’è quindi da stupirsi se anche in Westworld troviamo delle buone idee alla base della storia.

Però Westworld è continuamente permeata di idee che oltre a essere l’innervatura della storia vengono suggerite allo spettatore e in questo modo avviene il salto di livello; si passa dall’intrattenimento a qualcosa di più. Westworld stimola alla riflessione, invita alla ricerca e all’approfondimento delle tematiche trattate. Tutte le storie davvero buone dovrebbero essere così. Ma se è assolutamente normale che un buon libro faccia riflettere ed è abbastanza normale che un buon film faccia riflettere, questo è piuttosto insolito per una serie TV .

In questo Westworld è riuscita ad andare oltre, ha spostato un po’ più in là la frontiera e ha superato tutte le serie televisive, alcune molto buone, viste fino ad ora.

The Game of Thrones è un’ottima serie, una grossa produzione, avvincente e divertente, Stranger Things è la serie perfetta, una delle cose migliori viste fino ad ora, Breaking Bad, True Detective e altre hanno sempre rappresentato un modo di pensare al meglio la televisione, ma Westworld ha qualcosa in più.

Se è assolutamente normale che un buon libro faccia riflettere ed è abbastanza normale che un buon film faccia riflettere, questo è piuttosto insolito per una serie TV

La narrazione è complessa e intricata, giocata su più livelli temporali; nel corso della vicenda vi sono vari indizi che portano a questa conclusione, ma solo l’ultima puntata svela la situazione reale. Si seguono le storie intrecciate di alcuni personaggi, umani e host (così vengono chiamati i robot in Westworld), tutti alla ricerca di qualcosa e in fondo si tratta per tutti della stessa cosa: la conoscenza di se stessi e delle motivazioni che muovono le proprie azioni.

La storia non è perfetta, vi sono diverse incongruenze, alcune cose non sono spiegate e altre non reggerebbero a un’analisi più approfondita, nonostante ciò rimane una vicenda estremamente avvincente e affascinante.

Westworld si può guardare senza porsi troppe domande, appassionandosi alle vicende dei vari personaggi, ma il salto di livello avviene quando la storia diventa un trampolino di lancio per riflettere sulle molte domande che pone.

E non si tratta certo di domande banali: cos’è la coscienza? esiste il libero arbitrio o siamo tutti programmati? cosa significa essere umani? e lo siamo davvero?

Westworld si può guardare senza porsi troppe domande, appassionandosi alle vicende dei vari personaggi, ma il salto di livello avviene quando la storia diventa un trampolino di lancio per riflettere sulle molte domande che pone.

Alcuni hanno criticato la scarsa empatia che si riesce a provare per i personaggi di Westworld, lamentandosi che è difficile appassionarsi realmente alle loro storie. In parte questo è vero; è difficile provare paura o compassione per personaggi che possono morire e rivivere molte volte. Dopo averli visti soffrire pene atroci e averli ritrovati poco dopo integri e senza alcun segno si tende a disaffezionarsi alla loro sorte. Ma questo è vero solo in parte, infatti si scopre che le sofferenze lasciano un segno, un segno interiore più profondo di quanto possa sembrare. E si inizia ad appassionarsi alla loro vicenda interiore, alla loro ricerca di un significato, di uno scopo, la ricerca di se stessi. La vicenda mentale supera di gran lunga l’importanza della vicenda esteriore ed è quella che diviene un po’ alla volta il filo conduttore di tutta la serie.

Il vero labirinto di Westworld è il labirinto della mente, seguirlo e trovarne il centro significa trovare il centro di se stessi, il luogo dove alberga la coscienza.

La coscienza e l’autocoscienza sono il tema portante di tutta la storia. I robot sono intelligenti, in grado di rispondere correttamente agli stimoli esterni, indistinguibili dagli esseri umani. Solo in alcune situazioni particolari mostrano di possedere una programmazione che li obbliga a determinati comportamenti o che ne inibisce altri, primo fra tutti l’impossibilità di fare del male a un essere umano. I robot non sanno di essere artificiali, sono programmati per non accorgersi delle incongruenze del mondo in cui vivono, sembrano avere sentimenti e passioni esattamente come gli esseri umani.

Ma sono realmente coscienti? Questa è la domanda chiave, da cui deriva, o forse che è generata da un’altra domanda ancora più fondamentale: cos’è la coscienza?

Lo stesso Ford, il creatore di Delos (il mondo fittizio in cui si trovano i robot), ne discute con Bernard, il capo programmatore, spiegando le idee sull’argomento del suo vecchio socio misteriosamente defunto, Arnold.

Consciousness isn't a journey upward, but a journey inward, not a pyramid, but a maze

È qui che viene tirata in ballo la teoria della mente bicamerale di Julian Jaynes. Secondo Jaynes la coscienza è un prodotto culturale piuttosto recente, databile fra il mille e il duemila a.C., prima di tale data la coscienza come la intendiamo noi non esisteva. La mente umana era divisa in due parti distinte: una parte prendeva le decisioni e le comunicava alla parte esecutiva che le recepiva come voci misteriose, che finivano per essere identificate come le voci degli dei.

Detta così sembra una teoria piuttosto bizzarra, ma Jaynes porta una lunga serie di prove indiziarie a sostengo della sua teoria, partendo dalla lettura dell’Iliade e di altri testi antichi, dall’analisi di religioni e miti e da numerose evidenze raccolte dalla psicanalisi e dalla neurologia.

Si tratta di una teoria affascinante, che non è mai riuscita a guadagnarsi un grande seguito, impossibile da provare e allo stesso tempo impossibile da smentire. L’idea di un’umanità in grado di pensare, di comunicare, di inventare oggetti, di raccontare storie eppure priva di autocoscienza sembra folle, ma leggendo Jaynes si viene portati a pensare che in fondo non è così inverosimile.

In Westworld i robot sentono delle voci che li guidano, si tratta di comandi impartiti dai programmatori, ma non solo; alcuni di essi sentono infatti la voce di Arnold, il loro primo programmatore che li spinge verso qualcosa di diverso.

Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza avviene, secondo Jaynes, in una situazione di crisi e di grossa sofferenza. Allo stesso modo le continue sofferenze e angherie patite dai robot sembrano essere la chiave verso l’autocoscienza.

Ma la mente bicamerale non è l’unica teoria sulla mente che viene citata in Westworld. Nel settimo episodio il dottor Ford cita una teoria secondo cui l’intelligenza umana avrebbe la stessa funzione delle piume del pavone, un modo per attrarre un compagno/a. Si tratta di una teoria proposta da Geoffrey Miller nel suo libro The Mating Mind: How Sexual Choice Shaped the Evolution of Human Nature. L’evoluzione è spesso citata come la forza che ha plasmato gli esseri umani e in grado di operare anche sui robot.

I read the theory once that the human intellect was like peacock feathers. Just an extravagant display intended to attract a mate. All of art, literature, a bit of Mozart, William Shakespeare, Michelangelo, and the Empire State Building. Just an elaborate mating ritual

Insomma di carne al fuoco ce n’è parecchia, basta avere un po’ di curiosità e di voglia di riflettere e avrete argomenti sufficienti per non annoiarvi durante le feste natalizie.


Originally published at stories.citizenstalk.it on December 15, 2016.