Adoro il progmetal

Solo negli anni ’70 riuscivano strafatti a mettere 5 canzoni dentro una sola. Forse ce la facevano perché erano strafatti
di Martino Pietropoli


Questa recensione arriva in ritardo di più di 40 anni, ma ho una buona scusa: quando War Pigs fu pubblicata nel 1970 io non ero ancora nato.


È stupefacente ascoltare un pezzo come questo dei Black Sabbath anche dopo così tanto tempo: ha ancora una freschezza e così tante cose da dire da far sembrare pezzi di 10 anni fa delle cariatidi. Ma anche pezzi di 5 anni fa. Anche di 2 anni fa.

Perché? Sospetto che si tratti di almeno due/tre motivi.

1. La musica classica

War Pigs, come molti altri pezzi di progmetal, ha una costruzione complessa: è come se Tony Iommi — che ne è l’autore — avesse preso 4/5 motivi diversi e li avesse collegati in un unico pezzo lungo quasi 8 minuti. Ecco un trucco: i pezzi progmetal più famosi non potrebbero mai starci in un radio-edit — ossia la versione radiofonica delle canzoni, della durata massima di 3–4 minuti — perché hanno bisogno di più respiro per spiegare le loro ali. Sono pezzi quasi da meditazione: non ti intrattengono ma richiedono invece la tua attenzione più totale. Una semplice melodia si apre come un fiore e diventa un frattale più articolato: la trama iniziale si riconosce ancora ma si sono aggiunti motivi secondari che diventano primari e che ritornano poi in secondo piano.

Non c’è niente e molto poco al giorno d’oggi che ci assomiglia, se si esclude il jazz, ma nemmeno quello lo passano le radio, o molto poche e solo a certe ore.

Se non bastasse la complessità della sua costruzione ci si può consolare seguendo la linea del basso di Geezer Butler: nei suddetti 8 minuti fa praticamente qualsiasi giro facciano i primi 100 di Billboard di quest’anno. E poi dei cinque anni precedenti. Al basso non si presta mai un’attenzione vigile ma quello di War Pigs la merita eccome: non è una semplice sottostruttura. Lo potresti isolare e sarebbe un 7° o un 8° motivo musicale a sé stante.

Ecco quindi un motivo: il progmetal è suonato e cantato da strafatti ma ti fa sentire più intelligente perché non devi sentirlo e basta: devi ascoltarlo. E il motivo è che assomiglia nella sua struttura alla musica classica. Ho ascoltato War Pigs dopo aver ascoltato Così fan Tutte di Mozart e qualche movimento sparso di alcuni quartetti per archi di Schubert. Non richiedeva affatto meno attenzione all’ascolto e sospetto che Iommi conoscesse bene la musica di Mozart e di Schubert. Anche un quartetto di Schubert è basato su una motivo musicale che si sviluppa secondo variazioni in diverse declinazioni, spesso apparentemente poco imparentate fra di loro.

2. Il Blues

War Pigs è grandemente debitore al blues. Se lo smonti pezzo per pezzo c’è blues ovunque.

Il blues magari ha una struttura più semplice (è nato in maniera più spontanea e non di certo per essere una musica colta) ma è una musica dell’anima che coniugata da degli strafatti europei — ma pur sempre europei — è diventata una cosa più articolata. War Pigs, appunto.

3. Il bardo

Non so con che tono i bardi medievali intonassero i loro componimenti, ma ho il sospetto che la loro voce ispirata non fosse molto diversa da quella di Ozzy Osbourne mentre cantava War Pigs o altri brani dei Black Sabbath.
Quella particolare nota, quell’alzare il mento al cielo per far uscire meglio di senno quelle parole: sono certo che i bardi facevano così.
Quindi il progmetal — o almeno quello dei Black Sabbath — è ancora così moderno perché è antico: è evocativo e parla con una voce che non può non catalizzare la nostra attenzione moderna. È l’intonazione di chi dice “Sto per rivelarvi qualcosa della vostra vita. Ascoltatemi, parla a voi”.

Il progmetal è così moderno perché è tremendamente antico.

Ciò che comunemente consideriamo contemporaneo è istantaneo più che contemporaneo.
Aggiornato, al più.
È la musica che si sente oggi e che domani sembrerà decrepita.
Poi c’è certa musica che si ascolta e che rimane moderna anche dopo 45 anni. Come War Pigs.

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