Amare le Marche

Colpite da terremoti e ferite, le Marche sono una delle regioni più belle del mondo. Non andarci è peccato capitale


La cosa che ho sentito più spesso ripetere dai marchigiani era che tutti pensavano che fosse pericoloso andarci. Evidentemente molte persone ritengono che, per quanto martoriate dai terremoti negli ultimi anni, le Marche siano costantemente soggette a scosse. Non ci sono stato dei mesi, ma posso assicurare di non averne sentita alcuna. Ma l’altro mito negativo di cui soffrono è che tutto il loro territorio ne sia stato coinvolto e sconvolto, mentre ci sono moltissime zone che i terremoti li hanno sentiti eccome, ma che non ne sono rimaste danneggiate. O solo in parte, comunque non in modo da comprometterne irrimediabilmente la capacità di accoglienza.


Siccome però non le ho visitate puntigliosamente, preferisco fare come faccio di solito: raccontare il viaggio usando le foto come cartoline, dicendo cosa mi ricordano e perché le ho scattate.

La vista da Montemaggiore (Fano) e quella dal giardino pensile del Palazzo Ducale di Urbino

Dal punto di vista naturalistico le Marche sono uno dei territori più belli che ci siano in Italia. Fatta eccezione per alcune zone interne e costiere sono inoltre quasi intatte. Sono terre fortemente antropizzate ma la dolcezza delle loro colline è così maestosa che guardando questi sontuosi manti verdi dal Palazzo Ducale di Urbino si ha la sensazione che sia lo stesso panorama che vedevano Federico da Montefeltro o Raffaello.

Deve essere una gentilezza contagiosa perché non ho trovato un solo marchigiano indisponente.

Al largo del Conero

Persino certe orrende rovine diventano poetiche nelle Marche.

Porto Recanati

Beh, non proprio tutte.


Aggiungi perfezione a perfezione

Come se il territorio non fosse già abbastanza bello, l’architettura rinascimentale marchigiana è ancora più perfetta. Entrando a Palazzo Ducale di Urbino si può capire cos’è un luogo geometricamente armonico. La sua natura metafisica astrae l’osservatore da ogni contatto con la realtà e lo porta ad un diverso livello percettivo dominato da una regola perfetta. È una delle esperienze più terapeutiche che si possano fare.

Non saprei descriverla diversamente che dicendo che visitarlo è come entrare in un dipinto rinascimentale. Di cui c’è copiosa presenza all’interno. Perché ti capita di passeggiare fra le sue maestose sale (che dimensionalmente non hanno niente da invidiare a quelle del palazzo di un re, pur avendo un’estetica molto più severa e misurata) e di imbatterti ne “La Muta” di Raffaello o nella Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca. E di rischiare di stramazzare.

La Muta di Raffaello, dettaglio delle mani

Perché non ti ricordavi mica che era lì e perché stai a guardarla pensando che davanti a quel pannello di legno lievemente ricurvo c’è stato Piero della Francesca qualche secolo fa e se ne stava lì a dipingere, come adesso te, ad ammirare. Non so, è una specie di stargate, una varco spazio-temporale che ti si apre sotto i piedi, al modesto prezzo di un biglietto di ingresso.

Tombe Malatestiane a Fano

In poche altre regioni d’Italia si riesce a immaginare come fossero secoli fa. In Umbria e nelle Marche e in parte della Toscana si riesce. In alcune zone sempre più limitate del Veneto, anche. Gran parte del nostro territorio è invece recente, sconvolto, anonimo, brutto. Non so bene che aspetto avesse la Lombardia secoli fa, ma nelle Marche non mi devo sforzare: era così, o poco diverso.

Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno

Per questo camminando per la magnifica Ascoli Piceno o per Urbino senti più forte la presenza degli straordinari ingegni che hanno abitato quelle città: perché c’è una pacifica tregua fra passato e presente e il presente ospita il passato e anzi ne è molto simile, quasi la stessa cosa. Come se i lembi delle dimensioni storiche si toccassero.

Ascoli Piceno

Medioevo, Rinascimento ed era moderna convivono, forse perché la tradizione è ancora molto viva e sentita e condiziona il rapporto con la contemporaneità dei marchigiani. Ma vorrei anche dire Per fortuna: per fortuna che i marchigiani sono fieri delle loro terra e dei suoi prodotti, delle sue città e dei suoi borghi. Non hanno alcuna urgenza moderna e sembrano poco interessati alla cadenza moderna del tempo. Entrando nelle Marche rallenti e tutto è uguale al resto d’Italia ma lievemente diverso. Per esempio i ristoranti costano meno che altrove (e si mangia divinamente bene — senza citare nemmeno Moreno Cedroni o Uliassi, sicuramente i cuochi marchigiani più famosi al di fuori della loro regione) e in genere la vita è meno cara.

I salotti improvvisati in giro per i paesi dell’entroterra

“Dolcezza” è la parola che mi veniva più spesso in mente girando per le Marche. Ne ho avuto una visione distorta dovuta al fatto che ero pur sempre un viaggiatore e non un abitante ma non è poi detto che chi vive in luogo sia più obiettivo nel giudicarlo. Spesso anzi la sua visione è alterata proprio dal fatto di viverci, in positivo e in negativo. Nella visita fugace — almeno mi illudo — affiorano solo i veri caratteri di un luogo e la dolcezza mi pare un bellissimo tratto, no?

Piazza Duca Federico, Urbino

Continuo a sfogliare le foto fatte e non c’è un particolare filo che le lega. Forse c’è un tempo frammentato o puramente delle suggestioni. A volte le ho fatte senza nemmeno sapere perché. Non guardo solo i monumenti ma mi piace anche guardare le case contemporanee. Viviamo lì dentro in fondo, no?

Un condominio a Fano. Le capanne di Sassonia, la spiaggia di sassi di Fano
Grottammare

Sembrano esserci poche persone in queste foto, eppure ce ne sono nelle Marche. È come se le cose e le case e i paesaggi abitassero questa regione, più che le persone. Ma non è una regione desolata, affatto. Non è questo che intendevo involontariamente dire con queste immagini. Forse volevo solo dire che è una regione che è meglio “abitata” da chi ci vive, siano cose o persone. C’è forse più armonia, più rispetto.

Ed è densa di luoghi e città e borghi. Ne ho visti solo una piccolissima parte ma addentrandosi nelle valli che scendono a pettine verso il mare si incontrano rocche e chiesette su quasi ogni rilievo o cima di collina. Mille comuni e mille popoli che si guardavano al di là di una valle e a volte si facevano la guerra. Ogni cima conquistata da una costruzione: a volte un castello, a volte una chiesa. Tanti frammenti di Medioevo e Rinascimento che vedi in un solo colpo d’occhio, guardando in profondità in una valle o percorrendo una strada.

Mondavio al tramonto

Non ci sono solo luoghi belli, come in ogni regione, ma mi pare che ce ne siano di meno brutti che altrove. Non so bene perché: se sia semplicemente il popolo marchigiano che ha amato di più la sua terra o se siano state le condizioni economiche meno favorevoli che altrove ad aver risparmiato a questa regione certo progresso che si esprime in orrende zone industriali o in ricche costruzioni contemporanee povere di idee.

Ma anche il brutto è un tratto del carattere e, come in una storia d’amore, deve essere tollerato e accettato. Del resto ce n’è davvero poco qui: i marchigiani e la loro terra sono amabili e piacevoli come i luoghi che abitano. In fondo anzi i luoghi in cui vivono hanno una forma e una bellezza che gli è stata data da chi li ha abitati e, di riflesso, questi hanno restituito ai loro abitanti una certa gentilezza d’animo. Una dolcezza, direi.

La ferrovia a Fano all’imbrunire