Il solipsismo della busta di insalata

Cosa dice di noi uomini e donne moderni una semplice busta d’insalata

Una volta non esistevano ed eri costretto ad andare a fare la spesa entro orari ben definiti, magari scapicollandoti, magari in tempi stretti, magari rimanevi senza cena. Ora i supermercati di vicinato sono aperti sempre. Fino a sera tardi, anche la domenica. La domenica sera per giunta. E noi siamo sempre più soli la sera dopo le 19.30 mentre ciondoliamo lì davanti al banco del frigo, quello con le insalate in busta, indecisi tra la valeriana, la gentilina, i cuori di lattuga o il mix di stagione. Qualche metro più in là il pane a cassetta ma forse è meglio il pan brioche, quello ai cinque cereali. Una mano si allunga verso il latte di soia perché quello normale si fa fatica a digerire e mentre si va verso la cassa si afferra un bottiglia di coca cola al volo e magari una piccola sosta davanti al frigo dei gelati ché magari i cuccioloni sono in offerta. Ora c’è tutto il necessario per un’insalata triste, un toast da mangiare a gambe per aria mentre si affonda sul divano con lo streaming di una serie tv.

Ha la tessera?
Eccola.
Sono 7.98 euro.
Ecco.
Digiti pin e tasto verde.
Grazie.
Grazie a lei.
Arrivederci.
Arrivederci.

Esci da quella porta e accanto altri soli come te che comprano buste di insalata, un sacchetto di arance, un pacco di pasta integrale o addirittura una bottiglia di birra. Ognuno nel suo solipsismo, perso e preso dai cazzi suoi, con il desiderio di mangiare una carbonara ma alla sera è pesante. Meglio l’insalata, magari ci metto due tocchetti di formaggio. Legittimo chiedersi i motivi per cui alle otto e mezza di sera si è davanti ad un frigo contenente una grande varietà di foglie di insalata. Legittimo desiderare che una volta a casa ci sia già qualcuno che magari quell’insalata l’ha già condita perché ad un certo punto fa fatica anche aprirla quella busta. Ad un certo punto si giura a se stessi di non andare mai più dopo le otto e mezza in uno di quei supermercati. Perché se l’animo non è triste, lo diventa anche se non lo è.

Soli come dentro un quadro di Hopper, davanti ad una busta di insalata.


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