Photo by Samantha Cristoforetti

Il terminatore

È il confine che separa il giorno dalla notte. E non solo.

di Martino Pietropoli

Quello che a terra chiamiamo tramonto nello spazio lo chiamano terminatore. Non i marziani, ma insomma ci siamo capiti: il tramonto visto dallo spazio è una linea molto sfumata che divide le regioni del globo terraqueo illuminate dal sole da quelle che stanno per essere inghiottite dalla notte.

Quello che è normalmente percepito come un graduale e fluido passaggio dalla luce al buio, nello spazio è un confine netto, che si sposta incessantemente, dalla notte dei tempi.

Sfumato anche quello, ma ben visibile. Lo si abbraccia con uno sguardo solo perché da distanze siderali la terra è una sfera e, come tale, è illuminata o in ombra come una sfera qualsiasi.

Come l’alfa e l’omega, anzi: meglio. Il terminatore inizia e finisce. Comincia la notte e finisce il giorno. A seconda di come la si veda.
È contemporaneamente inizio e fine, luogo dei punti spaziali con doppia proprietà simultanea: bianco e nero, contemporaneamente. Vita e morte. Luce e buio.

Il valore filosofico di questo terminatore è così profondo e pregno di significati che non lo analizzeremo.

Basta il nome.

“Salve, sono il Terminatore”

Anche Darth Vader avrebbe un moto al basso ventre.

Giudizio finale: finale, proprio.



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