Ti telefono il libro

Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri è il nuovo libro di Tito Faraci e Sio. E questa è la recensione, scritta e disegnata


Tito Faraci e Sio hanno fatto un libro. Scritto e disegnato, come questa recensione. Faraci è un fumettista e sceneggiatore di Topolino, Dylan Dog, Diabolic, Capitan America e l’Uomo Ragno, per dirne solo alcuni. Sio è lo pseudonimo di Simone Albrigi, fumettista molto famoso per il suo canale YouTube Scottecs e per la sua comicità surreale e non-sense.

Se sommi i due viene fuori un libro che è spaccato esattamente a metà: nelle pagine di sinistra la sceneggiatura e a destra il fumetto. Solo che raccontato così sarebbe stato un libro didattico e basta, del tipo “Dalla sceneggiatura al fumetto”, appunto. Ma “Le entusiasmanti avventure…” non poteva essere questo genere di libro e infatti è il risultato del lavoro di due autori che fanno il loro mestiere con esiti però non prevedibili: Faraci scrive preciso e puntiglioso una sceneggiatura di una storia ambientata nel 1874 e Sio la disegna, prendendo alla lettera quello che trova scritto. Se c’è scritto “campo lungo” lui disegna un campo da calcio molto lungo, se c’è scritto “allunga le mani” lui disegna mani allungate e via così.

Il libro insomma si sviluppa nello spazio fra la parola e l’interpretazione della stessa.

Per molti versi leggendolo hai la stessa straniante e comica sensazione che hai quando leggi le istruzioni dei prodotti fatti in Cina tradotte con Google Translator: non hanno senso o se ce l’hanno è vago e deducibile solo dalla funzione dell’oggetto in sé. Altre volte il senso è incomprensibile ed è quello che ti capita se guardi prima i disegni di Sio e poi leggi il testo di Faraci: il rapporto fra i due è chiaro solo in un senso (da Faraci verso Sio e non viceversa) perché la scrittura si riferisce a un universo di implicite e sottintesi che devono essere noti al lettore, mentre il disegno è auto-esplicativo, dice quello che è e quello che è disegnato. È infantile nel senso più genuino: dice che il Re è nudo.


Per essere congruente con il libro recensito però, è giusto che anche questa recensione sia in due parti: quella testuale è grossomodo finita qui. Adesso c’è quella disegnata: parla di me che leggo il libro e dico cosa ne penso. Che è quello che hai letto fin qui, solo che è disegnato. 
A questo punto mi chiedo come Sio disegnerebbe questa sceneggiatura: come disegnerebbe “Quello che ho letto fin qui” o “solo che è disegnato”?

Probabilmente disegnerebbe un letto. E Faraci scuoterebbe la testa disperato. Ma ridacchiando, poi.


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