Rovazzi e la teoria del cacciucco

In queste ore è uscito il nuovo singolo di Rovazzi: Volare, una produzione in collaborazione con Gianni Morandi in cui compare tutto ciò che potrebbe in qualche modo scatenare la condivisione nell’utente medio italiano.

No, non parlo di voi che siete gente sicuramente civile, dotta e acculturata, parlo di quelli a cui bisogna parlare per fare soldi in questo paese.

Come se non non bastasse Morandi, nel corso del video abbiamo camei di Genny Savastano, il bambino di Saluta Andonio, il tizio di “può accompagnare solo”, rimandi all’estetica laser degli anni ’80, una maglietta col bambino buffo di Stranger Things, Maccio Capatonda, Zanetti.

C’è poi il product placement, che fa sembrare la scena di Boris in cui devono far mangiare la merendina a Stanis un progetto raffinato. Computer, caffè, la Girella, marche di vestiti, i prodotti sono ostentati perché tanto ormai i marchi fanno parte della nostra vita e non gliene frega più a nessuno se un influencer fa pubblicità a qualcosa, tranne a quelli appena arrivati dalla luna.

E infine il testo. Personalmente è la canzone che ho apprezzato di meno rispetto alle due precedenti, la trovo meno accattivante, meno furbetta, ma ha un paio di uscite carine, come la finta punzecchiatura a quelli che fanno attivismo su Facebook.

Una volta avrei detto che per capire cosa c’era nella testa dei ragazzini bisognava guardare “Tutto molto interessante”, oggi invece siamo allo stadio successivo: se volete capire cosa è effettivamente internet in Italia guardatevi Volare e capire, mancano giusto gli Antivax e i quarantenni, ma sono quasi certo che i secondi li vedremo nel prossimo video. “Ma dai non è vero, manca il lato più culturale di internet” beh, chiedetevi perché.

Con questo video Rovazzi, o meglio, chi lo produce, arriva al grado successivo dell’attuale cultura del riciclo, non è interessato ad avere una voce propria, o meglio, la sua voce è il collage di tutto ciò che può anche solo remotamente funzionare per strappare una condivisione. Ha capito, come pochi altri, che video e musica oggi devono raccontarti una storia, darti un motivo per farti cliccare sul tasto condividi che vada oltre il valore musica del pezzo in sé.

Che siano gli altri a creare, inventare, uscire dal seminato, la strategia di Rovazzi è quella di diventare una sorta di almanacco, un collage, un moderno circo dei freak virali stile Costanzo Show, se sei in un suo video vuol dire che una parte abbastanza grande di internet ti ritiene rilevante. Warhol sarebbe impazzito per una roba così.

Non c’è un modo per “vincere” contro Rovazzi se non scollegarsi da internet, qualunque cosa sia contenuta al suo interno, anche chi lo odia, potrebbe diventar parte della sua canzone, accanto a una merendina, un telefono o un paio di occhiali da sole. La sua autoironia e il suo palesare la marketta lo rendono inattaccabile.

Posso capire se non vi piace, se vi fa schifo, se vi trincerate dietro cantautori, grandi classici o musica di qualità per sfuggire a tutto questo. Milioni di persone lo hanno fatto prima di voi in tutte le epoche della storia. Odiatelo pure, ma non potete non riconoscere del genio e del raffinato calcolo in ciò che rappresenta, non musicalmente, ma dal punto di vista comunicativo.

Nonostante il vostro sdegno Rovazzi funziona perché è come il Cacciucco.

Il Cacciucco è una zuppa tipica di Livorno, il classico piatto povero. Leggenda vuole che i figli di un marinaio morto andarono dai suoi colleghi a chiedere gli scarti del pescato per non morire di fame, li portarono dalla madre la quale li mise in una zuppa con un po’ di pane e qualche spezia. Il risultato era così buono che lo vollero mangiare tutti quelli del quartiere.

Tutti mangiavano quei pesci, ma nessuno aveva pensato di prendere le loro parti meno pregiate tutte assieme.

Rovazzi è così, prende le parti meno nobili, ma più succose di internet, ciò che consideriamo uno scarto e fa una zuppa che tutti vogliono assaggiare. Magari a voi fa schifo, ma come diceva un tizio in Ritorno al Futuro, ai vostri figli piacerà.