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I progetti e la digitalizzazione di Atm nell’intervista di Giana a TTS Italia

L’azienda di trasporto pubblico del capoluogo lombardo conta di lanciare il proprio Mobility as a Service nel corso del 2022, con la città metropolitana di Milano come co-fondatore.

Intervista di Morena Pivetti pubblicata su TTS Informa n.8 settembre 2021

Inevitabile, con l’avvio delle lezioni, aprire l’intervista con la sfida della riapertura delle scuole e della ripartenza dell’industria dopo la pausa estiva. Siete pronti?

Sono fiducioso, come Atm abbiamo fatto il possibile. La rete di superficie è stata potenziata con 200 mezzi in più per un totale di 25mila corse al giorno, grazie anche all’impiego dei bus privati, di cui 120 navette solo per gli studenti che servono 32 istituti. Con 8 treni aggiuntivi la metropolitana offre 2.400 corse. Sanifichiamo più volte al giorno le vetture e abbiamo installato 4mila distributori di gel igienizzanti. Ai 380 addetti che garantiscono la gestione dei flussi dei viaggiatori e prestano assistenza abbiamo affiancato 130 controllori aggiuntivi per i controlli a terra dei dispositivi di protezione e del possesso del titolo di viaggio.

E rispetto a un anno fa?

Credo che la situazione non sia paragonabile: oggi l’80% della popolazione sopra i 12 anni è vaccinata e le ultime linee guida del governo per le aziende di trasporto sono addirittura più stringenti di un anno fa. La capienza dei mezzi è stata aumentata all’80% mentre prima eravamo al 50%. Il tavolo organizzato dal Prefetto che ha guidato la riapertura di primavera con il Patto per Milano interviene sugli orari: scagliona gli ingressi a scuola, il 70% degli studenti alle 8 e il 30% alle 9.30, rende flessibili gli esercizi commerciali, avvio tra le 9.30 e le 10, chiede a uffici pubblici, banche e assicurazioni di ricevere su appuntamento e raccomanda alle aziende private di utilizzare almeno al 50% lo smart working.

La revisione degli orari della città potrebbe rivelarsi uno dei pochi effetti positivi della pandemia.

Speriamo, però, che questa riflessione prosegua, che rappresenti un primo passo a cui ne seguano altri. Per le aziende è importante abbassare la curva oraria della domanda: il picco di traffico ci obbliga a sovra-dimensionare il servizio, che non viene poi utilizzato per il resto della giornata, con i relativi sovra-costi.

Per l’autunno l’Istat stima un ritorno ancora più massiccio all’uso dell’auto, con relativo ulteriore peggioramento della congestione urbana e sforamento delle emissioni inquinanti, a scapito del trasporto collettivo. Cosa vi aspettate?

Dovremmo essere attorno a un 65–70% dei passeggeri che trasportavamo prima della pandemia. Troppo poco. C’è un problema di reputazione per bus e metropolitane indotto dal virus, problema non solo italiano: in Europa, UITP sta ragionando su come rilanciare la comunicazione pubblica. Se la ripartenza andrà bene ne avremo un beneficio più a lungo termine.

Veniamo ora al MaaS, cuore della nostra conversazione.

Ci ragioniamo da tempo, pensiamo di poterlo lanciare nel 2022. Alcune considerazioni generali. La prima è che bisogna identificare il giusto perimetro territoriale: i casi di successo in Nord Europa che abbiamo studiato servono una singola area metropolitana, e anche noi lavoriamo sull’area metropolitana di Milano, in cui vogliamo integrare tutti i diversi servizi di trasporto, pubblici e privati. Con il Tpl come ossatura portante. Poi c’è il tema della replicabilità della piattaforma integrata che si andrà a costruire: questi primi progetti devono essere scalabili, riutilizzabili in altre realtà. Puntiamo a far diventare il nostro MaaS uno standard.

A che punto siete?

Il primo tassello l’abbiamo messo coinvolgendo come soggetto fondatore insieme a noi la Città metropolitana di Milano, attraverso Milano&Partners, società in house del Comune che raccoglie le aziende pubbliche e private operanti sul territorio. È l’integratore, l’ente terzo pubblico di garanzia dell’operazione, che coinvolge tutto il mondo della sharing mobility, dai monopattini alle bici agli scooter fino alle auto mentre i parcheggi sono una delle nostre attività. È indispensabile affiancare l’intervento regolatorio pubblico alla spinta del mercato: Atm sarà il soggetto attuatore, con il coinvolgimento di altri grandi operatori pubblici. Per la definizione del business model ci siamo serviti della consulenza di McKinsey & Company e stiamo selezionando il partner tecnologico. Direi che siamo a buon punto: ormai è questione di qualche mese.

Contate di essere tra le prime tre città scelte dal MaaS4Italy per la sperimentazione?

Ci proviamo, contiamo di far parte del primo gruppo: in caso contrario andremo comunque avanti con il progetto.

Allarghiamo lo sguardo al settore e alla digitalizzazione, altra componente fondamentale del MaaS. Come Presidente di Agens qual è lo stato dell’arte delle aziende del Tpl?

Se guardiamo alla gestione del cliente nel suo complesso, la mia valutazione è che siamo agli inizi. Molte aziende hanno una loro app ma la app non è l’aver digitalizzato, non è un processo compiuto. Per esempio, come Atm Milano abbiamo digitalizzato l’asse portante dell’attività commerciale, dalle informazioni al ticketing ma le vendite sul canale digitale sono appena il 10% del totale mentre il 90% delle relazioni resta sul canale tradizionale. Più in generale il panorama è davvero a macchia di leopardo: ci sono aziende molto avanti e altre molto indietro.

Da cosa dipende? C’è una divisione che passa dalla geografia o dalle dimensioni?

Il grado di digitalizzazione dipende dal livello complessivo di gestione dell’azienda: le aziende con capacità progettuale e di sviluppo, in parole povere le aziende che funzionano bene e rendono un buon servizio sono le più digitalizzate. Ce ne sono altre che scontano situazioni operative più critiche e hanno quindi meno risorse da dedicare al digitale. La polverizzazione del settore, la presenza di centinaia di micro-aziende con difficoltà economico-finanziarie e magari con capacità progettuali limitate. Per questo quando siamo stati auditi dal professor Bernardo Mattarella sulla riforma del Tpl abbiamo insistito sulla necessità di favorire la concentrazione delle aziende, propedeutica anche a una seria liberalizzazione.

I fondi per la digitalizzazione messi a disposizione dal MaaS4Italy possono accelerare il processo?

Non è tanto un problema di risorse quanto di capacità progettuale. Lo stesso vale per le ingenti risorse disponibili per la transizione all’elettrico e la sperimentazione dell’idrogeno: servono progetti adeguati per spenderle. Come per i sistemi di trasporto rapido di massa: va la bene la perequazione infrastrutturale tra Nord e Sud ma servono soggetti capaci di attuarla.

Ultima domanda, la clientela è pronta per la digitalizzazione?

Grazie anche all’accelerazione impressa dalla didattica a distanza e dal lavoro da remoto, penso ci sia ormai nel Paese una sufficiente cultura digitale ed informatica. Ma tocca a noi rendere semplici e di facile utilizzo gli strumenti digitali e direi che ancora non ci siamo. Dobbiamo evolvere.

Non è che alla fine la rivoluzione del MaaS la faranno Google, Airbnb, Amazon, Telepass?

Certo, perché no? Tocca a noi vincere la sfida.

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