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La facciata del deposito Ticinese, in via Custodi

L’Atm del futuro riscopre il suo passato

I depositi di Ticinese, Leoncavallo e Giambellino sono i protagonisti di un ingente piano di restauro che ha riportato alla luce le loro bellezze storiche. Un progetto targato ATM che si fa notare, anche dai milanesi.

di Alessia Susani

Mettere mano alla Storia richiede attenzione e rispetto, ma è senza dubbio un grande privilegio.

Con questo spirito il gruppo di otto persone coordinato da Marco Marocchi, responsabile della Progettazione infrastrutture e immobili di ATM, ha da poco concluso un imponente e meticoloso lavoro di restauro che ha coinvolto tre depositi dell’Azienda — Ticinese, Giambellino e Leoncavallo — due dei quali addirittura precedenti alla Prima guerra mondiale. Obiettivo principale? Quello di allungare la vita degli edifici attraverso il ripristino delle strutture portanti, migliorandone contestualmente aspetto e comfort, nel rigoroso rispetto delle caratteristiche storiche originali. Il tutto a vantaggio di chi vive quotidianamente gli spazi aziendali e della città intera.

La soddisfazione c’è — racconta Marocchi che, nel progetto di ristrutturazione dei depositi, ha svolto il ruolo di direttore lavori — . Di questa grande opera si sono accorti in tanti: vuol dire che ha avuto un impatto significativo sulle persone in Azienda, ma anche sui cittadini milanesi. Abbiamo un patrimonio immobiliare importante ed è gratificante prendersene cura, restituendo alla città pezzi della sua storia”. Gli studi di fattibilità risalgono al 2015 e il successivo progetto esecutivo è completato nel 2016, sempre a cura del team interno. Nel 2018 viene aggiudicato l’appalto e iniziano i primi lavori, che si sono conclusi nell’estate 2020, nel pieno rispetto delle tempistiche, nonostante il fermo di marzo e aprile.

A redigere il piano di sicurezza in fase di pianificazione è stato Gianfranco Santacroce, che racconta: “Durante le lavorazioni sono intervenuto in alcune fasi, ad esempio per l’approfondimento dei dettagli statici, oltre a redigere le contabilità. Per lo più ho seguito l’avanzamento dei lavori dalla sede, senza perdere il contatto con i colleghi sul campo”.

Tra questi ultimi anche Veronica Larotonda, direttore operativo del cantiere di Ticinese: “Era la prima volta che seguivo sul campo un progetto completamente ‘nostro’. Come architetto non ho spesso questa opportunità e per me ha rappresentato un’occasione di crescita professionale”. Ad affiancarla, nello stesso ruolo, Marco Pezzotta, per il quale la soddisfazione più grande è legata alla relazione umana, in particolare a quella con il cliente interno: “Mi piace interagire direttamente con le persone, gestire le inevitabili problematiche legate alle lavorazioni. Ero sempre tra i primi ad arrivare, insieme al capo cantiere!”.

Tra le innumerevoli complessità del progetto c’è proprio quella di gestire i numerosi interlocutori, a partire dalle imprese appaltatrici, passando per le aziende fornitrici di servizi e le istituzioni. In particolare per Ticinese e Leoncavallo, immobili di interesse storico, è stata la Soprintendenza delle Belle Arti a supervisionare gli interventi di restauro, intervenendo nella scelta di materiali, colori e tecniche costruttive.

RITORNO AL PASSATO IN TICINESE

È il più centrale dei depositi e anche il più antico: la struttura di via Custodi risale infatti a fine Ottocento, quando veniva utilizzata per il trasporto pubblico trainato da cavalli. All’inizio del secolo scorso viene elettrificata e successivamente entra a far parte del patrimonio immobiliare ATM. “Chi vive in zona ha notato la differenza — racconta con orgoglio Marocchi—. In particolare l’ingresso su via Giovenale era completamente celato dai rampicanti. Adesso sono visibili i dettagli storici, così come sul lato di via Custodi ora saltano all’occhio le due scritte ‘ATM’ in metallo, che sono quelle originali. Anche l’orologio a numeri romani è stato ripristinato con la meccanica dell’epoca”.

Se i lavori di restauro storico hanno richiesto particolare cura del dettaglio, per eseguire i grossi interventi strutturali sono state necessarie soluzioni ad hoc: “È stato un lavoro molto delicato — sottolinea Alberto Borrelli, coordinatore della sicurezza durante la fase esecutiva nei depositi di Ticinese e Giambellino -.

A Ticinese, per esempio, il rifacimento completo della copertura ha richiesto lo sviluppo di sistemi di sicurezza integrati per prevenire il rischio connesso a eventuali cedimenti; oltre alle classiche linee vita per gli operai, abbiamo posizionato in deposito delle piattaforme elevabili e coordinato l’intervento delle stesse per risolvere l’interferenza con la linea aerea di trazione elettrica presente in deposito. Si trattava di ridurre il rischio il più possibile, gestendo la coesistenza con l’esercizio tranviario che, ricordiamolo, non è mai stato interrotto”.

QUELLI DEL GIAMBELLINO

Molto più defilato rispetto a Ticinese, il deposito di Giambellino risale agli anni Cinquanta, quando l’area precedentemente occupata da officine elettromeccaniche viene riconvertita per ospitare la flotta automobilistica ATM in rapido incremento. Le parti preesistenti vengono dunque ristrutturate e nel contempo sono edificati nuovi stabili.

Davide Stoppini, direttore operativo dei lavori in deposito, mostra le migliorie, esterne ed interne, apportate alla struttura: “Un bel salto di qualità — commenta soddisfatto –. Da fuori non si apprezza abbastanza, nonostante il restauro della facciata. Internamente abbiamo colto l’occasione per apportare modifiche agli impianti e aumentare il risparmio energetico. È stato inoltre rifatto tutto il muro perimetrale, in parte condiviso con Rete Ferroviaria Italiana, migliorandone aspetto, struttura e funzionalità”.

LEOCAVALLO: TRA INNOVAZIONE E STORIA

Al deposito di Leoncavallo, la cui costruzione risale ai primi del Novecento, spetta il primato per la lavorazione più complessa: il risanamento di ben 128 capriate in calcestruzzo armato, ossatura portante della copertura dell’edificio, attraverso il rifacimento delle porzioni deteriorate.

Inoltre, per il restauro della storica vetrata sopra la facciata d’ingresso si è fatto ricorso, per la prima volta, all’edilizia acrobatica, una tecnica di recente diffusione in cui operai specializzati svolgono le attività appesi nel vuoto come rocciatori.

Lavorazioni innovative che hanno permesso di riportare la struttura all’antico fascino, oltre a migliorarne le funzionalità. “Qui come nelle altre strutture — specifica Thomas Raschioni, direttore operativo dei lavori a Leoncavallo — abbiamo svolto anche interventi non previsti nel piano originale che, oltre ad essere necessari, hanno migliorato la qualità di vita negli ambienti lavorativi. Per portare a termine con successo un progetto di questo tipo è necessario sapersi correggere in corso d’opera”.

Tra le chicche, la scritta originale al neon ATM sopra il portone d’uscita dei mezzi in via Leoncavallo. “Dedicarmi alla manutenzione di questo deposito, dopo trentanove anni in Azienda, è stato motivo di orgoglio, oltre che un’emozione — racconta Marino Brunetti, coordinatore della sicurezza durante la fase esecutiva -. Da piccolo guardavo da casa di mia nonna i tram fermi in deposito e quelli che entravano, annunciandosi con l’inconfondibile campanello. Per me, non solo per ATM, è un luogo della memoria”.
Che anche grazie alla passione e alla dedizione di una piccola squadra di professionisti ha ritrovato la strada del presente.

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