Caro cattivo collega…

DISCLAIMER: nessun collega è stato maltrattato per la scrittura di questo articolo
A differenza di alcuni (s)fortunati coetanei, a trenta anni ho cambiato parecchi posti di lavoro, con ruoli e contratti di varia natura, capi e colleghi d’ogni genere. Capita sempre più spesso di incontrare soggetti da cui è meglio tenersi alla larga per salvaguardare la propria posizione e la propria salute mentale.
Di chi parlo? Ecco alcuni esempi specifici, seguiti da consigli generali di sopravvivenza urbana. Tutti i fatti di seguito narrati non sono frutto della fantasia dell’autrice e ogni somiglianza con luoghi, persone o situazioni non è puramente casuale. Se abbiamo lavorato insieme e vi ci riconoscete… prendete nota. Chissà che, una volta tanto, possiate imparare qualcosa.
I capi
- “Vorrei ma non posso”: “Vorrei ma non posso”, VMNP, è stato, per molti versi, un buon capo. Mi ha offerto un rinnovo, ha fatto finta di niente quando gli ho comunicato, piangendo, che dovevo andar via prima per un lutto in famiglia e una volta, in pausa pranzo, ha allegramente condiviso con tutti i dipendenti una bottiglia di vino. Insomma, tutto perfetto, poi fulmine a ciel sereno: niente più rinnovo del contratto. “Vorrei ma non posso. Non ci sono i fondi. Magari tra qualche anno sarò io a venire a cercare te”. E va beh, mi dico io, cerchiamo altro. Poi, dopo un paio di mesi, il ritorno: vengo richiamata in sede con allettanti proposte e un progetto su misura per me. Emozione, aspettativa… per propormi una posizione gratuita. Ebbene sì, signori miei, dopo aver lavorato per VMNP, pagata, mi vedo offrire una posizione “aggratis” con la scusa che “avrei potuto farlo da casa, in pigiama”. Ora a VMNP vorrei dire che a casa in pigiama preferisco guardarmi una serie TV. Ora la sua azienda è così in alto mare che nemmeno nel mare magnum del web se ne trova più traccia. #fail
- “Il calciofilo”: “Il calciofilo”, C, non è stato il peggiore. Goliardico e cordiale, sembrava più il tuo compagno delle superiori dell’ultimo banco, quello perennemente in ritardo, preso da donne e divertimenti da italiano medio. Mi ha invitata alla festa aziendale e alla sua festa di compleanno. Quando non lavoravo più per lui mi ha anche fatto un sacco di complimenti perché mi vedeva molto bene. Insomma, C, come avrete capito, è simpatico ma per prosperare nel suo ufficio erano necessarie due cose, essere un uomo o essere una faccia da cu**; ricordo in particolare un simpatico pomeriggio in cui C e gli altri “veri uomini” usarono la TV extra lusso dell’ufficio per guardarsi una partita con tanto di birra, mentre gli altri lavoravano. Ora la sua azienda continua a stare in piedi con non si sa bene quali fondi, visto che i clienti top sono tutti migrati verso altre destinazioni. Io sono sulla riva del fiume e aspetto le teste. #fail
- “Quella che non paga”: “Quella che non paga”, QCNP, era tale prima che iniziassi a lavorare per lei, ma questo non lo sapevo. Con lei ho avuto a che fare pochissimo e le nostre interazioni si sono limitate, in pratica, a me che chiedevo lo stipendio e a lei che mi ignorava. Alla fine, complice un avvocato, la situazione si è sbloccata e appena trovato altro me ne sono andata. Non dopo aver scoperto che il mio caso non era l’unico. Ora la sua azienda è ancora in piedi, ma non versa in buone acque. Anche qui, sulla riva del fiume, aspetto. #fail
I colleghi
- “La ciociara”: “La ciociara”, C, è stata pessima: ha ritenuto opportuno “sgridarmi” in presenza di altri colleghi, ha fatto di tutto per mettere in cattiva luce il mio operato e non contenta ha sparlato di me con il capo. Avrei quasi pensato di essere io il problema, non fosse che C ha, in aggiunta, spinto al licenziamento le due persone che avevano occupato la mia posizione prima di me, sparlato di tutti gli altri colleghi con il capo e fatto credere a un collega di volersi mettere in società con lui per tirarsi indietro all’ultimo minuto. Altro? Ah sì, nell’orario di ufficio si dedicava a lavoretti extra. A C vorrei solo dire di non temere: prima o poi resterà sola con il suo esercito di deficienti, visto che avrà fatto licenziare ogni persona più in gamba di lei. Puoi farcela. #fail
- “Lo squilibrato”: “Lo squilibrato”, S, potremmo anche definirlo stalker: per un intrico di vicende personali che non vi sto a raccontare, avevamo alcune conoscenze in comune, conoscenze da cui ho saputo della sua abitudine di inviare mail su mail private e persino lettere a casa. La sua attenzione nei miei confronti, fortunatamente, è stata più circoscritta, limitata a fiumi di mail (private) per chiarire situazioni inesistenti. Ora credo le sue medicine stiano finalmente facendo effetto. Gli auguro ogni bene. #win
- “La segretaria pazza”: “La segretaria pazza”, SP, puoi trovarla ovunque. In genere, lo stress di tutta l’azienda ricade su di lei e ogni elemento che turba la sua quiete è pericoloso e, dunque, da eliminare. SP ne ha fatte di cotte e di crude a me e a colleghi vari. Penso che il suo apice sia stato dirmi di “non pensare” e che ero ansiosa. A SP vorrei dire che l’ansia non è un problema da prendere sotto gamba ma una condizione medica per cui c’è gente in cura con farmaci e percorsi appositi di psicoterapia. Dubito che SP lo sappia, ma l’informazione, anche se ormai non ha più importanza, farebbe bene anche a lei. #fail
Concludo la carrellata con alcune considerazioni di carattere generale: come evitare che questi soggetti turbino la vostra quiete interiore?
Il segreto è sorridere sempre. E, mentalmente, mandare tutti “affanculo”.
Essere corretti in ogni circostanza. Mentire, mentire, mentire. E distinguere tra “cattivi colleghi” e “buoni colleghi”. E, come gli amici, non preoccupiamoci solo di avere buoni colleghi (come E., che mi ha regalato i rollinz di Star Wars) ma, soprattutto, di esserlo.