La Battaglia di Culloden

“La battaglia di Culloden” - Olio su tela, David Morier 1746 [ Immagine da Wikipedia — Pubblico Dominio ]

La battaglia venne combattuta il 16 aprile del 1746 a Culloden, nei pressi di Inverness nelle Highlands Scozzesi. 
Lo scontro si concluse con la sconfitta dell’esercito giacobita di Carlo Edoardo Stuart e la vittoria delle truppe inglesi guidate dal Duca di Cumberland.
Culloden fu il drammatico epilogo di un conflitto iniziato molti anni prima di quel fatale scontro che distrusse il sogno di una Scozia indipendente dall’Inghilterra e con essa le aspirazioni del casato degli Stuart per la riconquista del trono inglese.
L’esito disastroso della battaglia sancì la fine della civiltà Gaelica delle Highlands e con essa molte delle tradizioni scozzesi.

Il contesto storico

A partire dal 1603 le corone scozzesi e inglesi furono riunite sotto il regno di Giacomo IV Stuart, l’unificazione segnò l’inizio di tumulti e ribellioni.
L’insofferenza verso gli Stuart portò alla “Gloriosa Rivoluzione” del 1688 che terminò con la deposizione e l’esilio di Giacomo II, spodestato da Guglielmo d’Orange (poi Guglielmo II d’Inghilterra).
Giacomo II Stuart fu l’ultimo re cattolico sul trono dei Tre Regni, con esso la Scozia perse la propria libertà.
L’emanazione dell’Act of Union, il 1° maggio del 1707 sancì l’unione del parlamento scozzese con quello inglese e la conseguente nascita del Regno di Gran Bretagna. Le privazioni politiche e territoriali imposte agli scozzesi portarono alla nascita di un movimento d’opposizione, il Movimento Giacobita, la cui missione era quella di riportare in Scozia il sovrano legittimo, esiliato dopo la Gloriosa Rivoluzione.

Il Giacobitismo fu un movimento politico nato nel XVII secolo che sostenne la restaurazione del casato degli Stuart al trono di Inghilterra e Scozia. Il nome deriva dalla forma latina Jacobus dal nome di re Giacomo II d’Inghilterra, considerato l’erede legittimo al trono della Gran Bretagna.

I tentativi per riportare sul trono di Gran Bretagna il casato degli Stuart furono due, il primo fu l’Insurrezione Giacobita del 1715 che si concluse con un nulla di fatto e poi l’Insurrezione Giacobita del 1745 che terminò con la tragica sconfitta di Culloden.

Carlo Edoardo Stuart, dipinto di Allan Ramsay. [Immagine da Wikipedia — Pubblico Dominio]

Dopo lo scoppio della Guerra di successione austriaca del 1740 e una mutata situazione internazionale, crebbe l’ostilità della Francia verso la Gran Bretagna, Luigi XV vedendo di buon occhio un sovrano cattolico a lui non ostile sul trono inglese si dimostrò favorevole ad appoggiare la causa giacobita e una possibile spedizione in Inghilterra, a patto che Giacomo Edoardo abdicasse in favore del figlio Carlo Edoardo.
L’impegno francese si concretizzò nel febbraio del 1744, quando quindicimila soldati francesi vennero radunati a Dunkerque, in vista di uno sbarco sulle coste inglesi ma il piano d’invasione fallì a causa delle avverse condizioni atmosferiche che danneggiarono pesantemente la flotta francese.
L’affievolirsi dell’interesse francese per la causa giacobita e i numerosi arresti compiuti dagli inglesi tra le file del movimento di insurrezione scozzese fecero vacillare un’altra volta il progetto di restaurazione degli Stuart, nonostante la situazione Carlo Edoardo decise comunque di organizzare una nuova spedizione molto più ridotta rispetto alla precedente a causa delle risorse limitate. Carlo Edoardo dopo aver ottenuto un prestito di 40.000 livre, prese contatto con il pirata e contrabbandiere irlandese Antony Walsh il quale mise a disposizione una fregata da 16 cannoni, la Du Tellay e l’Elisabeth, un vascello da 64 cannoni della Royal Navy catturato dai francesi.

L’Insurrezione giacobita del 1745

Il 22 giugno del 1745, da Nantes salpò la Du Tellay, a bordo Carlo Edoardo Stuart e un manipolo di fedelissimi, un carico d’armi e 4.000 luigi d’oro, il 4 luglio al largo della Bretagna la Du Tellay si congiunse all’ Elisabeth sulla quale erano imbarcati i volontari della brigata irlandese e il grosso di armi e rifornimenti.

Il 9 luglio, al largo di Capo Lizard in Cornovaglia la spedizione venne intercettata dal vascello HMS Lion della Royal Navy, lo scontro divenne inevitabile, la Du Tellay riuscì a svincolarsi e continuare la navigazione verso la Scozia ma l’ Elisabeth pesantemente danneggiata dovette far rotta verso Brest. La Du Teillay riuscì a raggiungere le isole Ebridi e il 25 luglio Carlo Edoardo raggiunse la terraferma nei pressi di Arisaig, qui avvennero i primi contatti con i clan scozzesi fedeli alla causa giacobita.

La società scozzese era organizzata in clan, la parola deriva dal gaelico scozzese clann e può avere diverse accezioni come “bambino” o “famiglia”, il termine in ogni caso indica un legame familiare, ogni clan era un gruppo più o meno ampio di persone, assimilabile ad una famiglia estesa, dove tutti i membri discendevano da un unico progenitore o erano legati da un patto di fedeltà al capo clan. I clan si identificavano in base alle aree geografiche controllate dal capo clan (clan chief), ogni clan indossava il kilt caratterizzato da un proprio tartan (particolare disegno di tessuti in lana delle Highland scozzesi).

Il primo contatto fra i due eserciti avvenne il 16 agosto a Highbridge dove due compagnie del reggimento Royal Scots dirette a Fort William vennero sopraffatte da un piccolo contingente di giacobiti, la schermaglia segnò ufficialmente l’inizio delle ostilità.
L’esercito di Carlo Edoardo marciando verso sud otteneva consensi e vittorie, i primi di settembre l’esercito giacobita arrivò a Perth e il 17 settembre entrò a Edimburgo.

Il 21 settembre gli scozzesi ottennero a Prestonpans un’altra vittoria, la battaglia durata una decina di minuti fu caratterizzata dalla violenta carica scozzese che travolse le inesperte truppe governative del generale John Cope. La notizia arrivò a Londra qualche giorno più tardi, scatenando il panico e il richiamo in patria del Duca di Cumberland, terzo figlio del re Giorgio II di Gran Bretagna e comandante in capo dell’esercito regolare britannico, in quel momento impegnato in una campagna militare nelle Fiandre.

Carlo Edoardo riuscì a ottenere il controllo di gran parte della Scozia e il 30 ottobre riunendo il consiglio di guerra rivelò l’intenzione di voler invadere l’Inghilterra il prima possibile.
Diversi capi clan e alcuni generali cercarono di convincere il principe a consolidare le posizioni ottenute in attesa degli aiuti francesi ma la linea di Carlo Edoardo ebbe la meglio, fu così che l’8 novembre del 1745 l’armata giacobita lasciò Edimburgo per invadere l’Inghilterra.

Manchester venne occupata il 28 novembre e il 4 dicembre l’esercito giacobita forte di quasi 10.000 uomini giunse a Derby (127 miglia da Londra), qui Carlo Edoardo riunì nuovamente il consiglio di guerra per stabilire come procedere, l’idea di marciare direttamente sulla capitale inglese voluta dal principe fu fortemente osteggiata da molti dei suoi ufficiali.
L’esercito inglese stava manovrando con tre armate lealiste agli ordini del Duca di Cumberland intorno alle posizioni giacobite e i generali scozzesi temevano il confronto con le truppe governative, secondo le stime fatte se anche l’esercito giacobita avesse battuto una delle tre armate non sarebbe stato in grado di affrontare le altre due e in caso di sconfitta la ritirata verso la Scozia sarebbe stata impossibile. Dopo qualche tentennamento Carlo Edoardo ordinò di ritirarsi.
La ritirata verso nord costrinse l’esercito giacobita a una lunga ed estenuante marcia al freddo tra la neve e il fango. 
Il giorno di Natale del 1745, l’armata di Carlo Edoardo entrò a Glasgow accolto molto freddamente dalla popolazione locale.

Mentre la marcia procedeva, un avvenimento inatteso sembrò volgere a favore della causa giacobita, Lady Anne MacKintosh il cui marito apparteneva all’omonimo clan (schierato però con le truppe governative) inviò segretamente a Carlo Edoardo Stuart 400 uomini, nonostante questo, il Principe seguendo i consigli di Lord Murray invece di tornare verso sud, decise di arretrare fino a Inverness dove poi venne stabilito il quartier generale dell’esercito giacobita.

Lord George Murray fu un generale giacobita scozzese, noto per la campagna militare legata all’insurrezione del 1745.

Sul versante inglese, il Duca di Cumberland fece giungere in Inghilterra alcuni reggimenti tedeschi dell’Hannover e dell’Assia in supporto delle truppe governative. Passando i mesi, all’interno dell’esercito giacobita cresceva la diffidenza verso i comandanti e più in generale verso la “causa”.
L’ 8 aprile del 1746, ripresero le ostilità, il Duca di Cumberland lasciò Aberdeen per dirigersi verso Nairn, mentre il 14 aprile vennero mobilitate le truppe giacobite.

Il giorno seguente l’esercito giacobita fu schierato nella brughiera di Drumossie ma sebbene tutto fosse pronto per la battaglia, il 15 aprile si concluse senza combattimenti.
L’esercito inglese festeggiava il compleanno del proprio comandante ma nonostante quest’opportunità l’esercito giacobita non sferrò alcun attacco, perché i comandanti scozzesi non riuscirono ad accordarsi sul campo di battaglia più adatto per lo scontro.
La discussione fra i comandanti dell’esercito giacobita durò tutto il giorno mentre le truppe rimanevano schierate e immobili, fiaccate dal freddo e dalla fame. A notte inoltrata arrivò l’ordine d’attacco ma l’incursione al campo inglese venne prontamente respinta dalle truppe lealiste del Duca di Cumberland.

Il giorno della Battaglia

L’ armata giacobita si presentò all’alba del 16 aprile con poco più di 5000 uomini, tra questi due battaglioni dei reggimenti giacobiti dell’esercito francese, gli Écossais Royaux e la Brigade Irlandaise.
Carlo Edoardo Stuart poteva contare su tredici cannoni leggeri da campo di provenienza francese e qualche centinaio di cavalieri.

Guglielmo Augusto, Duca di Cumberland, ritratto da Sir Joshua Reynolds. [Immagine da Wikipedia — Pubblico Dominio]

Le truppe inglesi forti di quasi 9000 uomini, dispiegarono quindici reggimenti ottimamente addestrati, di cui tre scozzesi (dei clan fedeli agli Hannover) e due reggimenti di dragoni.
L’esercito inglese a differenza di quello scozzese era addestrato a combattere con battaglioni disposti su lunghe file, profonde almeno tre ranghi, i soldati potevano fare affidamento sulla precisione dei loro moschetti e sull’impatto micidiale delle baionette negli scontri corpo a corpo.

L’esercito giacobita non era all’altezza delle complicate manovre imposte dalle strategie di guerra settecentesche perché abituato a combattere con un’unica tattica dal retaggio medievale, tipicamente impiegata negli scontri tra clan e caratterizzata da violente cariche e dure schermaglie corpo a corpo con il nemico.

“Cariche impetuose e scontri corpo a corpo” / Immagine da https://giphy.com — Outlander https://www.starz.com/

Gli scozzesi combattevano basandosi essenzialmente sulla forza fisica e il coraggio dei singoli soldati che di fatto decidevano l’esito dello scontro.
Se questa tattica riuscì a portare buoni risultati nella prima fase dell’insurrezione contro piccole milizie governative poco addestrate non poté funzionare a Culloden dove il micidiale fuoco dei moschetti inglesi annientò l’esercito giacobita.

La battaglia iniziò verso le dieci del mattino sotto una pioggia incessante, i primi colpi vennero sparati dall’artiglieria giacobita, la scarsa esperienza degli artiglieri e la distanza eccessiva del nemico resero il tiro impreciso e inefficace.
La risposta dell’artiglieria inglese non tardò ad arrivare e nonostante il terreno paludoso, i cannoni provocarono numerose perdite tra le prime fila dell’esercito giacobita che attese oltre un’ora l’ordine di attacco, un ritardo dovuto al fatto che il principe Carlo Edoardo fosse troppo distante dalla prima linea, ignaro dei gravi danni inflitti dall’artiglieria nemica.
Alle difficoltà tecniche e strategiche dell’armata giacobita si aggiunsero i dissidi fra i capi clan, quando arrivò l’ordine di attacco i MacDonald si rifiutarono di eseguire le istruzioni perché contrariati dall’essere disposti sul fianco sinistro dello schieramento, ignorando la consuetudine che li voleva posti sul fianco destro. Questa insubordinazione sottrasse una parte consistente delle forze giacobite impegnate nella battaglia.

I primi Higlanders a lanciarsi contro il nemico furono quelli appartenenti al clan della Confederazione di Chattan, al suono delle cornamuse e al grido di guerra delle Highlands, gli scozzesi affrontarono con impeto la carica avanzando rapidamente e coraggiosamente riuscirono a raggiungere le prime linee inglesi, qui furono però arrestati dal fuoco di sbarramento dei moschetti inglesi. Coloro che riuscirono a sfondare la prima linea vennero falcidiati dalla seconda, gli scozzesi in gran parte armati di spade e scudi ben presto furono sopraffatti dalle giubbe rosse.

« Non ho mai visto un’azione così grande, né una vittoria così completa » (James Wolfe, 17 aprile 1746) »

In appena un’ora di combattimenti, il Duca di Cumberland ottenne una vittoria schiacciante sull’esercito scozzese, sul campo rimasero 1250 giacobiti, altrettanti feriti vennero abbandonati sul campo e molti altri furono fatti prigionieri. I soldati scozzesi feriti rimasti sul campo vennero uccisi senza alcuna pietà. Il massacro voluto Duca di Cumberland gli valse il soprannome di “Billy the Butcher” ovvero Billy il Macellaio.

Carlo Edoardo Stuart scampò miracolosamente alla morte e alla cattura grazie all’estremo sacrificio dei reggimenti francesi e irlandesi.
I prigionieri d’alto rango dell’esercito giacobita furono condotti a Inverness per essere processati e giustiziati.
Altri furono portati a Londra con l’accusa di alto tradimento, molti detenuti furono torturati e lasciati morire di stenti.

Esecuzione dei ribelli giacobiti il 18 Agosto 1746 [Immagine da Wikipedia — Pubblico Dominio]

Le esecuzioni vennero eseguite in rapporto di una a venti, dei 3.470 prigionieri catturati a Culloden molti vennero giustiziati, altri deportati nelle colonie o esiliati, alcuni vennero rilasciati ma di molti altri resta ignota la sorte.
Ai soldati irlandesi dell’esercito francese in quanto soldati regolari di una nazione straniera furono soggetti al normale codice di guerra e per tanto fu concesso loro di ritornare in Francia.

La repressione nei confronti dei ribelli scozzesi continuò anche nei mesi successivi alla battaglia, Carlo Edoardo scampato alla morte passò cinque mesi da fuggiasco in Scozia, con una taglia di 30.000 sterline sopra la propria testa. Il principe grazie all’aiuto di una nobildonna scozzese, Flora MacDonald riuscì segretamente a tornare in Francia.

Culloden decretò la fine degli Stuart ma il drammatico epilogo della battaglia portò conseguenze ancor peggiori per il popolo scozzese che venne totalmente sottomesso, privato di costumi e tradizioni.
Gli inglesi per stroncare qualsiasi ulteriore tentativo di ribellione impedirono, agli scozzesi di indossare il kilt, suonare la cornamusa o fare uso del gaelico.


Fonti:

  • La battaglia di Culloden su Wikipedia
  • L’insurrezione Giacobita del 1745 su Wikipedia
  • Treccani.it