Visual storytelling delle località con la fotografia immersiva e Google Maps

Intervista con Federico Debetto, fotografo immersivo che sviluppa progetti di promozione turistica e lavora con Google.

Federico Debetto è un professionista apprezzato in tutto il mondo perché ha saputo ritagliarsi e inventarsi una nicchia di mercato molto particolare, facendo ampiamente leva sulle tecnologie in accelerazione come la realtà aumentata e la fotografia immersiva a 360°. Nel 2017 è intervenuto come relatore al Google Street View Summit di Tokyo.

Federico ha iniziato a lavorare molto presto con vari lavori stagionali che gli hanno permesso di coltivare sin da giovane la passione per i computer, l’informatica e tutto ciò che è tecnologia. Questa passione è onnipresente nella sua professione come nel suo modo di vivere: in città si sposta con il Segway a due ruote, nello zaino porta MacBook e Oculus per avere a portata di clic ogni progetto da mostrare nel modo più coinvolgente e impattante. Federico utilizza una varietà di strumenti ad elevato contenuto tecnologico con una spontaneità ed una velocità da indurre a pensare che siano quasi delle estensioni del suo corpo.

Livornese innamorato della sua città, sogna una Livorno meno provinciale che mette il bene collettivo davanti al comodo personale, una città a misura d’uomo per chi ci abita e per il resto del mondo.


Allora Federico, iniziamo dalla tua passione.
La mia passione è sempre stata il computer. Avevo già un Commodore 64 da ragazzino parlo di quando avevo 10-12 anni e sapevo già fare i primi programmini che, chi si ricorda, non erano salvabili perché non c’erano ancora i floppy, ma la cassettina. Quindi la sera quando spegnevi il computer, perdevi tutto, sparivano e il giorno dopo li dovevi riscrivere migliorandoli.

Che lavoro fai?
Creo progetti di promozione turistica basati su Google Maps. Devi sapere che nel mio percorso di crescita professionale alla passione per il computer e per l’informatica, ho affiancato quella per la fotografia e all’età di 15–16 anni ho iniziato a fare le prime foto per divertimento.

La passione mi ha portato ad approfondire sempre più la materia fino a diventare prima fotografo amatoriale, poi a specializzarmi come fotografo digitale, attività che circa 5 anni fa, mi ha portato a conoscere la fotografia immersiva a 360 gradi. Questo è diventato il lavoro nel quale oggi sono specializzato e che mi appassiona maggiormente perché ho scoperto che tramite la fotografia immersiva e le immagini panoramiche che realizzo si possono raccontare storie visuali coinvolgenti dei luoghi. È uno strumento perfetto di promozione turistica per questo ho iniziato a creare progetti basati su questo tipo di tecnologia.

Nel tuo mercato di riferimento mi sembra di intuire che non ci sia molta concorrenza, giusto?
Il mio è un lavoro molto specifico. Dal 2015 ho creato tour di promozione turistica e da allora non ho mai smesso di migliorarmi, per questo oggi posso dire che con un’esperienza molto verticalizzata in un prodotto così di nicchia, probabilmente in Italia, non ho ancora nessun concorrente. Chi si affaccia ora in questo settore deve recuperare un gap di esperienza notevole: considera che ho iniziato nel 2015 con un primo progetto per il Comune di Marciana Marina concluso l’anno scorso con la mappatura integrale dell’Isola d’Elba.

Quindi sono partito in piccolo e mi sono allargato sino a mappare l’arcipelago delle Faroer che sono delle isole con circa 50 mila abitanti e circa 100 mila pecore. Un paese davvero curioso. Poi in sette mesi ho mappato da solo tutta l’Albania e ora seguo alcuni comprensori sciistici.

Come si definisce il tuo lavoro?
Si tratta di progetti di promozione turistica basati sempre su Google Maps, che è la discriminante rispetto a qualsiasi altro tipo di progetto. Mi spiego: una cosa è sviluppare il tuo progettino di promozione turistica su un’app che ti costa decine di migliaia di euro che conosci e che usi solo te con pochi amici, altra cosa è basare il tuo lavoro su Google Maps.

Appoggiandomi a Google Maps, che non è solo il navigatore o le funzioni di base che usiamo più spesso, gli utenti non sono obbligati ad alcuno sforzo di apprendimento dello strumento e apprezzano immediatamente l’uso dell’app nel visitare un museo, un albergo o dei luoghi. È talmente facile usare Google Maps che ad esempio, la mia mamma che ha 72 anni è perfettamente a suo agio a girare virtualmente per Madonna di Campiglio che ho mappato recentemente.

Inoltre, dettaglio non da poco, Google Maps è installato di default sul 100% dei telefoni Android e su circa l’86% dei telefoni iOS (viene volontariamente installato da Apple): questo significa che i nostri progetti sono fruibili da circa il 93% dei telefoni nel mondo. Io sfido qualsiasi altra app ad una diffusione simile.

A tutto ciò aggiungi che l’app viene mantenuta e sviluppata da una delle più grandi aziende del mondo. Questo significa che non ci dovremo mai preoccupare dell’uscita di un nuovo device che non supporta una release, perché c’è un team dietro dedicato interamente a questa applicazione.

Con un lavoro così uno si aspetterebbe di trovarti a Los Angeles, a New York o magari a Milano. Perché hai scelto Livorno?
Sono a Livorno, perché sono nato a due passi da piazza Attias!
Ci ho vissuto e ci vivo tutt’ora. In realtà di base vivo a Livorno e come molti mi sposto in base ai progetti e alle destinazioni.
Ad esempio come dicevo prima sono stato 7 mesi in Albania nel 2017. Domani parto per un tour lavorativo di un mese e mezzo che mi porterà in diversi paesi. Però poi torno a Livorno perché è qui che ho casa, gli affetti, la famiglia, gli amici e non per ultimo, in un futuro nemmeno tanto lontano, spero di iniziare a fare promozione turistica come viene fatta nel resto del mondo, anche nella mia città. Sarebbe il coronamento di un sogno.

Quando ti trovi all’estero per il tuo lavoro, trovi che essere livornese sia un vantaggio?
Noi siamo molto particolari, innanzitutto siamo delle persone ironiche, scherzose e uno dei grossi vantaggi dell’essere livornese è che dovunque tu vada, nel giro di poco è come se tu fossi a casa perché conosci tutti e tutti ti conoscono. Abbiamo un’estrema facilità nel fare amicizia. Secondo me questa è una delle cose più belle e anche una caratteristica molto apprezzata da clienti ed amici che vengono dall’estero.

Quando sei a Livorno, cosa ti piacerebbe ritrovare della mentalità dei paesi dove hai viaggiato?
Allora, Livorno è favolosa, è meravigliosa finché rimani a Livorno. Come esci e vai a vedere cosa c’è fuori ti rendi conto che la nostra bella città in parte è limitata da tante cose: innanzitutto abbiamo ancora una mentalità di provincia. Rimaniamo nel nostro convinti di avere la città più bella del mondo, il mare più bello del mondo, la gente più bella del mondo, che attenzione, in parte è vero, però poi ci fermiamo lì senza la voglia e la spinta di cercare di migliorare quello che è già buono, non ci spostiamo dalla nostra zona di confort.

Vuoi un esempio del nostro piccolo mondo? Pensa ai turisti delle navi da crociera: basterebbe non percepirli come invasori o come dei “rompi scatole” perché ci fanno lavorare di più. Il turista che viene da fuori non ci sta invadendo e noi dovremmo solo aiutarlo a innamorarsi un po’ della città che noi amiamo per primi.

Vuoi un altro esempio? In porto abbiamo un afflusso turistico incredibile grazie alle crociere che ogni anno sbarcano un milione e 200 mila passeggeri in transito. Ce li lasciamo scappare perché non ci interessano, malgrado le bellezze che abbiamo come i fossi, il mercato, le fortezze, i panorami. 
Quel che è peggio è che non abbiamo neppure un portale di promozione della città e del territorio che ci faccia conoscere e scoprire meglio dai turisti e dai croceristi. Semplicemente non esiste. E questa è un’immensa lacuna, un’opportunità sprecata per creare valore a favore di tutta la comunità: perché convogliare questi flussi e sfruttarli muoverebbe tutta l’economia del territorio, non solo quella delle strutture ricettive come i ristoratori o gli albergatori.

Per assurdo, pensa solo se riuscissimo a farci pagare 2 euro a passeggero: con un milione e duecentomila turisti in transito avremo in città due milioni e mezzo. Sono dei bei soldini!

Secondo te cosa potrebbe aiutare un cambio di passo?
Allora innanzitutto il livornese è molto attaccato alle sue cose quindi secondo me occorre un percorso graduale, per piccoli passi: non possiamo trasformare Livorno in Rimini da un giorno all’altro e nemmeno vorrei che Livorno diventasse una copia di Rimini.

Mi ricordo 3 o 4 anni fa un’ondata straordinaria di croceristi: attraccarono 5 o 6 navi che portarono in città oltre diecimila turisti. Il Tirreno fece un’iniziativa “io sto con il Tirreno”. Dovevi attaccare l’ultima pagina del giornale sulla vetrina e stare semplicemente aperto in orario continuato durante la giornata. I livornesi presi da l’enfasi dell’iniziativa attaccarono tutte queste bellissime pagine in vetrina e il Tirreno il giorno dopo passò a intervistare i commercianti. La cosa bella è che erano tutti felici.

Dicevano che i turisti erano venuti avevano fatto molti acquisti. Erano state fatte delle belle iniziative e ripeto erano tutti felici. Il mercoledì dopo ci fu un’ondata un pochino più piccina, si parla di 3-4 mila turisti in meno, il Tirreno non fece nulla, non pubblicò la pagina e stettero tutti chiusi.
Perché. Perché è così. Il livornese si fa prendere dalla foga, dall’entusiasmo e poi, dopo solo una settimana, tutto finisce, tutto si sgonfia.

Secondo me il cambio di passo ci sarà quando i livornesi impareranno a uscire di più dalla zona di comodità personale e a mettere il bene collettivo al centro della loro attenzione. Allora davvero saremo un posto meraviglioso dove non manca proprio nulla.

Se tu avessi davanti dei giovani che stanno per diplomarsi, cosa diresti loro? Quale consiglio o suggerimento daresti?
Direi innanzitutto “complimenti, sei arrivato a un bel traguardo”. Poi aggiungerei “ora non fare sciocchezze!” 
Consiglierei innanzitutto di non buttarsi in un lavoro qualunque solo perché sei giovane, o perché lo fa un amico e vuoi farlo con lui. Inviterei a ragionare con la testa e per prima cosa direi “fai qualcosa che ti piace in modo che lavorare non diventi mai un peso, ma sia una cosa bella”. Poi suggerirei di specializzarsi in qualcosa: “migliora sempre quello che fai cercando dove possibile, di essere l’unico o il migliore”.
Ti faccio un esempio molto semplice sulla fotografia. Sono in molti a fare fotografia, ma se fai fotografia di lumache e sei solo tu a farla, stai pur certo che, appena ci sarà un po’ di domanda, se ti saprai raccontare bene e qualcuno avrà bisogno di fotografie di lumache, verrà da te.
Quello che vorrei suggerire ai giovani è di non buttarsi a capofitto in un’attività generica tanto per fare soldi, ma piuttosto di specializzarsi e diventare esperti di qualcosa molto verticale: questo assicura un lavoro a vita. Oggi infatti chi è bravo in qualcosa di specifico, è ricercato da ogni parte del mondo, che tra le altre cose, espresso in termini semplici significa viaggiare gratis da un posto all’altro. Lavori guardando e conoscendo il mondo.