Il team di Flyby Srl.

Flyby di Livorno: missione interpretazione di big data per la sicurezza, la salute e l’energia

Intervista con Emilio Simeone, fondatore di un gruppo di aziende di tecnologia altamente innovative e competitive in Italia e all’estero.

L’aspetto che mi ha meravigliato nell’incontro con Emilio Simeone è la genialità dell’intuizione alla base del suo successo. Sono rimasto sbalordito quando con la massima naturalezza mi ha spiegato che capovolgendo il punto di vista di osservazione ha trovato la soluzione ad un problema al quale nessuno ancora aveva ancora pensato riguardo alla misura della radiazione solare. Come se fosse la cosa più normale.

Continuando il piacevole colloquio intervista ho avuto modo di contestualizzare meglio quel suo spirito geniale che è riflesso del carattere di una persona solare spalancata sulla ricerca del perché delle cose, sulla meraviglia della realtà, mai sazia di conoscenza, capace di stupirsi davanti alle meraviglie della natura, dalle cose più piccole ai fenomeni più grandi.

Così ho scoperto che il suo modo di essere naturale, aperto, curioso, creativo e innovatore in realtà racchiude gli elementi caratteristici di quel piccolo gruppo di aziende che ha creato. Infatti pur operando in ambiti diversissimi, il loro comune denominatore è rappresentato dal desiderio di capire la realtà, di studiare la mole di dati che ricevono per estrapolarne un significato utile da interpretare e aggregare in nuovi modelli conoscitivi e predittivi che utilizzano in ambiti completamente diversi che spaziano dall’energia, alla salute, alla sicurezza.


Per iniziare Emilio, due cose su di te: che studi hai fatto e che lavoro fai?

Mi sono diplomato al liceo scientifico Enriques, perché sin dalle medie ho sempre avuto un’attrazione per le materie scientifiche. All’Università quindi ho scelto di laurearmi in fisica anche se alla fine del liceo avrei voluto fare filosofia perché mi appassionava la conoscenza della realtà in generale, del pensiero e soprattutto mi affascinava il grande mistero dell’uomo. Alla fine, ho scelto di cominciare con gli elementi essenziali della natura: la materia, il tempo, lo spazio.

Cosa ti ha sempre appassionato sin da piccolo?

Come tutti i bambini tempestavo di “perché?” la mia mamma, non smettevo di stupirmi e di voler capire: elementi che ancora oggi mi caratterizzano profondamente.

Quali passioni sei riuscito a coltivare e far crescere?

Oltre alla fisica e alla scienza mi ha sempre appassionato anche la letteratura, la filosofia e la musica, in particolare il canto.

Cosa ha influenzato o ispirato la tua scelta dell’indirizzo di studi?

Oltre a un ambiente familiare ricco di stimoli, ho avuto la grande fortuna di avere dei professori al liceo come il professor Ivano Belli di matematica e fisica ed il professor Lauretta di filosofia, che mi hanno trasmesso la passione per la conoscenza, il senso della bellezza del conoscere. In realtà la loro passione mi ha aiutato ad alimentare quel fuoco che avevo già dentro e che era alla base di quel mio interesse spiccato al “perché” delle cose.

Inoltre, ho avuto la fortuna di avere degli amici a scuola con i quali condividere questo percorso di scoperta, di conoscenza del mondo e di noi stessi, che mi ha indubbiamente aiutato a crescere ed a maturare. Ho sempre studiato senza preoccuparmi troppo di cosa avrei fatto da grande, anzi le mie scelte non sono mai state ispirate da calcoli, bensì da quello che mi appassionava e tutt’ora mi appassiona altrimenti dopo non esiste modo di fare bene niente. Se calcoli se sia più facile trovare lavoro da fisico o da ingegnere, non c’è dubbio che fai prima a iscriverti ad ingegneria, ma secondo me questo non è un criterio adeguato per una scelta che in qualche modo condiziona poi tutta la vita.

Come sei arrivato a fare l’imprenditore?

Dopo la laurea e dopo il servizio militare in Marina, mi sono mosso e ho trovato un’opportunità interessante all’attuale Leonardo (allora Alenia) vicino Milano nel settore aeronautico, dove sono rimasto per oltre un anno. Tornato a Livorno entrai alla Kaiser Italia dove sono rimasto per circa dieci anni occupandomi di ricerca e sviluppo. In quel periodo, mentre lavoravo mi sono riappassionato allo studio, così ho iniziato il dottorato di ricerca in ottica applicata a Firenze e terminato il percorso ho focalizzato meglio il mio vero interesse: l’elaborazione dei dati. Il “dato” rappresenta infatti ciò che ricevi dalla realtà e che è la porta “per entrarci dentro”.

Su questo ho costruito una piccola impresa partendo dal garage della mia abitazione in Coteto.

L’idea era sfruttare le immagini delle radiazioni solari sul nostro pianeta acquisite dai satelliti per nuove applicazioni che non fossero soltanto legate solamente a temi ambientali o alla difesa e sicurezza. Un’idea nata proprio dallo studio svolto durante il dottorato di ricerca focalizzato sugli effetti della radiazione ultravioletta sul corpo umano, quel ramo della scienza che viene chiamato fotobiologia.

Ho iniziato a studiare come misurare la radiazione solare osservando la luce che arriva al suolo osservando la Terra dallo spazio, da satellite, anziché usare dei sistemi di misura radiometrici a terra, capovolgendo cioè la prospettiva con cui osservare il fenomeno. Naturalmente una volta effettuati i rilevamenti delle radiazioni solari, resta cosa fare dei dati ed è così che l’interesse nell’interpretarli si è tradotto in concreto in due applicazioni principali.

La prima nata direttamente nel contesto della ricerca e che non abbiamo fatto partire subito a livello commerciale, è quella che misura l’effetto delle radiazioni solari sulla pelle umana. L’altra che invece ha avuto subito un notevole successo, trascinato dalla diffusione sul mercato del fotovoltaico, è quella della misura da satellite della radiazione solare che raggiunge i pannelli fotovoltaici per il controllo e la diagnostica delle prestazioni degli impianti a terra.

Per questa seconda applicazione abbiamo creato un’azienda — la i-EM — con sede a Livorno che ha trovato l’interesse di Enel, nostro primo cliente, e che sfrutta i dati satellitari per studiare, dimensionare, controllare e predire la gestione energetica degli impianti fotovoltaici ed esporta oggi tali soluzioni in diversi Paesi, soprattutto extra-europei.

La prima azienda che ho creato è invece Flyby Srl dalla quale poi i-EM ha avuto origine come spin-off. Il nome “flyby” è ispirato alla definizione scientifica dell’effetto “fionda gravitazionale”: noi ci vediamo come un corpo celeste che attira altri corpi celesti imprimendo loro nuove traiettorie. Fuori dalla metafora, il valore aggiunto di Flyby è quello di “lanciare” i propri clienti sulla traiettoria giusta del loro percorso di sviluppo che da soli non avrebbero potuto intraprendere.

Attualmente Flyby impiega dodici persone mentre i-EM ne occupa quindici.

A queste due realtà con sede a Livorno, tre anni fa se ne è aggiunta una terza: siHealth Ltd con sede presso il parco tecnologico di Harwell, vicino ad Oxford, che impiega attualmente cinque persone, nata dall’idea di fornire servizi di valutazione dell’impatto dell’ambiente sula salute umana. La scelta della sede in UK dipende da due fattori: la diffusione dei melanomi in questo paese, negli Stati Uniti ed in Australia supera fino 10 volte i nostri livelli nazionali, di conseguenza le autorità sanitarie in questi paesi sono molto sensibili al problema dell’impatto della radiazione UV sulla popolazione e ciò ha creato una forte domanda sostenuta inoltre da un contesto ideale di ricerca scientifica e tecnologica in materia.

La cosa bella che posso anticipare, è che ora questa nostra realtà inglese sta aprendo una sede qui a Livorno: abbiamo deciso infatti di attivare anche la parte di ricerca legata alla fotonica collegandola alle università toscane dove ho studiato, Pisa e Firenze con le quali abbiamo ottimi rapporti. In particolare, presso l’Università di Pisa finanziamo dei dottorati di ricerca ed abbiamo sviluppato una rete importante di convenzioni sia con l’Università che con il CNR per offrire nuove opportunità agli studenti che vengono a fare ricerca applicata qui da noi.

A proposito, la nostra nuova sede, che raggruppa tutte le aziende del gruppo, già operativa dai primi giorni del 2019 si trova a Livorno in Via Lampredi 45, nella Torre 2 ai piani 7 e 8.
Con Emilio nel suo ufficio.

È corretto dire che il vostro core business è il settore dei big data analytics?

Certamente si. L’analisi dei dati è il comune denominatore delle nostre aziende che fanno analisi dei dati in applicazioni e settori diversi che spaziano dalla salute, all’energia, alla sicurezza. Dal dato passiamo all’informazione e da questa elaboriamo un modello conoscitivo di informazioni aggregate, che trasformiamo infine in un modello cognitivo e predittivo che permette di fornire supporto alle decisioni.

I due esempi sono la App HappySun di siHealth Ltd per quanto riguarda il comportamento ottimale in relazione all’esposizione della persona alla radiazione ultravioletta ed il sistema EController di i-EM per la gestione ed il controllo di impianti fotovoltaici.

Altri esempi sono in Flyby, che opera oggi prevalentemente nel settore del telerilevamento, sviluppando software che viene installato ad esempio su elicotteri o droni per corpi di polizia di protezione civile per la raccolta ed elaborazione di immagini e che trova applicazioni per missioni nell’ambito della ricerca e salvataggio in mare, della gestione di incendi, del monitoraggio di infrastrutture e della gestione di situazioni critiche per la sicurezza.

In sintesi, nel nostro piccolo gruppo di aziende non ci limitiamo all’estrazione o all’analisi dei dati, ma lavoriamo con sempre maggiore passione e determinazione alla loro aggregazione ed elaborazione per estrarre modelli conoscitivi e predittivi che agevolino i nostri clienti nei loro processi gestionali, decisionali e di controllo.

Quando lavori all’estero cosa ti manca della cultura e della mentalità livornese?

Credo che la nostra ironia labronica sia importante nel rapporto con le persone. La spontaneità senza filtro, la sincerità del livornese è una caratteristica vincente che indubbiamente favorisce le relazioni.

D’altra parte, un aspetto negativo è rappresentato talvolta da una certa mentalità di “disimpegno” ovvero del “chi me lo fa fare”, che comunque non credo appartenga neppure alla nostra cultura e non può andare d’accordo con la positività a cui mi riferivo prima. Questa non fa certo onore alle numerose eccellenze scientifiche, tecnologiche ed artistiche della nostra storia passata e contemporanea.

Gli artisti in particolare sono espressione viva di una dedizione completa e incondizionata all’arte, alla bellezza, all’estetica della vita. Livorno è un luogo bellissimo, una città stupenda che piace moltissimo ad esempio a tutti i nostri clienti o visitatori che vengono dall’estero.

Ecco, noi livornesi dobbiamo fare attenzione a farci ferire da questa bellezza, commovente e rifletterla in tutto ciò che facciamo, anche nella forma di un manufatto o di una interfaccia utente di un software, con semplicità ed orgoglio.

Infine, il fatto che siamo dalle nostre origini un “cacciucco di genti”, ci pone all’avanguardia in fatto di apertura a culture diverse dalla nostra: voglio dire che pur essendo una piccola città, abbiamo un’apertura umana e quindi mentale che altre città molto più grandi e famose, non si sognano neppure.

Cosa secondo te può aiutare a sbloccare questa mentalità del “chi me lo fa fare”?

Per sperare bisogna aver ricevuto una grande grazia: quella di fidarsi della propria umanità, cioè della propria intelligenza, intuizione, desiderio, passione. Non c’è bisogno di essere Einstein o di diventare famosi. Non è questo lo scopo del lavoro.

Lo scopo del lavoro è la mia persona. È la realizzazione del sogno della mia giovinezza che continuamente riaffiora in me, inesorabile, a qualunque età.

Vedi, il vero problema è quando non prendo un problema da risolvere sul serio, o addirittura una sua ipotesi di possibile soluzione, non la verifico, non vado fino in fondo al presentimento che la mia curiosità ha prodotto.

Il “chi me lo fa fare” non è tanto un meccanismo di difesa, quanto la mancanza di speranza che porta a dire “tanto lo so già come va a finire”, “tanto è inutile”. Occorre una grande grazia, perché il “dato” diventi “dono”, sia percepito come dono, dato per poterlo offrire di nuovo cambiato dal proprio sacrificio, dal proprio lavoro.

Ed il primo dato che ha bisogno di diventare dono è la mia stessa persona, della cui felicità sono responsabile, per poter così prendere il mare, per poter spiegare le vele a noi affidate, per poter sacrificarsi, ridonando il proprio tempo avventurandosi in un mare sconosciuto. Occorre la fiducia che viene dalla certezza della meta, intravista sull’orizzonte.

Sviluppare un’azienda di tecnologia avanzata a Livorno sembra una scelta in contro-tendenza: quali criteri guidano la vostra scelta?

In realtà siamo a Livorno sia per gli ottimi rapporti che abbiamo con le Università toscane, in particolare di Pisa e Firenze, sia perché Livorno offre tutti gli scenari ambientali di cui abbiamo bisogno per ideare e collaudare le nostre applicazioni (dal mare, alle colline, alla scogliera, bassi fondali, la costa sabbiosa, i monti, la piana, la campagna, i bacini, il porto, …). Infine, perché la città gode di una posizione geografica strategica. Siamo vicini a tutto: da Pisa voliamo nel resto del mondo, inoltre Milano, Roma e Torino sono “dietro l’angolo”. Certo se l’asse di trasporto aeroporto di Pisa — città di Livorno fosse ripensato in meglio, tutta la città ne trarrebbe un enorme vantaggio.

Quali consigli daresti a un giovane appena diplomato?

Come accennavo prima, consiglierei di non avere paura, di non misurarsi con gli altri (perché ognuno è unico, prezioso, meraviglioso), di non fare troppi conti, troppi bilanci, previsioni e di seguire invece il cuore, la propria passione e quello che sono le inclinazioni e aspirazioni naturali. Tuttavia quando fai queste considerazioni e pensi ai giovani ti chiedi quanti di loro durante e grazie al percorso di studi scoprono la loro passione, individuano le loro potenzialità, scoprono la loro identità e vocazione. Purtroppo conosciamo la risposta.

Il mio consiglio diretto ai nuovi diplomandi è di cecare e trovare dei maestri. Trovatevi dei maestri di vita.

Cercate insegnanti, amici, persone che stimino quel punto vivo in voi che vi caratterizza, con le quali condividere un percorso di scoperta della bellezza della vita, della realtà, di tutto ciò che gli uomini che ci hanno preceduto hanno preparato per noi a livello scientifico, filosofico, storico ed artistico.

Per un’azienda come la vostra a parità di tecnologia e di competenze nel mondo di oggi qual è il fattore competitivo che fa veramente la differenza?

Per dirla con un’immagine di Michelangelo: “Non aggiungiamo niente, piuttosto liberiamo la figura imprigionata nella pietra”. La differenza la fa lo spirito di una persona capace di stupirsi, curiosa, che cerca il senso nel nuovo “dato” che abbiamo appena estrapolato e aggregato in rete insieme ad altri già disponibili.

La differenza la fanno le persone. Quelle capaci di cercare il significato dell’informazione liberandola dal “rumore” nella quale è imprigionato: questo significa spirito creativo e innovativo.

Significa porsi in ascolto, in silenzio ed osservare con attenzione per poter vedere una cosa nuova che sappiamo esistere, aperti a coglierla in una forma sconosciuta, inaspettata, tutta da decifrare, alla fine sorprendente e meravigliosa, analogamente a come è stato per la recente scoperta eccezionale della evidenza delle onde gravitazionali cento anni prima previste da Einstein ma mai osservate prima.

Ti faccio un esempio più immediato, da livornese: sei con un tuo amico che non è di Livorno e guardi l’orizzonte dalla terrazza Mascagni in un giorno di foschia.

Tu che sai che ci deve essere da qualche parte davanti a te la Gorgona, la cerchi finché finalmente la metti a fuoco e la riesci a scorgere e ad identificare. Il tuo amico non riesce a vederla perché non sa cosa cercare, non si aspetta di vedere niente sull’orizzonte, per lui c’è solo nebbia. Quando alla fine gli indichi l’isola, finalmente anche lui gioisce con te nel poterla vedere, stupito che sia spuntata improvvisamente dalla nebbia, come per un miraggio. Ma è reale ed ora anche lui la vede come te.

L’universo risponde il vero, quando lo interrogate onestamente” ha scritto C.S. Lewis.

Tutti i giorni a lavoro facciamo questa esperienza: dipende dalla fiducia che metti in quello che guardi, l’attenzione ad aspettarti una cosa nuova spuntare fuori dal tuo lavoro. Il fatto di accorgerti o meno dipende solamente da come guardi.

E così la vita è sempre nuova, non smetti più di meravigliarti ed è questo che fa la differenza, in ogni cosa.