Giacomo con il suo team.

Wondersys di Livorno: un partner tecnologico specialista di reti, sicurezza dati e sviluppo software

Intervista con Giacomo Sergio, fondatore di una realtà tecnologica che opera con successo in Italia, Germania e in Austria.

Giacomo è un ingegnere livornese che seguendo il percorso di crescita professionale ha avuto l’intuizione di fondare Wondersys Srl per operare in tutta Europa come partner tecnologico a 360 gradi dei suoi clienti.

Le attività e i servizi che propone spaziano dalla progettazione e dallo sviluppo di software per servizi finanziari e industriali, alla realizzazione di applicazioni mobile, all’e-learning, alla gestione dei flussi di produzione e della sicurezza delle reti. Un know-how e delle competenze che hanno portato l’azienda di Giacomo a diventare anche un Google GSuite Partner che affianca aziende e istituzioni nella migrazione di dati sulla nuvola.

L’anno prossimo Wondersys raggiungerà il traguardo dei primi dieci anni di vita, ma Giacomo si sente come agli inizi, consapevole che l’azienda è giovane e di avere ancora molto da imparare.


Quali studi hai fatto e che lavoro fai?

Mi sono diplomato al liceo classico di Livorno e laureato in ingegneria delle Telecomunicazioni all’Università di Pisa, perché dopo gli studi classici mi ero appassionato all’informatica, dalle reti e alla tecnologia emergente di internet.

Ho avuto la fortuna di fare un’esperienza all’estero come sviluppatore di software in un’azienda che operava in ambito finanziario e dopo ho deciso di mettermi per conto mio per offrire consulenze.

Quali passioni avevi da bambino?

Le mie due grandi passioni sin da quando ero piccolo sono la musica e l’informatica. Non sono mai riuscito a coltivare la musica, mentre invece con l’informatica è andata diversamente. La mia passione è nata con l’arrivo dei primi “personal computer” in Italia come il Commodore VIC-20 nel mio caso: con questo strumento era possibile creare delle piccole melodie e il fatto di poter realizzare qualcosa da riprodurre alla televisione, allora era veramente affascinante, rivoluzionario.

Quali sono le tappe del tuo percorso professionale?

Sono stato a Vienna alcuni anni, fino alla crisi economica del 2008 che travolse la società in cui lavoravo. Da allora, ho messo insieme le competenze acquisite nell’ambito dei software finanziari e quelle nell’ambito delle reti di dati per offrire servizi di consulenza informatica a clienti aziendali. Il nome Wondersys nacque dalla ricerca di un nome che avesse un significato anche all’estero ed il fatto che in inglese come in tedesco il termine “meraviglia” si traduce in modo molto simile, ci sembrò una buona scelta.

Come vi siete sviluppati sino ad oggi e cosa vi identifica?

Oggi in azienda siamo otto persone e fondamentalmente sviluppiamo software personalizzato in settori di attività diverse perché negli anni abbiamo seguito vari filoni che ci hanno consentito di crescere insieme ai nostri clienti.

Lo sviluppo della tecnologia ci ha portato a diventare Google GSuite Partner per fornire soluzioni “cloud based” alle aziende che volevano migrare dai loro server “di casa” a quelli sulla nuvola anche per lavorare con livelli di sicurezza superiori.

La caratteristica che ci identifica maggiormente direi che è la capacità di proporci come partner tecnologici dei nostri clienti, aiutandoli a crescere.

In Austria e in Germania lavoriamo con realtà internazionali molto importanti con requisiti di sicurezza dei dati e di affidabilità di sistema molto stringenti e l’esperienza che acquisiamo a questo livello, la portiamo al servizio anche delle realtà più piccole. Infatti la nostra visione dell’IT è a tutto campo, non si ferma esclusivamente alla programmazione, ma investe ogni ambito dalla sicurezza delle reti, all’affidabilità dei sistemi, alla distribuzione su cloud, alle applicazioni.

Diciamo che ci vediamo come il partner tecnologico dei nostri clienti che decidono come avvalersi delle nostre competenze e servizi.

Giacomo con il suo Commodore VIC-20 originale.

Essere livornese all’estero comporta qualche vantaggio?

Dalla mia esperienza ho riscontrato che all’estero, e in particolare in Germania dove opero più spesso, hanno uno stereotipo grossolano dell’italiano “pizza e mandolino”. Al di là di questo comunque ritengo che il primo vantaggio che abbiamo all’estero, ci venga dall’essere italiani.

Poi noi livornesi abbiamo un approccio pragmatico all’analisi dei problemi e alla ricerca di soluzioni che sappiamo trovare al di fuori degli schemi, sfidando spesso il pensiero convenzionale. Un’attitudine vincente nel mercato odierno, dove la capacità di “problem solving” è tra le “soft-skill” più apprezzate e valutate.

Un’altra delle nostre qualità più tipiche è quella di essere diretti, schietti e autentici come pochi altri al mondo.

Quali aspetti della mentalità dei paesi nei quali lavori, ti piacerebbe ritrovare anche nel contesto livornese?

Ti cito un’esperienza di ieri. Per fare una vaccinazione sono andato su un sito web dove ti invitano a prenotare telefonando senza tuttavia indicarti il numero da chiamare, quando lo trovi per conto tuo scopri non essere quello dell’ufficio competente che comunque ti informa che le prenotazioni telefoniche non sono possibili e che ci si può prenotare solo recandosi nei loro laboratori. Ecco un giro assurdo come questo, purtroppo familiare a tutti noi, non lo trovi da nessuna altra parte in Europa.

Cosa pensi si possa fare per aiutare la città a ripartire?

Intanto credo si debba tenere presente la differenza tra il livornese di oggi e quello di mezzo secolo fa per evitare di scivolare nel tranello degli stereotipi: molti livornesi hanno studiato, si sono laureati e il livello culturale si è notevolmente alzato. Tuttavia resta da chiedersi per quale motivo una città così bella e ricca non riesca a trattenere o a valorizzare molti suoi talenti.

Come mai avete scelto di stabilirvi a Livorno?

Innanzitutto per una questione di storie e di legami personali.

Non sentiamo l’esigenza di essere, ad esempio a Milano o in altre grandi città, perché ci spostiamo da Livorno per andare dai clienti, in Italia come all’estero. Questo ci consente di mantenere un livello di qualità della vita superiore a quello che potremmo immaginare in una grande città.

Non dimenticare poi che lavorando con la tecnologia, per noi è del tutto naturale lavorare in remoto con i nostri clienti: riusciamo a svolgere e a gestire molte attività rimanendo in sede.

Nel tuo lavoro di imprenditore, a parità di competenze qual’è l’elemento che distingue una persona da un’altra?

Lo posso sintetizzare nel famoso motto di don Milani “I care”.

Tutto oggi dipende dal livello di passione e di coinvolgimento con il quale una persona o anche un’azienda si preoccupa e prende a cuore la propria missione di aiutare un cliente nella soluzione di un problema.

In estrema sintesi, a fare la differenza oggi è l’elemento umano con la sua passione, i suoi interessi e la sua motivazione: senza questi elementi non è possibile riuscire a far bene nessun lavoro.

Quali consigli daresti a un giovane che sta per diplomarsi?

Ho ben presente la questione perché ho due figli che frequentano ancora le scuole medie. La prima cosa che viene da dire è trovare qualcosa che appassiona, ma questo per alcuni può essere un percorso di ricerca interiore non breve e non facile, mentre per altri può risultare evidente già dai primi anni di vita.

Credo che il consiglio migliore sia di non scegliere un indirizzo di studi in funzione delle statistiche di sbocco sul mercato, perché il rischio di trovare un lavoro che paga, ma che rende infelici è molto elevato.

Ancora una volta conta la passione. Sono convinto che tutti quelli che hanno una passione, che la coltivano, che la approfondiscono prima o poi riescono a trasformarla in qualcosa che diventa il loro lavoro. E queste persone, facendo leva proprio sulla passione per ciò che fanno, non avranno da temere alcuna concorrenza.

Come ti immagini o come auspichi che sia il futuro di Livorno?

Intanto sogno Livorno con due squadre di pallacanestro in serie A.

Scherzi a parte, sogno una Livorno coerente con le sue radici: un porto florido, attraente, aperto al mondo, altamente tecnologico, accogliente, culturalmente ricco e fervido di attività.