Federico Faggin: Usate Sempre la Vostra Testa

Quando ci approcciamo al mondo del lavoro per la prima volta, spesso ci troviamo spaesati e tendiamo a fidarci delle opinioni altrui più che delle nostre. Perché??? ….

Questo ha sicuramente a che fare con la cultura del nostro Paese, dove le persone non sono abituate a mettersi in gioco facilmente. Le posizioni di responsabilità sono da sempre in mano agli over 50 e raramente siamo portati a pensare che un diciannovenne abbia l’esperienza e la determinazione per far accadere le cose.

Ora, “esperienza” e “determinazione” sono due funzioni di una stessa variabile—l’età—e, salvo rare eccezioni, stanno tra loro in un rapporto di proporzionalità inversa:

Man mano che passano gli anni arricchiamo il nostro bagaglio di esperienze—sia professionali che sociali—, ma andiamo via via perdendo la capacità di affrontare, con la determinazione di una tigre, le situazioni della vita nelle quali ci viene chiesto di rimettere tutto in gioco. Diamo la colpa a tanti fattori, tra cui le responsabilità, la famiglia ed i piccoli acciacchi, ma la verità è che questo effetto è frutto dal trascorrere del tempo e dell’appesantirsi del nostro “bagaglio” personale.

A 19 anni affrontiamo tutto—o quasi—con incoscienza, focus e persistenza incredibili, come se non ci fosse altro al mondo di più importante se non la sfida del momento. Manchiamo però ovviamente dell’esperienza di chi ha vissuto, vinto, sbagliato ed, a volte, ha saputo rialzarsi.

E’ normale!

Quando però parliamo di “cambiare il mondo”, di innovare e di incidere sulla vita delle persone nel quotidiano facendo qualcosa di molto ardito—come una startup appunto—, io non ho dubbi: scelgo la determinazione sull’esperienza senza esitazione. Esiste una canzone di Luciano Ligabue che calza a pennello per il nostro caso:

quando hai solo diciott’anni quante cose che non sai,
quando hai solo diciott’anni forse invece sai già tutto
non dovresti crescer mai.

Nel mondo delle startup funziona un po’ così: essere molto giovani è un grande plus.

Esiste però una capacità che purtroppo non ci viene insegnata abbastanza ed che e’ fondamentale per fare centro nella vita a qualsiasi età e qualunque cosa si stia facendo:

Si chiama “saper usare la propria testa”. Detto in altre parole “fare la cosa giusta”, sempre e soltanto ciò che noi riteniamo essere la cosa giusta.

Questo consiglio da solo potrebbe bastare a farci scegliere “il meglio” lungo tutto il corso della nostra esistenza professionale—e non.

Fate la cosa giusta: chiedete consiglio—se ritenete—, ma poi usate la vostra testa per decidere. Rifuggite i cosiddetti “esperti”…

Qualche giorno fa sono stato ad una conferenza tenutasi a Brescia con Federico Faggin—padre del microprocessore moderno e scienziato di fama internazionale—sul palco. Faggin è emigrato negli USA nel 1968—anno in cui io nascevo—dopo una laurea in Fisica ed un impiego presso la sede italiana della SGS-Fairchild (oggi ST Microelectronics).

“Usa sempre la tua testa” è stato il più grande insegnamento che Faggin ricorda da parte di suo padre Giuseppe—scrittore e professore di filosofia all’università di Padova. Il padre ha però pagato molto presto il prezioso insegnamento dato al figlio, in quanto Federico, all’età di 14 anni, decise di fare l’Istituto Tecnico e non il liceo classico, come questi avrebbe voluto.

Federico Faggin è una persona che ha saputo innovare, sia come ricercatore, che come imprenditore lungo tutto il corso della sua vita. Utilizzare la propria testa è stato, a suo dire, il suo life motif.

Tale atteggiamento nei confronti della vita lo ha portato ad abbandonare—sbattendo la porta—una brillante carriera presso la sede Intel di Silicon Valley, per dedicarsi alla ricerca in campi che gli erano preclusi all’interno della multinazionale dei semiconduttori. La medesima spinta costante verso ciò che lui riteneva il futuro, l’ha portato negli anni a creare diverse aziende di successo senza dover assecondare i desideri delle grandi corporation della Bay Area.

Faggin è uno scienziato a pieno titolo, ma anche un uomo a cui è sempre piaciuto “costruire cose”. Così nel 1986, dopo 5 anni di ricerche come cofounder di Synaptics, capisce che l’idea iniziale dell’azienda di creare un microprocessore neuronale “era distante 30 anni”─sono parole sue. Da scienziato pragmatico ha quindi riunito il suo team ed ha chiesto loro di trovare una soluzione ad un problema più semplice: un nuovo mouse che migliorasse in modo deciso le soluzioni disponibili sul mercato.

In quegli anni si erano iniziati a diffondere i trackball, i quali però avevano una serie di problemi di design alla base: solo dopo qualche tempo la “ pallina/mouse”─a causa del contatto con la pelle─si sporcava e cominciava a perdere colpi:

Copyright by Apple Inc.

Chi di voi ha la mia età, se la ricorda bene. La pallina diabolica andava smontata, poi, armati di alcol e straccio, andava pulita affinché tornasse a girare senza incastrarsi. Ogni poco si era pero’ punto ed a capo.

In due mesi Faggin con il suo team─una decina di persone all’epoca─è stato in grado di ideare e progettare nel dettaglio la soluzione che oggi conosciamo come track pad. Le medesime ricerche hanno poi portato all’invenzione del touch screen moderno—che oggi utilizziamo con tanta disinvoltura sui nostri smartphone.

Questo è pensare con la propria testa, senza paura di fallire. La mia esperienza─pur non essendo uno scienziato di fama internazionale─mi dice esattamente la stessa cosa: ogni volta che ho annullato il mio punto di vista per fidarmi di quello di persone che “immaginavo” essere più esperte di me, ho sbagliato clamorosamente. Nel tempo mi sono reso conto che esiste tanta, tantissima gente che con grande scioltezza e sicurezza fornisce opinioni decise senza aver neppur lontanamente le competenze necessarie per decidere. Questa sicurezza, che scambiamo per “competenza”, ha creato danni inenarrabili in tutto il mondo.

Ascoltando Faggin durante il suo affascinante racconto veniva naturale chiedersi se lo stesso atteggiamento di libero pensatore, ricercatore e imprenditore avrebbe dato eguali frutti in Italia.

Le stesse cose potevano accadere da noi? Il microprocessore poteva essere inventato nel nostro paese?

La sua risposta è stata “un secco no!”─parole sue.

“Come prima cosa sarebbe mancato il cliente giapponese che all’epoca richiese ad Intel di San Jose (CA) di trovare una soluzione al problema… cosi nacque il 4004”

ha detto con grande tranquillità il professor Faggin.

Forse nessun italiano─me compreso─aveva mai riflettuto su questo piccolo ma fondamentale dettaglio. E’ vero che Silicon Valley e’ stato e continua ad essere il luogo più fertile—tecnologicamente parlando—della terra, luogo nel quale un gruppo di ricercatori─non qualunque─riesce a trovare investitori che credano in loro quasi alla cieca, ma anche in un luogo del genere se non esiste un cliente, un problema concreto da risolvere, un’innovazione fondamentale come il microprocessore non sarebbe mai nata.

Questo dovrebbe farci pensare quando ci lamentiamo che in Italia l’innovazione stenta a decollare. “E una catena di affetti”, come dicevano i protagonisti in Amici Miei nel film diretto da Monicelli: un ambiente libero attira liberi pensatori, ricercatori e imprenditori; questi a loro volta, trovando un ambiente nel quale poter esprimere la loro creatività e la loro passione attirano investitori disposti a scommettere su quelle idee al limite del possibile. Come sempre gli investimenti fanno crescere l’economia della zona, secondo Enrico Moretti in The Geography of Jobs─per ogni posto di lavoro nel settore tech, si creano altri 5 posti di lavoro sull’indotto, ─ e questo attira tante altre persone di talento: scienziati, ingegneri, designer, cuochi, sarti, artigiani e chi più ne ha, più ne metta. La miglior pizza napoletana della mia vita l’ho mangiata a San Francisco, fatta da Antony un americano del New Jersey di origini napoletane─a 5 volte il prezzo di Napoli. Queste cose non mi stupiscono più.

Usare la propria testa e’ forse il migliore dei consigli che poteva emergere dalla giornata con Federico Faggin, e’ sempre una verità assoluta, indipendentemente da dove viviamo o lavoriamo. Certo è che, esistono luoghi della terra nei quali i frutti crescono molto più rigogliosi e maturi che in altri.

Per chi volesse approfondire il lavoro che oggi Federico Faggin sta portando avanti, consiglio di iniziare dalla website della sua fondazione, La Federico & Elvia Faggin Foundation.