Investire Capitali Non Basta: Come Lavoriamo a Fianco dei Founder

Buck’s of Woodside — Where venture capitalists met tech entrepreneurs

Il nostro lavoro ci porta a parlare con tanti italiani che vogliono creare aziende high-tech con l’obiettivo di farle diventare grandi. Il compito, nonostante le ambizioni dei fondatori, è però tutt'altro che facile. Richiede una grande determinazione e delle competenze di primo piano, sia dal punto di vista tecnico, che imprenditoriale. Riuscire a creare una startup di successo lavorando con un team distribuito tra California e Italia─mantra alla base della nostra filosofia─, aggiunge poi complessità ad una sfida, già di per sé, molto ambiziosa.

Dual Model, San Francisco-Italia

Perché intraprendere questa strada allora? Il motivo è semplice, perché negli anni abbiamo capito e sperimentato che avere l’intero team in Silicon Valley è, non solo dannatamente costoso, ma quasi impossibile per chi non abbia già fatto almeno un’exit significativa in quelle zone.

Nonostante l’abbondanza di capitali—per ogni dollaro investito dai VC americani negli USA, 46 centesimi vengono investiti in quell’area—, Silicon Valley è una comunità molto piccola ed iperlocale e questo significa che se qualcosa non accade lì, gode di pochissima considerazione.

Le idee che nascono quindi all'esterno dello spazio di visibilità di Silicon Valley, molto difficilmente potranno accedere ai capitali presenti nella zona.

Purtroppo, tutti coloro che nel mondo sono innamorati della tecnologia e dell’innovazione, vorrebbero essere con la loro azienda a San Francisco. Per questo motivo, in una città dove non si costruisce più molto, il costo degli affitti aumenta vertiginosamente ed il talento locale è una merce difficile da accaparrarsi. Se poi si è un immigrato che arriva dall'Italia, questo è ancora più vero, nonostante il continuo fiorire di buone idee partorite dai nostri connazionali. L’idea è importante, ma in media non conta più del 10% nella valutazione del progetto; questa deve essere supportata da un’execution—la capacita di realizzare un prodotto realmente utile agli utenti—di prima classe. Diciamo quindi, per avere una chance di riuscita, servono : idea, team di talento, execution e visibilità nell’area giusta.

Vorrei soffermarmi un minimo sulla questione del talento, perchè di tutte le variabili in gioco a mio parere è quella che permette di indirizzare tutte le altre. Poter accedere ai professionisti migliori, nel momento in cui servono, è indubbiamente l’ingrediente fondamentale per la buona riuscita del progetto. Da questo punto di vista in Italia abbiamo talento in abbondanza e, purtroppo per il Paese, da noi raramente tale talento riesce a soddisfare il proprio appetito professionale. Come infatti dimostra questo report di LinkedIn, l’Italia è uno dei maggiori bacini per quelle che vengono definite Hidden Gems:

LinkedIn Talent Pool Report

Disporre di professionisti preparati è un buon inizio, ma 9 ore di fuso orario che separano l’Italia dalla California, sono tante da colmare. Questo è sicuramente vero, ecco perché, quando siamo partiti con il progetto LombardStreet.io, abbiamo investito diversi mesi nel fare ricerche in Rete scoprendo che, nel settore dello sviluppo software, i nostri developer sono già ben abituati a lavorare da remoto. Secondo lo Stack Overflow Developer Survey 2017 l’Italia è la terza nazione al mondo nel remote working a tempo pieno:

Stack Overflow Developer Survey Results 2017

Preparazione tecnica e predisposizione al lavoro a distanza sono tra i nostri principali punti di forza. Ciò che invece manca nel bagaglio culturale dei nostri ingegneri del software sono altri fattori, come ad esempio:

  1. L’esperienza necessaria per creare aziende high-tech in Bay Area
  2. L’esperienza nel raccogliere capitali
  3. L’ABC del networking, molto importante e spesso sottovalutato
  4. Il fit giusto con la cultura entusiastica della zona
  5. L’esperienza imprenditoriale per trasformare il prodotto in azienda
  6. La capacità di credere fino in fondo nel nostro potenziale.

Quest’ultimo elemento, l’autostima, è infatti una delle pecche nazionali, forse il maggiore dei talloni d’Achille, che si frappongono tra noi ed il successo nel settore high-tech.

Perché credete che Augusto Marietti, Marco Palladino e Michele Zonca siano stati in grado di raccogliere capitale dai VC americani con la loro Mashape—oggi Kong Inc.—quando erano poco più che ventenni? Erano sicuri del loro potenziale e assolutamente trasportati dalla loro visione. Tutto il resto è stato hard work.

Questo in Silicon Valley è assolutamente necessario, in quanto l’essere modesto non viene percepito come un valore positivo, mentre l’approccio entusiastico sì. Basti pensare che in una giornata normale alla domanda “come sta andando?”, la risposta immediata sarà “great”. Questo non è solo un intercalare che sentirete spesso nella cultura della zona, ma una predisposizione all’essere positivi sempre e comunque. Questa e tante altre cose si imparano strada facendo una volta che si vive stabilmente in quelle zone.

Founder Shadow

Nel percorso che ci ha portato a creare LombardStreet.io, ci siamo chiesti, fin dall’inizio, come poter essere un aiuto concreto e spicciolo per le startup nel nostro portfolio?
Tutti coloro che fanno il nostro lavoro vendono a caro prezzo la loro rete di contatti. Noi abbiamo pensato che questo non bastasse, ma che dovessimo fare qualcosa di più per dare alle nostre startup un vantaggio competitivo.

Invece di servire il piatto pronto in tavola, siamo convinti che sia meglio insegnare ai fondatori italiani come procurarsi gli ingredienti giusti e come cucinare un piatto perfetto.

Per questo, cerchiamo di essere un po’ come il “quinto elemento dei Kiss” o come diciamo noi, un founder shadow. Non solo selezioniamo le migliori idee ed i migliori founder nel panorama italiano ed investiamo capitale su di loro, ma lavoriamo al loro fianco per lunghi periodi di tempo—anche fino a 18 mesi—, con l’obiettivo di aiutarli ad avviare un’azienda di successo tra Italia e Stati Uniti e trasformare un buon prodotto in qualcosa di unico.

Diciotto mesi non bastano ovviamente per decretare il successo di un’azienda, ma sicuramente possono accorciare i tempi del decollo ed evitare un sacco di errori.

Creare strutture fatte per lavorare tra due continenti è complesso, ma allo stesso tempo è il primo vantaggio competitivo che abbiamo partendo dall’Italia.

Ogni volta che parliamo con Fabrizio Capobianco ne abbiamo una conferma: TOK.tv non sarebbe diventata quello che è oggi senza tanto talento italiano e la sua capacità di far funzionare e coordinare un’azienda a migliaia di chilometri di distanza. La stessa Sysdig─che recentemente ha raccolto $25M nel Round C, per un totale di $53M in 4 anni e mezzo─non sarebbe mai partita, se non ci fossero stati gli ingegneri italiani pronti a cogliere la sfida, lasciare un lavoro ben remunerato ed unirsi al team.

Atterraggio Morbido e Decollo Rapido

Il nostro lavoro a fianco dei founder parte molto prima della firma di un’assegno. Infatti, affinché una startup sia pronta per ricevere un investimento in Silicon Valley è fondamentale “allineare gli astri” affinché ci siano le condizioni migliori sia all’atterraggio morbido, che al nuovo decollo rapido. Le prime tematiche da affrontare sono di carattere legale e societario, in quanto molte delle realtà che partono dal nostro Paese hanno una compagine da “rivedere” e “semplificare”: troppe quote allocate nelle prime fasi dell’investimento, patti parasociali da stralciare e tanto altro ancora. La tendenza che abbiamo osservato diverse volte nel passato, da parte di chi dall’Italia comincia a guardare agli USA, è stata quella di aprire la Inc. statunitense facendogli controllare l’Srl italiana esistente, ma non è un percorso che ci sentiamo di consigliare. Meglio passare gli asset alla neonata corporation, migrare gli investitori precedenti e chiudere l’entità italiana. Una nuova Srl potrà eventualmente essere aperta dalla Inc. quando e se sarà necessario, evitando costi e complicazioni nelle prime fasi. Dipanati i primi grovigli societari, va dedicata molta attenzione alla fase di spostamento dell’Intellectual Property (IP) negli Stati Uniti, all’incorporazione nello stato giusto e all’apertura di un conto corrente in California.

Non ci crederete, ma capita ancora che i fondatori ci chiedano: “perché dobbiamo aprire la legal entity in Delaware?”. Non tutti sanno infatti che ogni altra soluzione diventa un blocker per la raccolta di capitale in Silicon Valley.

Questo, ovviamente, è solo l’inizio del nostro lavoro a fianco delle startup su cui scommettiamo. Poi arrivano la fasi più importanti: assumere nuovi developer e designer, accelerare il prodotto, raccogliere feedback dagli utenti e mettere le radici in Bay Area. Questo è il momento per spingere e bruciare le tappe, perché qualche centinaia di migliaia di dollari di Pre-Seed non durano in eterno. Noi ci immaginiamo che servano al più per dare all’azienda 18 mesi di vita, entro i quali sarà necessario riuscire a raccogliere altro capitale a valutazioni decisamente maggiori. Anche in questa fase contiamo di essere a fianco dei fondatori.

Imparare ad Essere Capital Efficient

Il fundraising è uno di quei temi su cui abbiamo evidenziato la maggior confusione partendo dall’Italia. Leggiamo TechCrunch e Venture Beat e quindi ci immaginiamo, che serviranno decine di milioni per giungere al successo.

La raccolta di capitale dal mercato dei VC deve invece essere molto parsimoniosa, almeno a nostro parere. Spendere decine di milioni per giungere ad un prodotto degno di tale nome, impone poi di dover inseguire mercati da miliardi di dollari per poter vendere l’azienda e ripagare gli investitori. Le startup di italiani in Bay Area che ad oggi sono in grado di sostenere valutazioni da centinaia di milioni, sono ancora pochissime e ci vorranno diversi anni — secondo me almeno 10–15 — affinché, anche per noi, diventi “normale” puntare alla creazione di unicorni.

Francesco Lacapra, approdato in Silicon Valley con Olivetti nel 1981, in un recentissimo articolo sul web magazine Nel Futuro, sottolineava esattamente questo fatto:

Se mettere in piedi una start-up comincia a costare venti milioni di dollari, bisogna che il prodotto possa cercare di conquistare un mercato di almeno un miliardo di dollari, altrimenti, considerando le probabilità di successo, i VC finiranno in perdita.

Per questo ed alti motivi, le startup che partono dal nostro Paese dovranno stare molto attente ad essere estremamente capital efficient. Questo non dovrà pregiudicare la velocità con la quale l’iniziativa avanza, ma, a nostro parere, sarà bene usare sempre la minor quantità di capitale possibile, mantenendo il controllo del board e privilegiando un’ottica di early exit – con valori di vendita tipicamente al di sotto dei 100 milioni di dollari. Il grosso vantaggio di questo approccio è che il risultato può essere raggiunto in meno di 5 anni e non in 10, 12 o 15.

La cultura americana in generale e quella di Silicon Valley in particolare, va invece nella direzione opposta: bruciare capitale velocemente per crescere il più possibile. Questa è una strada che può dare dei frutti, ma bisogna saperla percorrere e sostenere. Per noi, in generale, è presto. Dobbiamo accumulare esperienza e dato che il capitale disponibile è comunque molto poco — almeno nelle fasi iniziali — , meglio se riusciamo a farlo durare almeno fino a quando le iniziative non diventino evidenti a tutta Silicon Valley.


Se tra chi ci legge ci sono startup che si ritrovano con questa visione, noi siamo sempre in ascolto. Contattateci.

Dal 20 di novembre saremo in Bay Area per qualche settimana alla ricerca di nuove startup di italiani. Vi aspettiamo per due chiacchiere presso la nostra sede di Menlo Park.