Perché le Startup Non Sono un Fenomeno Passeggero

Oggi non si fa che parlare di startup e spesso, chi non ne fa, ne parla con grande sufficienza: pochi posti di lavoro creati, “tanti” capitali investiti e quasi nessun ritorno—dicono i saggi. Nomi altisonanti dell’editoria italiana ci descrivono un mondo nel quale le startup vengono viste come un fenomeno marginale della nostra economia, senza capire che sono lo stesso fenomeno chiamato fino a qualche anno fa“imprenditoria”. I ragazzi, che si lanciano in queste nuove imprese alla conquista del mondo, sono semplicemente gli imprenditori di domani.

A dispetto di tutti i discorsi startup-scettici, il grosso vantaggio che stiamo ottenendo da questo “fenomeno” è che finalmente i giovani sono tornati ad aver voglia di creare aziende e, molto più importante, stanno comprendendo il significato del termine impresa globale. Tutto ciò che sta accadendo ha l’effetto di riportare le giovani menti, i neolaureati ed anche coloro che sono ormai laureati da diversi anni, ad aver voglia di essere imprenditori. Senza nulla togliere alla scuola italiana, questi founder—per carità non chiamiamoli startupper—stanno realizzando quanto il nostro sistema scolastico non è stato in grado di fare negli ultimi 50 anni.

Io non capisco come si possa sottovalutare questo “effetto collaterale” innescato dal cambiamento in atto.

Le startup sono il più corposo spostamento di massa verso l’imprenditoria che sia mai stato registrato nel mondo dall’origine dei tempi.

Fare imprenditore è nuovamente una cosa sexy ed il sogno della vita per tanti, nonostante ciò, rimane sempre una cosa difficile e mai qualcosa di facilmente replicabile—anche per chi può vantare qualche successo all’attivo.

Steve Jobs diceva che quando ci si rende conto che coloro i quali hanno avuto la capacità di incidere sulla vita della gente, cambiandola per il meglio, non sono diversi da te e che anche tu puoi fare lo stesso con le tue idee e la tua passione, allora non riuscirai più a tornare indietro.

Certo non esiste nessuna scorciatoia o regola magica che ci indichi come rendere il successo replicabile, perché ogni avventura impreditoriale è una sfida totalmente diversa rispetto alla precedente. Ogni nuova iniziativa ti vedrà comunque partire da solo─o quasi. Ogni nuova iniziativa ha in sé allo stesso tempo grande potenzialità ed un’alta probabilità di fallimento. Creare qualcosa che prima non esisteva comporta poi sacrificare tanto, trovare il difficile bilanciamento rispetto a diversi fattori, che nella vita di ognuno di noi sono importanti, ma che, in un modo o nell’altro, si troveranno ad essere penalizzati─come i rapporti con la famiglia e con gli amici, solo per citarne alcuni.

Nonostante questo è impressionante vedere quanti giovani—al di là dell’ecosistema d’innovazione nel quale sono cresciuti—abbiano voglia di sfidarsi nel creare qualcosa di totalmente innovativo e fortunatamente ciò accade anche in un paese come il nostro, dove la gran parte delle aziende che oggi crescono e prosperano sono state create 2 generazioni fa. Non credo neppure che il “fenomeno” sia generato dal pensiero che la startup rappresenti un futuro facile o un modo per diventare ricchi velocemente. Ritengo invece che quanto sta avvenendo, sia dettato dalla presa di coscienza delle proprie capacità da parte di tanti giovani, i quali, acquisendo sicurezza in se stessi, hanno finalmente il desiderio di lasciare un segno. Partendo da qui le soddisfazioni economiche arrivano sempre. Sembra così strano?

Seguire i propri sogni può produrre cose grandi, cose che rimangono e permettono alle persone, alle città ed alle nazioni di fare enormi passi in avanti.

Io l’ho sempre vissuta così: fare l’imprenditore è sempre stato cercare di lasciare un segno, sfidando al contempo chi mi diceva: “Non si può fare”.

Non solo, è sempre stato anche il grande desiderio di vedere valorizzati—come meritavano di essere—tanti programmatori incredibili che ho conosciuto negli anni, mettendoli a contatto con un mondo che dava spazio alle loro idee e valorizzava il loro talento.

Il fatto che le startup non siano mai un fenomeno che si ferma al piccolo mondo che ci circonda, è una rivoluzione destinata a cambiare per sempre il modo di fare impresa. Molto spesso, ci si interroga sul significato del termine “startup” e, nonostante in Italia se ne parli da oltre 10 anni, pochi sanno resistere alla tentazione di fornire la propria personale definizione—come se, “l’economia globale”, osservata da punti diversi della Terra, assumesse significati diversi. Non è così!

Questo è il principale errore che si commette, perché una startup è una realtà unica e definita in qualunque ecosistema o area del pianeta se ne parli: è una giovane grande impresa globale o come diceva nel 2010 un amico sul palco del Venture Camp organizzato da Mind the Bridge:

A startup is a big company just born.

Una startup è un’azienda che può partire localmente, dal proprio appartamento, dalla propria città, ma il cui obiettivo è sempre quello di espandersi nel mondo, perché, contrariamente a quanto si faceva nel passato, nel mondo dell’imprenditoria odierna idee e prodotti si sfidano a livello planetario.

In Italia assistiamo al declino di tante aziende, che stanno soffrendo ed hanno avuto grandi difficoltà in questi anni, molte hanno chiuso, spesso, credo, per una mancanza di visione globale. Purtroppo molte di loro non si sono sapute adattare al fatto che non bastava più rimanere chiuse nel proprio ufficio per ricevere ordini e riuscire a creare un business di valore. Fortunatamente grazie ad Internet non è più necessario spostarsi sempre e continuamente: ora possiamo raggiungere il mondo intero con un click, con del social media marketing ben fatto o con del content marketing incisivo, ma dobbiamo sapere come fare. Bene, le startup lo sanno.

Per trarre vantaggio dal nuovo ordine delle cose, è necessario prima di tutto comprenderne le dinamiche, i meccanismi ed il potenziale. Le startup sono maestre in quest’ambito, anche grazie alla giovane età dei loro fondatori ed ai loro fallimenti.

Molti di queste iniziative stanno aiutando ad aprire una nuova via accessibile a tutti, anche a quelle aziende tradizionali che sanno ascoltare. Rimane vero che tutti gli imprenditori del Pianeta dovranno fare questo salto nel nuovo mondo, sia che trattino atomi, sia che trattino bit. Dovranno imparare a diventare globali facendo leva anche sulla Rete e le dinamiche che essa innesca. Questa è la grande sfida.

Ecco perché ritengo che il “fenomeno” delle startup non sia per nulla un fenomeno, bensì il modo con il quale le nuove generazioni stanno ricominciando ad avere voglia di creare aziende.

Le startup hanno abbassato in modo radicale le barriere all’ingresso nel creare impresa, diffondendo una cultura del “si può fare”. Oggi basta un laptop da 300 euro, una connessione presa a prestito in un bar e su Internet troviamo tutto il resto. Chiunque può farlo.

Cosa c’è di più bello e rivoluzionario?