Merdphone: una storia d’amore

Una volta ero un tipo da iPhone, proprio come voi.
Poi è arrivato merdphone, e ha cambiato tutto.


Il mese scorso il mio quarto iPhone in sei anni stava, per dirla in termini medici, crashando. Lo schermo, che si era scollato, iniziava a comportarsi in modo strano. La presa del caricabatterie, nonostante la tenessi pulita, solo occasionalmente accettava la corrente. Ripararlo sarebbe stato costoso, specialmente considerando che il mio contratto sarebbe scaduto tra sei mesi. Comprare un nuovo iPhone avrebbe significato spendere 650 dollari in anticipo, spenderne 450 con un nuovo contratto di due anni o ammortizzarne il prezzo con un nuovo aggiornamento del piano del mio gestore. Mi sentivo intrappolato, come succede occasionalmente a qualunque possessore di smartphone, tra due entità troppo potenti che danno me, in effetti un utente iPhone condannato a fare contratti a ripetizione, per scontato. Iniziai ad accusare il colpo per la familiarità del malfunzionamento dell’iPhone. La nostra relazione si stava guastando e diventando sempre meno razionale. Ero in viaggio e lontano da casa per un po’ di settimane, giù di corda e in preda al cambiamento climatico, un po’ sradicato e molto impaziente.

Così la stessa risposta consumo-limbica che al principio mi aveva impedito di evitare questo casino — comprando un piano assicurativo AppleCare — si attivò di nuovo, e feci l’ordine a cui pensavo da mesi: un BLU Advance 4.0 Unlocked Dual Sim Phone (bianco), prezzo al pubblico di 89.99 dollari (ma solitamente venduto a meno), 76.14 dollari, open-box con spedizione immediata. 1829 recensioni, 4.3 stelle. “Non è il miglior telefono disponibile, ma è sicuramente il migliore per questa fascia di prezzo,” scriveva Anne, una cliente di Amazon.

Sì, Anne, mi va bene, facciamolo. Merdphone sarebbe stato consegnato il giorno successivo.


Ho vissuto felicemente così a lungo nel mondo di merda dell’elettronica da aver iniziato a esserne entusiasta. Il mio ultimo televisore, un Hisense preso in un magazzino Walmart in North Carolina da un commesso che nemmeno sapeva di averlo in giacenza, è un LED TV semplice e vibrante con un audio del cazzo. Il mio impianto stereo è composto da un amplificatore Insignia (marca Best Buy) che manda il segnale a due diffusori di una ditta che si chiama Micca (55.60 dollari, 347 recensioni, 4.7 stelle) e suona… abbastanza bene! Il mio router è fatto dalla TP-LINK (18.99 dollari, 575 recensioni, 4.3 stelle), e tiene in vita la mia connessione internet proprio come faceva il vecchio Netgear. Ho comprato a mia madre un bell’altoparlantino Bluetooth pagandolo 26.99 dollari (54 recensioni, 4.6 stelle), e a lei piace, anche se la sua voce sintetica stira un po’ la “ess” di “ConnESSSione riuscita” in una maniera che suggerisce una familiarità puramente meccanica con la lingua inglese. D’impulso acquisto auricolari di marche ignote con risultati contrastanti, ma la soddisfazione è grande quando riesco a trovarne di buoni. Per lavoro ho comprato un Macbook usato a 280 dollari ma uso un Chromebook ogni volta che posso. È il mio culmine di ambizione in fatto di merda, e considero questa situazione un fallimento. Per me, i portatili di qualità sono così lontani dal processo di mercificazione che, se si tratta di navigare in internet, mandare email, chattare e guardare foto, alla fine ci faccio questo — un laptop qualsiasi può andare bene. Il portatile più venduto su Amazon è un Asus da 250 dollari su cui gira Windows 8. Potrebbe andare. Vediamo che succede quando mi muore il Mac.

L’elettronica non di marca è, come la sua controparte di marca, interessante per un periodo di tempo limitato: la versione più costosa e di marca di un prodotto offre la possibilità di assaggiare il lussuoso futuro della tecnologia; La versione di merda lascia prevedere un futuro più concreto — il futuro che la maggior parte del pubblico globale si godrà. Prendete la Jambox, un minuscolo e costosissimo prisma di altoparlanti e batterie e radio senza fili che suona musica da quasi ogni telefono a un volume rispettabile; fu una sensazione per alcuni anni da quando fu presentato nel 2010. Nel 2013, altoparlanti non di marca si facevano strada online, permettendo a consumatori come me di sentirsi in qualche modo in gioco nel sistema (questo richiede, naturalmente, una definizione di “sistema” più limitata e opportuna). L’anno dopo, Amazon, il primo portale americano dedicato all’elettronica di merda (recentemente diventata cittadina americana orgogliosa), aveva introdotto la sua versione dell’idea della Jambox, a cui è stato dato il nome apertamente generico di “Altoparlante Bluetooth portatile AmazonBasics” (731 recensioni, 4.4 stelle). Quanto prima, gli altoparlanti senza fili da picnic potrebbero diventare una parte mediocre e usa-e-getta dello stile di vita di molti consumatori, come le chiavette USB o le batterie — dove invece le versioni di marca rimangono una minoranza sostenuta solo dai consumatori alla ricerca di altoparlanti Bluetooth che simboleggiano lusso, stile, o gusto. L’elettronica non di marca è invitante solo quando puzza di buon affare — cioè, solo fino a quando esistono alternative costose dal prezzo esagerato. Sono interessanti, in altre parole, finché fanno sentire l’acquirente astuto.

Una delle gioie meno apprezzate dello shopping online è che, nel processo di snellimento e compressione dell’espressione del capitalismo che definiamo “commercio al dettaglio”, ci dà uno sguardo onnipotente sugli schermi del mercato. Durante una ricerca su Amazon o Newegg possiamo vedere passato presente e futuro di una categoria: Opzioni di lusso con largo margine di profitto da una parte, opzioni decenti dal basso margine e obsolete di marchi sconosciuti e improbabili dall’altra. Poi, nel grande centro molle, marchi che lottano per opportunità in diminuzione. Ciò dò appena un po’ di potere. Osservare i cicli compressi dell’elettronica di consumo moderna dà un ordine calmante a un’industria che dipende sulla percezione che tutto quanto è perpetuamente eccezionale. Questa prospettiva aiuta anche a rafforzare il realismo della relazione di ognuno con l’elettronica di consumo. Sia che si scelga l’opzione di lusso, quella a buon mercato, o una via di mezzo, si sta sempre comprando futura immondizia.

Sembra un po’ presto per merdphone. La mia altra elettronica non di marca è più facile da concepire come parti di kit LEGO assemblate assieme. Se la mia TV non di marca ha un menu confusionario o un telecomando lento non importa, perché la maggior parte della TV che guardo è fruita passivamente. Serve solo a mostrarmi immagini in movimento, e lo fa. Ma il lavoro di uno smartphone è di connettermi a centinaia di persone e dozzine di servizi internet. Uno smartphone è estremamente costoso, estremamente piccolo ed estremamente complesso, non è solo una macchina, ma un oggetto interattivo. Deve ricevere comandi nello stesso modo abile che ha di fornire informazioni. La nostra relazione sarà fatta di centinaia di tocchi esigenti al giorno, e non deve essere avvilente.

L’introduzione di merdphone accettabili rappresenterebbe la mercificazione finale di un’intera epoca di elettronica di consumo, dopo i laptop e i flip-phone ma prima degli indossabili e degli impiantabili e dei [CENSURATO] e dei [RITORNI AL SUO SETTORE DI CONSUMO, GRAZIE, QUESTO È IL SUO ULTIMO AVVERTIMENTO].

Merdphone arrivò per tempo, consegnatomi alla porta della nostra casa temporaneamente in affitto così dolcemente che neanche il cane se ne rese conto. È apparso: un ultimo collegamento invisibile in una filiera che ha origine presso la BLU Products, in una struttura anonima di forma rettangolare nella zona industriale di Miami, e da lì prima ancora in una Zona Economica Speciale in Cina. Sul fianco della scatola, una sorta di manifesto: 1 ricevitore, 1 batteria, 1 caricabatterie, etc. Sul retro, l’essenziale:

A parte alcuni marchi misteriosi (uno della Anatel, per esempio, che è la versione brasiliana della FCC) la confezione è funzionale e persino utile, al punto da sembrare più informazioni nutrizionali che pubblicità. Efficacemente impacchettato attorno allo spesso, leggero, brillante telefono c’erano delle cuffie, una scatolina e una pellicola protettiva per lo schermo. Inserii la SIM e una SD card da 8 dollari. Attivai il telefono e installai le mie applicazioni. Lo schermo era a posto, il software era Android (4.2.2, aka “Jelly Bean”: non nuovo, ma neanche obsoleto). La fotocamera funzionava, si connetteva a internet. Era abbastanza carico, quindi iniziammo.

Il primo giorno con merdphone fu un lungo sospiro di sollievo. Funzionava tutto, o almeno sembrava funzionare. Non c’era app di cui avessi bisogno che non riuscissi a scaricare. Chattavo con GroupMe e controllavo Instagram e facevo foto e mandavo sms e facevo telefonate. Andai a farmi una corsetta e ascoltai musica in streaming da internet. Dettai le direzioni a Google Maps e arrivai dove dovevo arrivare. La scrittura era un po’ lenta, e a volte Gmail faceva delle pause, ma come prototipo merdphone stava funzionando meglio di quanto mi aspettassi. Per un decimo del prezzo di un iPhone stavo cominciando a risentirmi di averne quasi tutte le funzionalità. Alla fine della giornata — una di quelle attive — avevo ancora della carica a disposizione. Bene, bene, bene. Regolai la sveglia e la mattina dopo mi svegliò.

Omogeneità è quello che ci si dovrebbe aspettare dai merdphone, perché è ciò che si ottiene. Comprate un BLU o un Unnecto o un Posh Mobile o un Prestigio o uno Yezz o un InFocus o un iRulu e potete aspettarvi scatole simili con varie parti incluse, ordinate per prezzo. Le interiora saranno sempre composte da hardware di qualità medio-bassa della MediaTek, praticamente invisibile sul mercato americano anche se è il secondo più grande fornitore al mondo di componenti e chip per telefoni. Ciò significa che tutti i cellulari avranno non solo le stesse specifiche ma anche le stesse caratteristiche: persino i più economici vi faranno usare due SIM, per esempio, e molti di loro hanno la radio FM integrata. La scelta della cover, che deve contenere la core technology di MediaTek, è sempre dettata da alcune regole di stile base: per i telefoni più grandi, rettangoli senza giunture e di uno spessore particolare; per quelli più piccoli, ricevitori dagli angoli smussati che ricordano l’iPhone 3G. Per i telefoni più economici, c’è Android 4.2x. Per un pugno di dollari in più, Android 4.4x. Come nel caso dei marchi più famosi, i merdphone con l’ultima versione di Android, 5.0 stanno diventando disponibili.

I telefoni di marca sono il culmine di un decennio di ricerca in tecnologia wireless, informatica, materiali, e design. I merdphone sono il culmine di un decennio di ricerca in tecnologia wireless, informatica, materiali, e design — di un paio di anni prima. I merdphone di solito non sono davvero telefoni di merda. Sono, se li isoliamo dall’effetto distorcente di un marketing altamente competitivo e orientato alle preferenze, l’assenza che aiuta a mantenerli così economici, meraviglie di ingegneria ed esecuzione, assemblate con cura e precisione e capaci di raggiungere obiettivi che mezza dozzina di anni fa sarebbero stati inconcepibili per un dispositivo portatile. In realtà gli iPhone sono semplicemente merdphone provenienti dal futuro.

Ecco a cosa somiglia la mercificazione: novità genuine rapidamente ridotte a anonimità ingrata. L’iPhone e i suoi concorrenti di alta fascia hanno beneficiato per anni di una visibilità legata alla loro essenza di novità profonda e globale. Essere marchi pionieri all’inizio di una nuova era tecnologica — vendere a qualcuno il suo primo dispositivo magico — è come applicare un moltiplicatore temporaneo a qualsiasi cosa, dal riconoscimento del brand alla lealtà al profitto. Ma questi marchi sono, al momento, semplicemente incantesimi temporanei contro l’inevitabile. Mentre ci avviciniamo al decimo anniversario dalla nascita dell’iPhone, la categoria a cui ha dato origine inizia a essere familiare. Ormai, un americano che ha comprato uno smartphone con contratto nel 2009 non ha solo comprato ma cambiato almeno altri tre dispositivi, e mentre gli smartphone maturano, questa diventa la realtà del loro utilizzo: migliorare significa sparire un po’ di più. Tanto non ci facciamo altro che mandare email e usare Instagram, Facebook, Snapchat, Whatsapp e Angry Birds, giusto?


Un paio di settimane con merdphone e tutto va bene. Be’: le cose si sono assestate. Alcune note:

  • Lo schermo sembrava OK salvo quando lo mettevo in orizzontale, in quel caso diventava impossibile per entrambi gli occhi essere nello stesso angolo di visuale, così uno dei miei occhi vedeva lo schermo diventare bianco.
  • Le cose diventavano gradualmente più lente. Raramente si fermavano del tutto, ma c’eravamo vicini. In particolare, i siti internet più complicati si rivelavano difficili da gestire per merdphone. Mi trovai a dare la colpa ai siti.
  • La scrittura non stava migliorando quanto immaginavo, quindi digitavo di meno. Cominciavo a togliermi da gruppi di chat particolarmente attivi e rispondevo sempre meno alle mail. Questo, al contrario di quanto pensassi, non mi aiutava a scrivere meglio: i miei messaggi non erano più pensati o attenti, ma stanchi, stupidi o banali.
  • Se scuotevo appena il telefono, il LED frontale lampeggiava, a volte.
  • La fotocamera sul retro andava bene, se c’era abbastanza luce, la frontale era praticamente inutilizzabile.
  • Dopo un giorno o due di lento accumulo, le cose iniziavano a smettere di funzionare. Le app crashavano e dovevano essere riaperte. Riavviavo ogni paio di giorni. Mi dicevo che anche i telefoni migliori avevano bisogno di attenzioni simili: il mio iPhone moriva ogni 12 ore, aveva una pessima ricezione nella stanza da letto e la musica si fermava ogni volta che mi allontanavo dal segnale Wi-Fi. Ordinaria amministrazione per un iPhone. Accettai allo stesso modo di riavviare il telefono di tanto in tanto. I messaggi di errore di Google diventavano sempre più familiari. Il mio preferito: “Sfortunatamente, Maps si è fermato.”
  • Il GPS funzionava, tranne quando mettevo il telefono in carica, a quel punto il puntino blu sulla mappa andava a finire da un’altra parte rispetto a dove mi trovavo.

L’esperienza in generale era ancora accettabile, ma era caratterizzata dal ritardo. C’erano delle lunghe pause all’apertura di Google Maps o all’aggiornamento della posta in arrivo di Gmail. C’erano delle brevi pause mentre scorrevo Twitter o quando il browser doveva finire di caricare un banner pubblicitario. C’erano dei piccolissimi ritardi tra input e output di base, tra uno swipe e uno scroll leggero, il che creava una interruzione lunga abbastanza da spezzare l’illusione di una relazione fisica tra dito e interfaccia. Questa illusione era uno dei più grandi successi in sordina del primo iPhone, che al di là di tutto dava la sensazione di manipolare qualcosa direttamente. Era bello. Questo telefono non è bello, e tra l’altro mi fa vedere l’utilizzo frequente sotto una luce più aspra. Avevo tempo di chiedermi, Perché sto aprendo di nuovo questa app? Avevo tempo di ricordarmi, Twitter non mi fa mai, proprio mai, sentire bene. Riconoscevo ogni “scorri per aggiornare” come un ordine e il contenuto risultante come la soddisfazione di quell’ordine. Sembrava qualcosa di simile a quello che sentivo prima che tutto iniziasse, quando mi sentivo intrappolato tra AT&T e Apple: che, usando il mio telefono, ero frequentemente immobilizzato da due o più potenti compagnie che stavano estraendo dal mio tempo e dalle mie interazioni valore monetario fresco. Il mio telefono-merce nemmeno si nascondeva né si scusava per quello che mi permetteva di fare: partecipare entusiasticamente alla mercificazione in corso delle mie informazioni personali.

Il semplice piacere tattile di un bel telefono ti fa sentire al centro di internet, che è progettato per rispondere ai tuoi desideri. Uno merdphone è una interfaccia relativamente degradata con il mondo. Uno sfarfallio, un balbettio e un blocco momentaneo sono tutto ciò che serve per ricordarti che il mondo come lo pensiamo a internet — un flusso interminabile — andrà avanti anche senza di te, e che questa presa di coscienza afflosciante aspetta magari ogni fruitore di smartphone ossessionato o entusiasta.

Merdphone instillava gradualmente pazienza. Quando il telefono funzionava male, quando una chiamata veniva interrotta, assumevo l’atteggiamento di un cittadino intrappolato nella burocrazia: facevo quello che dovevo per navigare all’interno di un sistema che mi teneva in pugno.

Arrivai a credere che merdphone mi stesse aiutando a riconnettermi col mio sistema, ma capii subito che non era così. I miei momenti di pausa venivano riempiti di pensieri vacui e azioni simili o di ancora minor valore rispetto a un’occhiata a internet. Guardavo di più il cielo mentre camminavo, il che era comunque una brutta abitudine. A volte osservavo altra gente seppellita in profondità dentro i loro telefoni più belli e mi sembrava di essere migliorato, anche se di poco.

Non era così: ero passato dal controllare ossessivamente il telefono al guardare gli altri mentre facevano la stessa cosa. (Arrivai anche a credere, per un breve periodo di tempo, che merdphone sia in qualche modo un dispositivo più onesto, per quanto riguarda l’economia globale. Un iPhone è istantaneamente associato con gli Apple store e interviste lunghissime con Jony Ive e Steve Jobs e l’America, tutte distrazioni che nascondono la reale provenienza; il marketing dei merdphone è abbastanza fragile, e i prezzi sono abbastanza bassi, da non distrarre dal fatto che questi telefoni sono potenzialmente stati realizzati da compagnie disposte a guadagnare un margine minimo e da persone disposte a lavorare con stipendi da fame, e che si finirebbe in ogni caso per buttarli via dopo due anni. Se date un’occhiata insistente a qualsiasi oggetto di elettronica di consumo non vedrete altro che un insieme di esternalità; coi merdphone, ci si arriva prima. Ma questa era una sensazione, non una comprensione: delle persone che hanno lavorato per realizzare questo telefono non ne sapevo più che di quelle per realizzare un iPhone. Possibilmente, ne sapevo ancora meno.)

Era diventato chiaro, a questo punto, che c’è un largo golfo esperienziale tra il mio merdphone, e che, in questo frangente della storia della tecnologia, ci sono motivi per comprare, con la rateizzazione o quant’altro, un telefono da 650 dollari. Ma sospettavo ancora che il bizzarro narcisismo delle piccole differenze dell’industria degli smartphone, mi avesse, anzi ci avesse, lasciato indietro sul futuro prossimo. Andai alla ricerca, e poi iniziai a bramare, un merdphone Premium. Stavo quasi per comprare un altro BLU — il pezzo di punta della compagnia — ma era un po’ troppo per le mie tasche, specie ora che stavo per sostituirne uno con due. Trovai quello ideale: il Posh Mobile Titan E500A. Per 169.99 dollari, spedizione inclusa. 177 recensioni, 4,3 stelle.

“Mi è proprio piaciuto risponde bene e ha un sacco di caratteristiche fiche,” scriveva il recensore Alvino. Sì, Alvino, suona proprio bene. Stava per arrivarmi un merdphone Premium.

Il merdphone Premium è un miglioramento nel fatto che solo occasionalmente somiglia a un compromesso. Costa un quarto di un iPhone 6 e ne è almeno i due terzi. Lo schermo è eccellente, la fotocamera è abbastanza buona per Instagram (anche se al buio non è granché), e il software siede sul lato moderno dello spettro vasto e frammentato di Android. È un dispositivo attraente, sottile e semplice. Come merdphone, è un 4G senza LTE, una differenza che, nel caso del mio utilizzo in qualche maniera diminuito, è un dettaglio quasi insignificante. Risponde bene, se non addirittura veloce. La gente mi fa domande su di lui con genuina curiosità. Poi, quando lo provano, non ridono. È solo l’ennesimo Google phone. Ogni aspetto della sua performance potrebbe essere migliore, lo dico per esperienza, ma dopo un po’ di giorni smetto di pensarci. Va oltre le mie aspettative. Non di molto, ma abbastanza.

Di recente, ero fuori da un negozio, aspettando di finire una telefonata, quando un ragazzino con un gruppo di amici urlò, “Ehi, dammi il tuo telefono. Ehi. Dammi il tuo telefono.” Gli altri ragazzini ridevano, e anche io, nervosamente, mentre mi scusavo con la persona all’altro capo della linea e attraversavo un viale affollato. Uno dei ragazzi mi buttò un cubetto di ghiaccio, colpendomi alle spalle, e poi se ne andarono, continuando a ridere e scherzare. Un punto per il merdphone Premium, oggetto del desiderio adolescenziale. Zero punti per i ragazzi, che probabilmente dovevano chiedermelo ancora una volta. Merdphone non è mio figlio, comunque, e non temo per la sua incolumità. Il mio attaccamento al merdphone è minima: perderlo o romperlo o darlo via a dei ragazzini sarebbe un’interruzione più che una perdita.

Se i merdphone fossero pronti per chiunque, non sarebbero merdphone. Come telefonini, ci sono quasi; come decisioni d’acquisto, sono ancora esotici. Rappresentano un compromesso e un rischio. È roba da mondo di merda classico. Eppure, il mondo di merda degli smartphone sta già invadendo i marchi, e il mondo di merda dei marchi da smartphone sta cedendo alla merda. I pià grandi gestori telefonici offrono telefoni più economici, anche se per la maggior parte si tratta di telefoni più vecchi di marchi noti; ZTE e Alcatel vendono smartphone abbordabili con abbonamenti di gestori come Cricket, Boost Mobile e T-Mobile. Sempre più acquirenti saltuarii di cellulari — persone che non possono o non vogliono pagare più di 80 dollari al mese per un contratto tradizionale, o che non sono solvibili, o a cui non frega niente di fare un contratto pluriennale solo per Snapchattare coi loro amici — potrebbero essere tentati di accoppiare opzioni del genere con piani prepagati più economici, così da spingere l’industria verso un punto di non ritorno populista.

La tentazione è quella di intravedere la trionfante ascesa del merdphone. Ma nel mondo di merda niente ascende per davvero, sale uno scalino più in su e poi cade incessantemente. I marchi che possono correre ai ripari prima della disfatta devono quindi trovare, o inventarsi, qualcosa di nuovo. Queste scoperte, nuove caratteristiche, o nuove categorie, fanno parte dell’innovazione. O si tratta solo di fresche inefficienze economiche che aspettano di essere risolte?

Non vedo l’ora di mettermi un buon merdwatch al polso. Sono sicuro che non ci vorrà molto.

Illustrazioni di Devin Washburn.
Fonti delle immagini, dall'alto: Mieke Dalle / Getty; Hocus-Focus / Getty; Lucidio Studio, Inc. / Getty; LM Foto / Getty.

Segui Matter su Twitter | Metti “Mi piace” su Facebook | Iscriviti alla nostra newsletter