A Praga scoprite Palazzo Lobkowicz, tempio dell’arte occidentale

di Gorazd Skrt, fondatore di Lovely Trips, fornitore sloveno di soluzioni di viaggio
Praga!
Il suo stesso nome è canto.
Il suo puro suono tocca nel profondo
le corde dell’anima ceca
e risveglia il cuore.
Così scriveva, al culmine della Belle Époque, lo scrittore Svatopluk Čech. Innamorato pazzo della città, non avrebbe mai saputo quanto il suo amore fosse ricambiato: poco dopo la sua morte, infatti, un ponte sulla Moldava nuovo di zecca fu battezzato proprio con il suo nome (il Most Svatopluka Čecha). Innamorarsi di Praga, in realtà, è facile, e non serve essere boemi per cadere vittima della sua malia. È una città che esercita un fascino eccezionale, quasi magico. E d’altra parte la sua storia è intrisa di maghi, maghe e chiromanti.

Pensiamo soltanto al Golem, creatura di un rabbino praghese. O a Faust, che secondo Melantone ebbe casa proprio a Praga. O a Rodolfo II, il monarca appassionato di occultismo e astronomia che spostò la capitale dell’Impero absburgico da Vienna a Praga. Leggende e misteri a parte, la magia di Praga nasce soprattutto dalla bellezza dei suoi tesori culturali e artistici. Come Palazzo Lobkowicz (in ceco, Lobkowiczký palác).

Palazzo Lobkowicz è uno dei templi dell’arte occidentale in Mitteleuropa. La struttura, che fa parte del complesso del Castello di Praga (Pražský hrad), vanta alcuni dei capolavori della pittura europea. Per esempio, lo splendido “Il Tamigi con la Cattedrale di St. Paul il giorno del Lord Mayor” del veneziano Canaletto. Personalmente, trovo l’opera emozionante, perché sembra una foto scattata nel XVIII secolo: le navi di ogni tipo che sfilano su un Tamigi quieto ma maestoso, il cielo terso con le nubi dorate, la magnificenza della Cattedrale di St. Paul che si erge solenne in lontananza… Un altro dipinto molto bello custodito a Palazzo è la celebre “Fienagione” di Bruegel; un’opera realistica, ma allo stesso tempo serena e carica di vitalità, in cui i contadini e la natura sono entrambi protagonisti con pari dignità.

In realtà le opere da ammirare sono innumerevoli: da ritratti come “Elisabeth Fürstenberg” e “Doña Margarita Teresa” (quest’ultimo attribuito nientemeno che a quel genio di Velázquez), a opere religiose del Veronese e di Cranach, passando per paesaggi di artisti ottocenteschi come Carl Robert Croll. Chi visita per la prima volta le 22 gallerie del Palazzo, non potrà che rimanere a bocca aperta. Del resto come non rimanere stupefatti di fronte all’intensità di una pala d’altare del XVII secolo? O alle splendide maioliche con il blasone della famiglia Lobkowicz?


Altrettanto commovente è la stanza della musica, che custodisce alcune gemme preziosissime. Ad esempio la prima edizione a stampa dell’Eroica di Ludwig van Beethoven, composta per “festeggiare il sovvenire di un grand’uomo” (il generale Napoleone Bonaparte) e dedicata al 7° principe di Lobkowicz. O un pezzo della partitura del Messiah di Händel adattata da Mozart. O ancora, il manoscritto originale della Quarta sinfonia di Beethoven con alcune annotazioni autografe del geniale musicista. Oltre a capolavori della pittura, della scultura e della musica, il Palazzo vanta poi una ricchissima collezione di armi e armature preziose, nonché di mobili di pregio.

E del resto il Palazzo stesso è un’opera d’arte, con una storia unica alle spalle, lunga ben 600 anni. Si deve sapere, infatti, che la famiglia Lobkowicz è una delle più importanti della storia europea, e i suoi membri sono stati mecenati, diplomatici, banchieri e funzionari di grande peso. Questo, tuttavia, non li ha risparmiati dai drammi della storia. Nel 1939 i tedeschi invadevano la Cecoslovacchia, e confiscavano tutte le proprietà della famiglia. Nel 1945, con la liberazione, la famiglia Lobkowicz le riotteneva, salvo perderle solo tre anni dopo per opera del governo comunista. Ci sarebbero voluti il crollo del Muro di Berlino, la famosa Rivoluzione di velluto e 12 anni di carte bollate per recuperare il patrimonio avito.
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