La Sostanza della Forma secondo Franco Albini. Intervista al curatore

Non solo antichità e modernariato. Architettura e design sbarcano a Mercanteinfiera letteralmente in bella mostra. Le geometrie e lo scintillio di tre compassi d’oro inscrivono al padiglione 4 “La Sostanza della Forma”: una panoramica sul mondo artistico e culturale di Franco Albini, uno dei grandi maestri dell’architettura e dell’urbanistica italiana del secolo scorso.

Una raffinata esposizione, ricamata ad hoc per la Fiera, che tratteggia la figura dell’architetto brianzolo: un mix di razionalità e fantasia, funzionalità e cura maniacale del dettaglio; sensibilità opposte che convivono nel suo animo e si conciliano nella sua opera. Il percorso, curato da Giampiero Bosoni -Professore ordinario di Architettura Degli Interni e Allestimento - e Marco Albini -Architetto, docente ordinario presso il Politecnico di Milano e Presidente della Fondazione Franco Albini- è finalizzato a far immergere gli spettatori nel processo creativo del maestro del Razionalismo Italiano, offrendo uno sguardo intimo sull’uomo attraverso i suoi oggetti personali e le fotografie originali. Proprio quest’ultimo ci fa entrare nel mondo (e nelle mostra) di Albini. Un piccolo assaggio di quello che vedremo in fiera.

Luca Zuccala — Sosteneva Franco Albini che “E’ più dalle nostre opere che diffondiamo delle idee che non attraverso noi stessi”. Con le ovvie e dovute proporzioni, che idea vuole diffondere la mostra?

Marco Albini — Il messaggio è che le idee si trasmettono attraverso l’uso degli strumenti del mestiere, cioè attraverso il disegno, le proporzioni, la scala e la misura. La parola è superflua, un progetto deve parlare da solo e i concetti si esprimono attraverso disegni e schizzi rigorosamente a matita e a mano libera perché si è più liberi nell’elaborare idee e nel modificarle.

L’esposizione si intitola “La Sostanza della Forma”, titolo che (oltre al significato letterale) racchiude in sé la potenza, l’atto, la poetica di Franco Albini. Cosa è già implicito e cosa vuole delineare il contenuto del titolo?

La “Sostanza della Forma” è il titolo dato alla mostra ospitata a Parigi nell’Istituto Italiano di Cultura nel 2016 e deriva dalla frase di Edoardo Persico che definiva l’architettura come “forma della sostanza” intendendo che la forma deve rivelare l’essenza, l’anima dell’oggetto. Il rovesciamento dei termini voluto dalla sede parigina mantiene comunque il proprio senso e il messaggio.

L’allestimento è elemento fondamentale per qualsiasi esposizione. Ancora di più se deve “inquadrare” e raccogliere l’opera di Franco Albini, uno dei più grandi architetti e designer italiani del Novecento, autore a sua volta di preziosi allestimenti. Come sarà allestita la mostra?

L’allestimento recupera il principio che “niente tocca terra” e niente parte da terra, “tutto vola”. Lo Stand non ha pareti ma un tetto di tubi leggeri con un velario di rete che diffonde la luce dei fari posti al di sopra. Il pubblico circola liberamente in tutte le direzioni al di sotto di una serie di pannelli che seguono un percorso cronologico dello studio Albini Helg fino a arrivare ai progetti recenti dello Studio Albini Associati Marco Albini Francesco Albini, che rappresenta la continuità di un metodo di lavoro piuttosto che di uno stile.

Oggetti, progetti, arredi, disegni, modelli. Cosa vedremo esposto a Parma?

Oltre a disegni e pannelli, saranno presenti le riedizioni di alcuni pezzi di design dei più noti. Franco Albini è infatti tra i progettisti della linea “IMaestri” di Cassina.

Giò Ponti, Le Corbusier, Mies van der Rohe, Persico, Gardella, Helg, Noorda… una lista infinita di protagonisti del tempo con cui lavorò o solo incontrò. Quali “incontri” fondamentali vedremo proposti in mostra?

Quasi tutti i protagonisti del panorama architettonico del “moderno” sono rappresentati nella documentazione fotografica e alcuni nelle opere in collaborazione (fondamentale per esempio quella con Bob Noorda per il progetto della Metropolitana di Milano).

Quali sono quei “messaggi nella bottiglia”, insiti in molti suoi lavori, che ci offrono ancora interessanti spunti culturali e progettuali?

Noi crediamo che alcuni valori che sono stati alla base della ricerca del Movimento Moderno e in particolare di Albini rappresentino un metodo di lavoro specie per le giovani generazioni e soprattutto nella società contemporanea che ha perso il senso “etico” dell’operare e l’amore per la ricerca. “Il Trionfo della Modestia” e il procedere Pezzo per Pezzo sono lezioni di contemporaneità.

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