Le Parole e le Immagini

Modolo, Belluno

Ogni immagine nasce con un soggetto preciso, generalmente comprensibile, facilmente individuabile, ma è costituita da una miriade di piccoli dettagli apparentemente insignificanti che tuttavia vanno decodificati per dare senso al messaggio (quando c’è). Con le parole spesso si procede all’opposto. Bisogna dapprima costruire parecchi dettagli, uno dopo l’altro, in maniera seriale, e poi collegarli tra loro dando corpo ad un ordito che abbia una logica, un senso, e che poi lentamente, un po’ alla volta, acquisti il profilo di un soggetto nitido e riconoscibile.

Le parole e le immagini. Mondi diversi, paralleli, complementari. Affascinanti e necessari.

Un luogo comune molto diffuso dice che una singola immagine vale più di mille parole, e qualche volta è vero, ma non è il caso di generalizzare. Tra parola e immagine non vedo alcun rapporto di supremazia, non vi è concorrenza o contrapposizione, l’una e l’altra sono indispensabili per illuminare tanto la nostra realtà, quanto il nostro immaginario. Come potremmo farne a meno?

Le parole e le immagini sono gli atomi del nostro quotidiano, i mattoni del nostro vivere, strumenti imprescindibili della nostra esistenza. Ne siamo totalmente immersi e ne produciamo noi stessi in continuazione. Sono uno strumento di lavoro, di comunicazione, di svago, di espressione personale ed artistica. La nostra vita si ridurrebbe a ben poca cosa se non potessimo disporre di questi mezzi potenti in grado di descrivere e plasmare il mondo nel quale viviamo.

Ma a volte finiamo per diventarne vittime: quando le parole sono eccessive e indistinguibili le une dalle altre; quando le immagini ci soffocano per la loro insopportabile ridondanza; quando i messaggi sono troppi o troppo frequenti. L’eccesso talora determina l’incapacità di distinguere, uccide il senso critico, obnubila la mente, predispone al conformismo.

Non c’è via di scampo: per non soccombere, per mantenerci, nonostante tutto, umani, dobbiamo inventarci dei filtri. E allora è necessario tornare a riflettere sul senso vero delle parole, dare loro un peso, evitare inutili sprechi. Allo stesso modo occorre distinguere, anche nel mondo del messaggio visivo, dove tutto sembra ormai possibile, il vero dal falso. Questo è tanto più urgente nel mondo d’oggi dove tutti pretendono di venderci qualcosa, dove niente profuma di originalità ed ogni cosa porta con sé l’odore stantio del già detto, scritto, visto. Per cercare la meraviglia, a cui ci siamo disabituati, dovremmo sforzarci di guardare al mondo con gli occhi di un bambino. Perché una cosa è certa: non sarà la Finanza o la Tecnologia a salvare la nostra umanità, sarà la Poesia.

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