Quando il turista è di troppo — overtourism cause e rimedi

Alessia Fravolini
Sep 18, 2018 · 3 min read

Da sempre, il turismo è considerato un’attività positiva: ha portato ricchezza nelle comunità meno conosciute, ha permesso di conservare specie in via di estinzione e di restaurare città storiche in rovina.

Ma allora perché si parla di overtourism?

Questo fenomeno si verifica quando ci sono troppi visitatori in una particolare destinazione: “troppo” è un termine soggettivo, che varia da luogo a luogo, ma si può parlare di overtourism quando le mete non sono più in grado di gestire l’accoglienza per mancanza di strumenti o perché non ci sono politiche di governance adeguate e si giunge al “collasso”.

In tal modo diventa impossibile visitare un monumento, usufruire dei mezzi pubblici, i musei diventano inaccessibili, il degrado dei luoghi aumenta vertiginosamente, parallelamente al disagio di chi quei luoghi li vive quotidianamente.

Se i numeri del turismo sono in aumento costante da decenni, perché si parla soltanto ora di overtourism?

Questo fenomeno esiste già dal 2012, ma mai prima di questo periodo ci sono state così tante proteste da parte dei residenti.

Le autorità locali hanno talvolta risposto aumentando le tasse, rifiutandosi di lasciare permessi per attività turistiche nei centri urbani o addirittura chiudendo intere isole ai visitatori, altre volte chiudendo gli occhi e continuando a concedere licenze di affittacamere, B&B e case vacanza.

Quali sono le cause dell’overtourism?

L’aumento significativo di compagnie aeree low cost ha permesso ad una fascia di turisti con capacità di spesa più bassa di organizzare vacanze scegliendo destinazioni prima impensabili.

Un’altra causa è rappresentata dalle navi da crociera, che riversano enormi flussi di persone che solitamente spendono molto poco nelle destinazioni, creando però enormi disagi sia ai residenti che ai turisti stessi.

Un altro fenomeno da analizzare è quello extralberghiero: spesso fuori controllo, attira un tipo di turismo low cost che non porta alcun beneficio economico, generando un minor gettito fiscale ed innescando una “guerra al ribasso” sui prezzi.

L’enorme diffusione di Internet ha reso ancora più facile viaggiare, democratizzando ogni step del viaggio: confrontando destinazioni, offerte, recensioni e condividendo pareri, mezzi e alloggi.

Poi ci sono i Social Media.

Fino a pochi decenni fa il turismo era sinonimo di esperienza. In una società dove apparire è meglio di essere, risulta più importante condividere delle foto anziché aver fatto un bel viaggio.

Cosa si può fare per risolvere il problema dell’overtourism?

Non si può trovare una soluzione valida per tutti, perché ogni destinazione ha le proprie peculiarità. Quel che è certo, però, è che ognuna di esse dovrebbe individuare delle soluzioni mirate alle proprie necessità. Ma soprattutto c’è bisogno di una buona governance e di strategie politiche da parte dei governi locali in grado di regolamentare i flussi.

L’utilizzo dei Big Data in tal senso può essere di grande aiuto: intanto per capire se c’è corrispondenza tra domanda e offerta. Un dato più attendibile sui forecast sarebbe di grande supporto per organizzare al meglio il viaggio e per diluire adeguatamente i flussi turistici, evitando sgradevoli code e disagi.

Oggi, promuovere le destinazioni senza preoccuparsi della gestione dell’accoglienza non è più possibile.

Bisogna iniziare a chiedersi entro quali limiti il turismo smette di portare benefici ma solo costi sociali.

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