10 film sugli squali aspettando The Meg

Escluso Lo Squalo di Spielberg, altrimenti sarebbe troppo facile. 
Non so se ve ne siete resi conto, ma dopo essere stati appannaggio esclusivo della serie Z più becera, protagonisti loro malgrado di tutta la robaccia targata Asylum e dintorni (parlo dei vari Sharknado), gli squali sono tornati nei cinema e vogliono essere presi sul serio, vogliono far paura come nei lontani anni ’70, quando il tema di John Williams bastava a tenere lontane dall’acqua migliaia di persone.

Ridicolizzati in ogni modo possibile, ridotti a orride animazioni in CGI appiccicate al fotogramma con la colla, i re incontrastati degli oceani ci hanno messo un po’ di tempo per riprendersi il posto che spetta loro di diritto. 
O che sembrava sarebbe loro spettato dopo l’uscita di Jaws. 
Il problema è che fare un buon film sugli squali non è affatto una cosa semplice, sia da un punto di vista meramente tecnico sia da quello narrativo. 
I film da salvare sono quindi pochissimi e la sfida è trovarne dieci da consigliare, mentre si aspetta l’arrivo nelle nostre sale di The Meg, tratto dal romanzo di Steve Alten, con un megalodonte pronto a divorare tutto ciò che incontra sul suo cammino. 
Cerchiamo di andare in ordine cronologico, senza dover per forza compilare una classifica: questa sarà solo una lista di suggerimenti, più un piccolo bonus per veri intenditori in chiusura.

10 — Uomini e Squali (Regia di Bruno Vailati, 1976)

Appena un anno dopo Jaws, arriva questo documentario o, per usare una terminologia più adatta, questo mondo-movie diretto da uno dei registi subacquei più famosi della sua epoca: Bruno Vailati, che nel 1974 aveva organizzato la prima spedizione sul relitto dell’Andrea Doria, con relativo documentario Andrea Doria-74, è stata una personalità molto eclettica, in linea con il cinema italiano, anarchico e un po’ cialtrone, degli anni ’70. 
Uomini e Squali, campione d’incassi in grado di sbaragliare anche la concorrenza del collega spielberghiano, soffre di sicuro il suo essere un prodotto a carattere sensazionalistico: nella migliore tradizione dei mondo-movie, spacciava per reali situazioni accuratamente messe in scena, con tanto di effetti speciali (celebre è l’amputazione della gamba di un sub) e, al giorno d’oggi, manderebbe in bestia gli animalisti per il modo in cui lo squalo è rappresentato. Resta tuttavia un bel pezzo di storia di certo cinema italiano e credo abbia iniziato molti ragazzini al fascino nei confronti degli squali.

9 — Lo Squalo 2 (Regia di Jeannot Szwarc, 1978)

Seguito inevitabile e dalla storia produttiva complicatissima; un film che ha rischiato di non vedere mai la luce. E per alcuni sarebbe stato meglio così. Non per me, che ho sempre avuto un’altissima opinione di quest’opera un po’ sgangherata e incapace di porsi sullo stesso piano del suo predecessore (ma nessun film di squali sarà mai in grado di porsi sullo stesso piano di Jaws), ma a suo modo innovativa, per come si avvale di alcuni elementi tipici dello slasher e cerca di capitalizzare su un pubblico adolescenziale, sancendo di fatto il passaggio della tematica squalo assassino dal cinema di serie A a quello di serie B.

8 — L’Ultimo Squalo (Regia di Enzo G. Castellari, 1981)

Questo film nasce, com’era gloriosa tradizione nel nostro paese a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80, per lucrare sul successo del film di Spielberg e bisogna ammettere che, almeno in parte, ci riesce. Certo, i mezzi a disposizione sono quelli che sono e il cartonato di squalo, quando entra in campo, è abbastanza imbarazzante. Eppure la regia di Castellari, capace di creare tensione dal nulla e con il nulla, salva il film e lo rende un’esperienza godibile ancora oggi.

7 — Creatura (Regia di Stuart Gillard, 1998)

Tratto sempre da un romanzo di Benchley, questo film in due episodi per la tv ha qualche spunto interessante, che purtroppo annega in un mare di noia tipica delle produzioni televisive degli anni ’90. 
Però, tutto sommato, nelle scene d’azione c’è un gran bel ritmo, il cast è in forma e l’animatrone della creatura del titolo, nella sua versione anfibia, è una gioia per gli occhi. 
Possiamo anche affermare che Creatura anticipa di una decina d’anni tutte le idiozie Asylum con una storia di squali mutanti però presa tremendamente sul serio. 
Da riscoprire.

6 — Blu Profondo (Regia di Renny Harlin, 1999)

Deep Blue Sea è, subito dopo Jaws IL film di squali assassini per eccellenza: ambientato tutto in una stazione di ricerca sottomarina, racconta di squali mako potenziati e resi super intelligenti da alcuni esperimenti volti alla cura di malattie degenerative. 
Una vicenda così implausibile che, per farla digerire al pubblico, Harlin la deve letteralmente soffocare sotto tonnellate di azione. E la cosa funziona. Non c’è molto da dire su un filmaccio come Blu Profondo se non che non si può vivere senza averlo visto. Io lo vedo ogni anno all’inizio dell’estate.

5 — Open Water (Regia di Chris Kentis, 2003)

Quando uscì, Open Water fece parecchio rumore, in parte perché molti credettero si trattasse di una specie di The Blair Witch Project con gli squali, in parte perché, quando si resero conto che non era niente del genere, cominciarono a prendere il film a insulti e sputi. 
Non è un found footage, ma è girato con uno stile documentaristico che mira a rispecchiare fedelmente degli eventi che si millanta siano accaduti per davvero. Sì, è successo che una coppia di subacquei americani sia stata dimenticata in mare dalla barca in cui viaggiavano. Dei due non si è più saputo niente e il film si ispira a quella vicenda. Ma tutto il resto è frutto della fantasia degli sceneggiatori. 
A prescindere da questo, Open Water è un bell’esercizio di tensione, proprio in virtù del budget ridottissimo e dell’approccio da cinéma vérité adottato dal regista. Gli squali si vedono appena, ma fa molta più paura immaginarli a nuotare appena sotto la superficie di un oceano che è sempre più simile a una tomba sconfinata.

4–12 Days of Terror (Regia di Jack Sholder, 2004)
Un altro film per la tv, prodotto da Discovery Channel, che racconta gli attacchi di un grande squalo bianco nel luglio del 1916 a Jersey Shore. Tra il primo e il dodici luglio, quattro persone persero la vita e una rimase ferita. Più che a Spielberg e al suo Jaws, si può far risalire il panico da squalo a questo particolare evento, frutto di una concatenazione di cause che nulla hanno a che vedere con la presunta “malvagità” degli squali bianchi. 
Il film, pur restando nell’ambito dell’intrattenimento da piccolo schermo, è dignitoso e si lascia guardare. Interessa in misura maggiore per ciò che racconta che per come lo racconta, ma in una ipotetica filmografia del completista di squali, non può mancare.

3 — The Reef (Regia di Andrew Traucki, 2010)
Gioiello di puro orrore proveniente dall’Australia, su una barca rovesciata nel bel mezzo dell’oceano e un grande squalo bianco che segue un gruppetto di superstiti al naufragio mentre tentano di raggiungere la costa a nuoto. Come nel caso di Open Water, il pescecane si intravede appena e spesso, quando non deve interagire da troppo vicino con gli attori, si tratta di squali veri. Pochissimi innesti di vfx per ricostruire gli attacchi veri e propri, budget bassissimo, tanto coraggio da parte di regista e troupe e un film che, al pari del suo gemello con i coccodrilli, Black Water, sempre diretto da Traucki nel 2007, non dovete lasciarvi sfuggire.

2 — The Shallows (Regia di Jaume-Collet Serra, 2016)

Il momento in cui si è capito che gli squali potevano tornare a spaventare un pubblico mainstream è stato quello che ha visto l’enorme successo di The Shallows: uno scoglio (la secca del titolo), una surfista intrappolata, un gabbiano e uno squalo bianco disturbato nel suo territorio di caccia per una storia di sopravvivenza che bilancia il terrore con le esagerazioni da B-movie. Bravissima Blake Lively a reggere più di un’ora da sola, e ancora più bravo Collet Serra, che ha girato quasi tutto in mancanza dell’elemento principale in cui si svolge il film: l’acqua. Impeccabile ricostruzione in computer grafica dello squalo, che sembra vero e una piccola pietra miliare nella filmografia dedicata ai predatori più famosi dell’oceano, che avevano bisogno di tornare in pista.

1–47 Metri (Regia di Johannes Roberts, 2017)

Di qualche mese precedente come produzione a The Shallows, ma distribuito dopo, anche qui ci troviamo di fronte a un successo inaspettato, in grado di rilanciare i nostri amici squali al cinema: due sorelle in una gabbia che precipita 47 metri sott’acqua, circondate da squali bianchi e con l’aria delle bombole che diminuisce di minuto in minuto. Il film è molto accurato anche dal punto di vista della subacquea, il che aggiunge realismo a una vicenda già di per sé da incubo.

Ma gli squali non sono sempre stati ritratti come predatori feroci e assetati di sangue umano (cosa che non sono, anche se non dovrebbe essere necessario specificarlo); vi avevo promesso un piccolo bonus in chiusura e vi consiglio una chicca tutta italiana, Ti-Koyo e il suo Pescecane, diretto da Folco Quilici nel 1962, tratto da un romanzo di Clement Richer e adattato per lo schermo da Italo Calvino. 
Una fiaba avventurosa che narra dell’amicizia tra un ragazzino e uno squalo. Se riuscite a recuperarlo, cosa non facile, vi rallegrerà la giornata. Garantito.