Exit: nella Luce di Francesca Fichera

Kara Lafayette
Nov 20 · 4 min read

“… Mio padre invece era rimasto in disparte a guardar fuori, come attratto da un magnete invisibile trasportato dal vento. Mi fece tenerezza: sapevo che ciò che stava investendo il mondo esterno corrispondeva a quello che muoveva dentro di lui da una vita intera. Dopo tanto tempo avevo capito, e fui triste per il suo destino quanto felice per averne afferrato la coda. Almeno la coda.” (Nella Luce — Francesca Fichera)

Sabato 16 novembre mi è piombata addosso la notizia che mai avrei potuto accogliere se non con sgomento, rabbia e dolore. Per chi è appassionato di fantastico e, nella fattispecie, di letteratura italiana inerente al genere, per chi è appassionato di cinema, di Stephen King e molto altro ancora, è probabilmente incappato in qualcosa scritto da Francesca Fichera. Articoli e recensioni su CineFatti, altrettanti sulla sua splendida La finestra di Hopper; racconti pubblicati con case editrici, racconti autopubblicati, aforismi, saggi (a fine articolo vi metto qualche link). Francesca scriveva sempre, lo ha fatto fino alla fine anche per me, perché insieme ad altre amiche (Lucia Patrizi, Vera Bonaccini, Marina Belli, Francesca Von Franzenstain) stava lavorando a una storia per un’antologia. Era presto per parlarne in giro, pensavo. C’è tempo.

Avevamo in mente questo progetto: un’antologia di racconti horror contro la violenza sulle donne, scritta, editata, copertinata (passatemi il termine) solo da donne, da autopubblicare. L’idea era di devolvere il ricavato in beneficenza. Francesca l’avevo sentita l’ultima volta il 13 novembre, aveva detto che era a buon punto della sua storia. C’era entusiasmo, c’era concretezza, come sempre, nelle sue parole. La maledetta leucemia l’ha portata via il 16 novembre, dopo oltre un anno di lotta, ma col cazzo che permetterò a quella schifosa malattia di portarsi via anche la sua voce, le sue idee, la sua fantasia, la sua saggezza. Quindi le cose stanno così: io e le altre porteremo avanti il nostro progetto e in qualche modo ci sarà anche Francesca. È una promessa.

Francesca aveva solo 31 anni, era bellissima, intelligente, colta; scriveva molto bene, sapeva truccarsi, era divertente. È stata tutto questo davvero fino alla fine. E siccome una delle cose che sicuramente non apprezzava era la retorica, evito di farla adesso. Il dolore è mostruoso e mentre scrivo sto male, è inutile che ve lo spieghi. Piuttosto, voglio ribadirvi che questa ragazza sapeva scrivere e basta che vi facciate un giro sui suoi siti per rendervene conto. E poi, ci sono le sue storie pubblicate.

Nello specifico vi raccomando di leggere il suo racconto di fantascienza Nella Luce. L’apocalisse ha il rumore delle nuvole che cadono dal cielo, nuvole che vanno e vengono, se raggiungono il suolo diventano nebbia e non è possibile vedere più nulla. Solo l’ignoto, privo di colori. Puoi affidarti al tatto, sentire la mano delle persone care che, insieme a te, cercano di raggiungere il luogo migliore per sparire. Sì, perché con le nuvole è precipitata anche la realtà, che possiamo continuamente negare e combattere, fingendo che non esista, ma a un certo punto non ci rimane che farcene una ragione. Non è una resa, ma un modo dignitoso di accettare le cose. Non fa meno male, anzi, il dolore è insopportabile. Ma, se dovesse finire il mondo, lottereste nel buio contro i mulini a vento? Non preferireste annusare l’odore del mare o sentire il rumore delle onde che si infrangono?

E poi Exit, una raccolta di racconti a cui tengo molto, perché insieme a Germano Hell Greco e Lucia Patrizi, ne abbiamo visto la nascita. Dieci storie, intrise di malinconia e sentimento, con un filo conduttore che ne dà il titolo: Exit, appunto. E la solitudine, aggiungerei io, che trapela da ogni vicenda, seppur diversa nelle varie trame, personaggi, contesti, suggestioni. C’è l’orrore, il fantastico, il gotico, c’è la vita vera, crudele e reale, spaventosa e triste. Futuri, passati, presenti dolorosi, perché è il dolore che ci porta all’inevitabile mutamento.
“Per le persone sole non c’è niente dietro le porte”, ci dice qualcuno, all’interno di una delle dieci storie. Un niente che forse è tutto quello che rimane.

Fatevi un regalo e leggete le storie di Francesca.

Finisco col dire una cosa direttamente a lei, che forse mi starà guardando un po’ storta vedendomi con la faccia gonfia. Giuro, mi ricompongo, te lo prometto. Imparerò a mettermi ‘sto cazzo di eyeliner. Adesso mi è venuta in mente la scena della pesca di Chiamami col tuo nome e mi rotolo dal ridere a ricordare il nostro sconcerto. Povera pesca innocente. Quanto ridere, madò.

Ti voglio bene, Frà. Tanto.

“La voce metallica che impregnò lo spazio e il tempo di quel-qui-e-ora soffiò via ogni cosa: parlò dal profondo di una dimensione intuibile dai salvi, ma comprensibile solo dai folli e dai perduti, abitanti di un oceano di tormenti dove le pietre ghignano, i muri hanno gli occhi e si prega per morire perché la morte è il primo dei miracoli.” (Exit — Francesca Fichera)

Contributi di Francesca:

Il mondo dei media. Sociologia e storia della comunicazione

Design del Neoseriale: Sociologia dell’immagine nella post-serialità digitale

NeXT-Stream: Visioni di realtà contigue (eAvatar Vol. 35)

Nuove eterotopie (Odissea Digital Fantascienza)

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