Guida all’immaginario nerd

Guida all’immaginario nerd
Cos’è la nerdiness (o nerditudine)? È una subcultura o un’indole? È una galassia di prodotti culturali o un atteggiamento verso la vita? In questa guida cinque autori con un passato o un futuro più o meno nerd illustrano i loro immaginari di riferimento, mettono in piazza le loro vocazioni, si interrogano sulla società. La tesi di fondo del volume è che questa guida è un’impostura: i nerd non esistono, e se esistono non sono quelli che scrivono qui. Se esistevano, si sono suicidati perché non hanno retto il mondo. La verità è che nessun nerd è mai davvero esistito, perché nessun essere umano è una caricatura. La verità è che nessuno è un nerd perché non esiste un vero canone nerd, e se esistesse nessun essere umano sarebbe in grado di incarnarlo. La verità è che il nerd non esiste perché le definizioni di nerd sono contraddittorie tra loro, e se sono tutte vere nessuno può essere un nerd. Ma non possono essere tutte vere perché sono contraddittorie. E ognuno dirà sempre che quella vera è quella che lo definisce come nerd, ed escluderà qualcun altro, e quel qualcun altro escluso, lo scarto, in quanto scarto sarà più nerd del nerd, e tuttavia non potrà fregiarsi del titolo, quindi non sarà un nerd e non essendo nerd né chi si fregia del titolo né chi ne è escluso, non esisterà nessun nerd… Esistono quindi solo percorsi individuali, mentalità, subculture incarnate. Ecco, qui non troverete la nerdiness, troverete dei nerd. Ma siccome il nerd non esiste, qui non troverete dei nerd, ma troverete la nerdiness.

Non si è mai parlato tanto di nerd come in questi ultimi 3–4 anni.
Lo sdoganamento è avvenuto grazie a serie di successo come Il Trono di Spade, The Walking Dead e, non da ultimo, Big Bang Theory. C’è poi l’affermarsi dei film targati Marvel, ma anche della saga dei Transformers, e del ritorno di cicli cinematografici leggendari, come Star Wars e Star Trek. Non dimentichiamoci poi della gloria, anche economica, raggiunta dal settore videoludico, gallina dalle uova d’oro con milioni di appassionati in tutto il mondo.
Questa sequela di trionfi in pompa magna ha creato un’onda lunga, adeguatamente pompata dal marketing, che garantisce le fortune commerciali di qualunque cosa abbia il retrogusto della cosiddetta “cultura nerd.”
Ma sarà tutto oro quel che luccica? Secondo la maggioranza degli appartenenti alla categoria (o dei presunti tali) la risposta è sì. Io ho diverse riserve in merito, ma non è questo il momento di parlarne.

Vi consiglio piuttosto di acquistare e leggere l’ottimo saggio Guida all’immaginario nerd, pubblicato da Odoya e realizzato da un team di ottimi autori: Jacopo Nacci, Alessandro Lolli, Irene Rubino, Fabrizio Venerandi, Gregorio Magini, più altri contributi altrettanto validi, come per esempio quello di Alessandro “Doc Manhattan” Apreda.

La Guida rifugge i facile trionfalismi, le esaltazione scomposte che mi è capitato di leggere in altri libri dedicati alla medesima tematica. Al contrario, in questo saggio si esamina il fenomeno dei nerd da molti punti di vista differenti, compresi quelli più scettici riguardo al presunto trionfo della “nerditudine”.
L’analisi sociale di questa figura, dei suoi primi vagiti tanto all’estero quanto in Italia, fino ai tempi moderni, è certosina. Copre diversi campi, dai fumetti ai film, dai videogiochi ai librogame, fino a passare al controverso rapporto tra i nerd e la sessualità.
Oltre a questa disamina di carattere più profondo non manca un vasto database dei fondamentali della cultura nerd, in cui chiunque abbia un’età compresa tra i 30 e 50 anni può tranquillamente trovare punti di riferimento, atmosfere vintage così come materiale più moderno, e per questo comune anche alle generazioni più giovani.

Guida all’immaginario nerd è dunque la prova che si può esaminare questo vasto e complesso mondo da una pluralità di punti di vista, non unicamente influenzati da una sorta di euforica nostalgia. 
Probabilmente è, allo stato corrente, il miglior testo italiano sull’argomento.