Alessandro Girola
May 31 · 4 min read

Francesco Salvador è un tenente nazista di Kosakenland ’44. Questo, almeno, fino a che non finisce il suo turno, quando rientra nella sua casa nella Trieste asburgica della Belle époque e sulle Attrazioni e gli Onorevoli Ospiti si spengono le luci. Perché il Friuli non è più una regione, nell’Italia post 2023. È stata combattuta una guerra d’indipendenza, l’enigmatico Vittorio Volpatti ha preso il potere convincendo il popolo che l’unica strada possibile per sopravvivere in un mondo di nuovi potenti, gli Azionisti, fosse trasformare la regione in un parco divertimenti a carattere storico.
E così, se Trieste torna a essere asburgica, Aquileia romana e Cividale longobarda, fra i monti della Carnia risorgono villaggi celtici e la Kosakenland del ’44. Ma non tutti sembrano d’accordo. Francesco Salvador, chiamato a scoprire chi sia lo Zorro anarchico che sabota le Attrazioni, si avventurerà nel cuore profondo di un mistero che racconta del paradosso su cui si fonda il mito delle radici e ha trasformato il Friuli in Furland.

Tullio Avoledo è probabilmente il miglior autore di fantascienza italiano, ma nell’ambiente è poco opportuno definirlo tale, perché nel nostro paese scrivere storie “del fantastico” viene considerata un’attività plebea.
Nascosto in bella vista, come nella migliore tradizione de La lettera rubata di Poe, Avoledo ha continuato a occuparsi di fantascienza — prevalentemente di tipo sociologico/distopico — per anni, ottenendo sempre degli ottimi riscontri di critica e di vendite (sì: parlare di vendite non è una cosa disonorevole).

Furland® è la sua più recente fatica, ed è un romanzo al contempo molto “avolediano” e lontano dai suoi standard.
Il richiamo a Westworld, più nella sua versione di serie TV, che non in quella cinematografica, è piuttosto evidente. In un futuro non poi tanto lontano il Friuli ha ottenuto la sua indipendenza, e ha costruito la sua economia sull’industria del turismo ludico.
Il territorio friulano è diviso in aree tematiche, ciascuna dedicata a un periodo storico: si va dalle comunità celtiche ai primi anni del ‘900, fino ad arrivare al protettorato nazista della Kosakenland (sì: è esistito davvero).
I turisti pagano per vivere in queste epoche, la cui ricostruzione è meticolosa e quanto più possibile fedele.
Tuttavia c’è qualcuno che vuole danneggiare i ricchi affari del Furland®, colpendo proprio queste aree storico-tematiche. Perché lo fa? Da chi viene pagato? Il protagonista del romanzo deve improvvisarsi investigatore e svelare il mistero.

I cosacchi in Friuli (1944)

Avoledo questa volta procede su un doppio binario.
Il primo ci fa attraversare la più palese tra le metafore: il Friuli futuristico e autonomo è la realizzazione utopico/distopica del paradigma dell’intrattenimento costante e sovrano. L’intero Furland non è altro se non un parco giochi perenne, in cui divertirsi è l’unico comandamento che conta, quantomeno per chi ha abbastanza soldi per usufruirne da turista. Per chi invece nel Furland ci lavora, tutto si riduce alla questione di essere sempre perfetti nel simulare una vita fittizia, pensata nei minimi dettagli, ai fini dell’intrattenimento (altrui).
Che si sia clienti o lavoranti, il Furland è dunque la sublimazione del reality show, lo sdoganamento definitivo dell’apparenza a scapito della vita vera.

Il secondo binario del romanzo ci trasporta in un inquietante viaggio panoramico attraverso la nostra attualità. Lo fa toccando dei tasti delicati.
La riscrittura della Storia, per esempio. Simulandola ai fini di svago, e possibile renderla “grigia”, di modo che sia lecito fingersi nazisti, che sia una cosa normale, giocosa. E la reinvenzione della Storia è una cosa a cui assistiamo sempre più spesso, per esempio sui social media, che in fondo sono altri, pericolosi, parchi del divertimento.
Al contempo Avoledo ci mostra quando il decadimento dello stato sociale sia stato sostituito da un concetto di amministrazione votata al lucro.
Lo stato non dunque più una comunità capace di garantire una vita dignitosa ai suoi appartenenti, bensì un’azienda finalizzata alla capitalizzazione selvaggia.
Salvo poi poter distruggere ogni cosa, quando essa diventa economicamente svantaggiosa.

Furland® è un romanzo interessante e ben scritto, che probabilmente avrebbe meritato qualche capitolo extra (o un eventuale seguito/prequel).
Vale la pena leggerlo, fosse anche solo per divertirsi — aspetto che nei romanzi di Avoledo non manca mai — ma anche per ragionare un poco sullo stato della nostra società, e sulle direzioni verso cui sta viaggiando.

Westworld, una delle fonti di ispirazione per Furland®

M E L A N G E

Rivista indipendente di cultura del fantastico

Alessandro Girola

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Autore, blogger, social media strategist. Il mio blog: https://alessandrogirola.me/

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