Le cose che non ti aspetti di Game of Thrones
Sabato 26/10 David Benioff e D.B. Weiss, anche detti D&D, anche detti i creatori della serie televisiva A Game of Thrones, sono stati intervistati durante l’edizione 2019 dell’Austin Film Festival, in quanto premiati per la sceneggiatura di GoT.

Da qualche ora è disponibile l’audio di buona parte dell’intervista, ma la qualità è altalenante. Per nostra fortuna (?), comunque, l’utente Twitter @ForArya era tra il pubblico dell’intervista di sabato e ha live-twittato la cosa, e il risultato…
Il risultato.
Diciamo che sia il fandom di GoT/ASoIaF, sia gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria e della TV hanno i capelli dritti, lo sguardo allucinato e una bottiglia di antiacido sempre in mano da sabato.
In quello che è un imbarazzante sfoggio di candore, i due hanno ammesso cose che noi umani temevamo fossero vere, e ora abbiamo la conferma: lo erano.
Era vero che D&D non avevano idea di cosa diamine stavano facendo, su tutto il dannatissimo fronte.
Era vero che c’erano grosse difficoltà con la geografia dell’ambientazione, e quindi non stupisce che da un certo punto in poi i personaggi attraversassero interi continenti in 5 minuti, probabilmente D&D avevano smesso di consultare le mappe online.
Era vero che gli sceneggiatori per le ultime stagioni avevano la mappina delle aspettative e la conseguente contro-tabella su come ribaltarle, il che ci ha regalato il finale che sappiamo.
Era verissimo che i personaggi non li avevano capiti o approfonditi, e che sono gli attori ad aver finito col plasmare i loro personaggi.
Ed era altrettanto vero che la violenza è scappata loro di mano, e che forse certe scene di carneficina potevano essere meno lunghe e insistite, senza con ciò perdere nemmeno un’oncia di impatto, ma ci sono arrivati solo a posteriori.
Quello che uno non si aspettava di scoprire, invece…

Jason Momoa? L’hanno trovato grazie a una pagina di fan casting.
Il pilot originale? A detta loro e dei loro amici sceneggiatori, era “fondamentalmente una serie di errori di scrittura”, e ancora non sanno come, partendo da un tale pilot fatto di errori cuciti attorno a altri errori, siano riusciti a arrivare a 8 serie. Perché in quel pilot, dicono, “ovunque potevamo fare un errore, l’abbiamo fatto”, e si riferiscono alla sceneggiatura, al casting, ai costumi, al fatto che da nessuna parte veniva data l’informazione che Cersei e Jaime sono fratelli…
E come la mettiamo con la mancanza di diversità e rappresentazione nella writers room?
Quale writers room?!
Digressione: come una serie TV arriva in TV.
Ogni anno c’è la pitch season, durante la quale un creativo (diciamo D&D) prende appuntamento con vari network o provider di streaming (diciamo HBO) e propone una nuova serie televisiva (diciamo Game of Thrones).
Ogni network/provider accetta un tot di pitch, diciamo… 30. I 30 D&D della situazione scrivono/rielaborano la sceneggiatura del loro pilot, in un processo anche lunghetto in cui gli executive chiedono modifiche, rifiniture, riscritture complete.
Solo una dozzina di quei 30 pilot vengono ordinati e girati durante la pilot season. Nella pilot season 2008, HBO aveva 10 pilot in canna, uno era quello di Game of Thrones.
Gli executives (e a volte test audience) guardano i pilot, magari chiedono altre modifiche. Arriva il momento di decidere quali e quanti pilot ordinare come serie, e se è necessario rigirare il pilot. (Nel 2008, si speculava HBO avrebbe lanciato sei nuove serie, ma ci sono casi in cui già a inizio pitch season si sa quanti slot ogni emittente vuole coprire e che tipo di prodotto cerca, se “one hour”, “half hour”, commedia, drama, “single cam”, “multi cam”, ecc.).
In questo momento, i creatori e gli showrunner e i produttori e lo/gli scrittore/i del pilot (4 tipi di figure che possono coincidere o essere N persone diverse) corrono a mettere insieme non solo il cast definitivo della serie, ma anche la writers room, che è dove avviene la magia delle trame dei telefilm.

È lì che persone diverse con background diversi si incontrano e, per quella strana alchimia che è la condivisione creativa, assieme forgiano qualcosa di più complesso e funzionale di quello che potrebbero fare da sole.
Nella writers room possono nascere le precise trame di 23 episodi a stagione di Supernatural che poi i singoli sceneggiatori scriveranno per conto loro basandosi sul canovaccio messo giù assieme, oppure ogni singola battutaccia, gag e respiro di ogni singola puntata di una stagione dei Simpson.
Game of Thrones non ha mai avuto una writers room.
Mai.
La HBO l’avrebbe voluta, ma D&D hanno detto Naaaaaaaaah! Avevano deciso fin dall’inizio che l’avrebbero scritta loro, la serie!
Perché lavorare in gruppo, quando si può scrivere praticamente tutta una serie in due?
E così, fondamentalmente, è stato. Ci sono solo 9 persone con writing credits per 73 episodi totali.
Due di quelle persone sono D&D, un terzo è Martin (accreditato per aver creato il materiale base).
Poi ci sono Bryan Cogman, ex-assistente-di-D&D-ora-scrittore, che compare come autore di 11 episodi, e Dave Hill (4 episodi). Vanessa Taylor, che poi ha scritto “La forma dell’acqua”, ha al suo attivo 3 episodi, e Jane Espenson 1.
Gli ultimi due nomi? Staff writers.
Ma torniamo alla domanda sulla mancata inclusione di donne o persone di colore nel gruppo degli scrittori…
Una persona in buona fede o anche solo furba, risponderebbe: “Sì, in effetti potevamo fare di meglio, però vorrei precisare che due donne hanno scritto quattro episodi, che la nostra ex assistente ora staff writer Gursimran Sandhu, che ha origini indiane, ha contribuito scene in tutti gli episodi dell’ultima stagione, e Dave Hill, che ha scritto 4 episodi, sembrerà un uomo medio caucasico, ma ha origini asiatiche.”
Che è una risposta di pura paraculaggine distillata, ma completamente aderente ai fatti.
Ovviamente, la loro risposta è stata: “Vanessa Taylor è stata uno dei nostri sceneggiatori e produttori” prima di andarsene a vincere un Oscar “e ha scritto varie sceneggiature per noi”, dove varie, ricordiamo, vuol dire 3, “e David Hill […] è di origini asiatiche, ma in generale abbiamo scritto noi la maggioranza delle sceneggiature” perché non veniamo dal mondo della televisione e per fare lo sceneggiatore per noi devi essere anche pronto a stare sul set in Croazia o Islanda o dev’è mentre giriamo, e poi avevamo deciso fin dall’inizio che avremmo scritto tutto noi, quindi ciao.
Una risposta che non cambia il fatto che Game of Thrones è stato scritto fondamentalmente da 4 uomini, e l’input femminile è pari al 6–6.5% del totale, volendo essere generosi nell’ipotizzare quanto abbia scritto Gursimran Sandhu nell’ultima stagione della serie. Ma è più probabile che l’input femminile a malapena raggiunga il 6&.
E di qui, molto probabilmente, viene il problema di GoT con i suoi personaggi femminili.
Poi uno arriva al punto del live-tweet in cui Weiss ammette di non vedere l’utilità di prendere in considerazione le reazioni della gente, e allora la scelta di fare a meno di una writers room, di un luogo in cui devi almeno fare finta di considerare le reazioni della gente, diventa ovvio.
Rimanendo sull’ovvio, un’altra cosa prevedibile è che le rivelazioni da capelli dritti non finiscono certo qui, altrimenti era troppo bello!
GRR Martin aveva chiesto a D&D che credenziali avessero per fare una serie, e loro dicono di aver ammesso “non ne abbiamo”, e lui ha dato l’ok lo stesso, e i due ancora si chiedono perché mai Martin abbia affidato loro il lavoro di una vita.
E che dire del fatto che considerano la serie come a pochi passi e tre battute cambiate di distanza da un pezzo di Monthy Python and the Holy Grail? (Lo avevano detto anche in una vecchia intervista per Vanity Fair, ma non è di grande consolazione)
Alzi la mano chi si aspettava che Weiss parlasse della sua volontà di rimuovere più elementi fantasy possibili da questa serie fantasy tratta da dei volumi fantasy, perché “non volevamo attirare solo quel tipo di fan” (qualunque esso sia), ma espandere il pubblico e raggiungere “genitori”, “giocatori professionisti di football americano”!
Perché, notoriamente, le madri e i padri non leggono o guardano fantasy, e non c’è uomo più serio e privo di fantasia di un giocatore della NFL.
Già.
D&D ammettono di aver portato a termine una piccola (?) truffa nei confronti di HBO, di averli interessati con un pitch che era nient’altro che la trama del pilot più due cazzate di contorno, omettendo strategicamente che la cosa sarebbe diventata enorme e costosissima, consci che nessuno alla HBO si sarebbe messo a leggere 5000 pagine di malloppo fantasy prima di accettare il pitch.
Di aver promesso durante il pitch di ridurre gli elementi fantastici al minimo indispensabile (e pace se poi si sono inventati il Re della Notte).
Di aver superato la fase del pilot grazie al fatto che HBO aveva tantissime prevendite all’estero per la serie, il che implica soldi sicuri se anche la prima stagione fosse stata un fallimento.
Di aver girato una prima stagione con episodi troppo corti (alcuni di solo 39 minuti) e aver fatto salire la lunghezza grazie a 100 minuti di contenuto che HBO li ha costretti a girare a 2 mesi dal debutto per non infrangere il loro contratto, e che è solo grazie a quei 100 minuti extra che hanno approfondito certi personaggi o se esiste una scena con Cersei e Robert Baratheon nella prima stagione (altrimenti non si sarebbero mai parlati in privato).
Di essersi a tal punto concentrati sui dettagli di certe cose da aver perso di vista la situazione complessiva, tipo quando insistevano per fare un inquadratura ravvicinata del pene di un neonato con la madre del bambino lì a fianco e sempre meno felice.
Di non aver mai cercato di approfondire i temi del libro, o di concentrarli nei loro elementi primari per meglio capirli (tanto a che serve?).
Di aver fatto di GoT la loro piccola, personale, costosissima scuola di cinema. Perché imparare il mestiere prima di iniziare a farlo, quando invece puoi farti pagare per impararlo, per poter passare a pagamento da “Mai girato neanche un filmino della cresima, signor Martin!” a “Grazie, Disney, ora ci pensiamo noi a Star Wars!” (a tal proposito, è di martedì 29/10 la notizia che D&D si sono resi conto di avere un calendario troppo pieno per poter gestire contemporaneamente una trilogia di film di Star Wars e i progetti che hanno in contratto con Netflix, e quindi adieu, Disney. Il tempismo suona quantomeno sospetto, ma chissà…)

Se siete arrivati fin qui, vi sarete ormai resi conto che definire le risposte di D&D un “imbarazzante sfoggio di candore”, a inizio articolo, non era sarcasmo, e neppure un eufemismo.
Difficilmente una persona ammette di avere una carriera solo grazie a una serie di fallimenti che invece di farlo cadere, l’ha fatti rimbalzare più in alto, ancora e ancora.
Difficilmente una persona ammette di non avere la minima idea di come qualcuno abbia potuto avere sufficiente fiducia in lui da affidargli un budget milionario sulla base del nulla; di aver “truffato” un’emittente trasformandola nel finanziatore della sua costosissima scuola di cinema personale.
E nel confessare la propria mediocrità e inspiegabile successo, difficilmente uno si piange anche addosso, ripetendo più volte che ha dovuto sacrificare dieci anni della propria vita! Dieci anni! “It was like a ten year drunk party”! Dieci anni svaporati sotto i loro occhi, dieci anni sacrificati per ricevere in cambio solo l’essere osannati da cani e porci come i creatori del più grande show di tutti i tempi! Dieci anni per avere Netflix e Disney che ti inseguono urlandoti “Lavora per me!”
Che sacrificio!
E qui arriviamo alle due riflessioni finali.
Numero uno:
Quello che sta facendo infuriare gli addetti ai lavori, e con ottime ragioni, è che se invece di D&D all’inizio di questa storia ci fosse stata una coppia di sceneggiatori di colore, o di sceneggiatrici, o di sceneggiatrici di colore, GoT non sarebbe mai esistito.
La serie TV GoT esiste grazie al fatto che, per ignote ragioni, invece di dire loro “Pussa via!”, Martin ha concesso a due mediocri cefali senza alcuna esperienza di provare a trarre una serie TV dalla sua serie di libri. Esiste perché la HBO ha accettato di scommettere un’enormità di soldi su una coppia di mediocri cefali, e non li ha mandati a spasso quando si è vista presentare un pilot in cui casting, costumi e sceneggiatura erano sbagliati e in cui le informazioni fondamentali per capire la trama non c’erano da nessuna parte.
Se fossero state due ardimentose ragazze senza alcuna esperienza di TV o di regia a dire a Martin del loro progetto, Martin non avrebbe mai accettato, né la HBO avrebbe ordinato una serie basata sulla loro catastrofe di episodio pilota.

Un’affermazione esagerata?
Sfortunatamente, il mondo degli sceneggiatori, dei creatori di show e degli showrunner americani è prevalentemente maschio e bianco.
Le statistiche della Writers Guild of America per il 2013–2014, quindi di qualche anno posteriori alla nascita di GoT, mostrano che le writers room d’America di qualche anno fa contenevano solo un 29% di donne (in calo dal 30.5% dall’anno precedente) e un 13.7% di membri di minoranze (rispetto al 15.6% dell’annata prima), o il fatto che l’11% degli show non aveva nel proprio staff nemmeno una donna o un membro di una minoranza. La situazione oggi non è diventata magicamente perfetta, anzi, i problemi permangono.
Non stupisce granché, quindi, il fatto che gli se sei maschio e bianco già il primo anno che fai l’assistente di D&D ti fanno scrivere il tuo primo episodio, mentre se sei nero, o donna, o entrambi, ti ci vogliono tre anni come assistente prima di poter avere l’onore di essere staff writer (per la WGA più in basso dello staff writer ci sono solo il writers assistant e il freelance) e scrivere qualche scena qui e là nell’ultima stagione di Game of Thrones.
Se D&D fossero state donne, la storia sarebbe finita ancora prima di iniziare.
Invece D&D hanno cavalcato la loro mediocrità, la loro botta di culo, e sono andati diritti per la loro strada, senza mai pensare, e qui arriviamo alla seconda riflessione, di usare la loro posizione, la botta di culo, il loro successo professionale privo di fondamenta, per aiutare qualcuno.
La writers room è dove nuovi sceneggiatori si fanno le ossa.
La writers room è dove passi da assistente a staff writer a sceneggiatore che compare nei credit dell’episodio alla voce “scritto da”.
La writers room è dove ti fai il curriculum, dove ti costruisci una reputazione, dove impari dai tuoi colleghi e dai tuoi capi, dove scopri le tue forze e debolezze.
Ma D&D non sanno nulla di cosa sia una writers room e di quanto sia utile non solo per te, creatore della serie, ma anche per l’ecosistema dell’industria. A D&D di creare opportunità per altri colleghi o posti di lavoro non è fregato mai nulla.
Dieci anni di opportunità sprecate. Dieci anni sacrificati, questa volta per davvero, sull’altare della mediocrità.

