L’ora avversa

Germano Hell Greco
Sep 7, 2018 · 4 min read

Gradiva, colei che risplende nel camminare.

È un bassorilievo custodito nei Musei Vaticani, raffigura una fanciulla nell’atto di camminare.
La scorge Norbert Hanold, archeologo, verso mezzogiorno, attraversando le rovine di Pompei (nel romanzo di Wilhelm Jensen, 1903).

È un bassorilievo, solo che Hanold, la Gradiva, gli sembra di vederla davvero mentre cammina. Una fanciulla proveniente dal passato, nella luce accecante di quel non-tempo che è la Controra.
Quando solo le cicale, tra gli insetti più arditi, e i demoni osano affermare la propria presenza.
Non era un caso che non fosse lecito ai mortali entrare nei templi durante le ore più calde del giorno, perché quella era la via degli immortali (Porfirio).

A mezzogiorno comincia “l’ora che si dice immota”. Quell’intervallo di tempo in cui la luce è più calda, fa risplendere i colori e, al contempo, li scioglie con la potenza del fuoco. Ottunde le menti, annulla il tempo cronologico, che riprende a scorrere nel verso giusto e “naturale” solo dopo le ore sedici.

In questo luogo sento una presenza divina, così che non ti devi sorprendere se procedendo nel discorso io ne sarò posseduto.”

Platone, FEDRO

Così dice Socrate nel Fedro. Nell’antichità classica, quelle erano le ore per l’uomo destinate, più che al riposo, al rifugio. La frescura, il sollievo dal momentum più caldo del giorno era la conseguenza, al pari della salvezza: ché al di là delle pareti delle abitazioni, della nuda roccia delle grotte, si poteva assistere alle processioni.

Pan e le sue ninfe s’aggiravano, danzando, per le terre, sotto il sole, quasi fossero animali a sangue freddo, bisognosi della calura. E della carne.

La carne dei viandanti.

Le ninfe, prima che potessero vantare le ali briose di Campanellino, mostravano fattezze seducenti, e denti aguzzi in bocche aliene, capaci di lacerare le membra.
Sorelle delle ninfe dei laghi, che solevano nascondersi sotto gli specchi d’acqua, per tirare giù nel buio di gelide profondità i viandanti assetati. Sorelle molto, molto più fiere.

Se ne percepiva nella baldanza, in questi esseri mediterranei, che solevano aggirarsi in piena luce, un coraggio che li rendeva fra i più terribili tra tutte le creature sovrannaturali.
Caratteristica, questo amore per la luce che non fa nulla per celare i suoi orrori, al contrario del buio, che quasi si vergogna, che non poteva sfuggire alla tradizione ebraica e cristiana, là dove il Nemico, il più temibile avversario dell’Ordine divino, è proprio Lucifero, che della Luce è il portatore.

Luce è male, quindi.

Coloro che si addormentano a mezzogiorno rischiano di subire, nel corso di incubi di un genere del tutto particolare, l’aggressione di esseri demoniaci, aggressione che comporta turbe fisiche e mentali ben definite. Queste turbe sono attribuite a Pan e alle Ninfe o ai loro sostituti. Se attribuite a Pan, si ha a che fare con un complesso di sensazioni e rappresentazioni che costituiscono l’incubo propriamente detto, nel senso antico del termine. Se attribuite alle Ninfe e, in epoca ellenistica, a creature che all’origine avevano già per conto loro rapporti stretti con l’ora di mezzogiorno, e che ora assumono caratteristiche simili a quelle delle Ninfe (ossia le Sirene), sembra che ci si trovi piuttosto di fronte a un altro fenomeno onirico (ονειρογμός, somnium Veneris) già definito dagli antichi e dotato di proprie ripercussioni mitologiche. I due temi sono d’altronde pressocché paralleli, entrambi fortemente tinti di erotismo. Sono in sostanza i corrispondenti antichi delle credenze, quasi universalmente attestate, negli incubi e succubi”.

Roger Caillois, I Demoni meridiani

Dopo tanti secoli, sono innnumerevoli le favole narrate dai pastori, aventi per protagonisti i pastori stessi, che tra un pezzo di formaggio e un sorso di vino scuro, amavano raccontarsi del loro ardore, a stare in giro per i campi, all’ombra odorosa di un olivo. Narrano di mostri, del Keteb, il demone ruzzolante e peloso che percorre incessante i sentieri polverosi sotto la calura, ammazzando chiunque lo incontri; del prete impiccato, assalito nella propria casa in pieno giorno da un demonio potentissimo; giustificavano l’accidia ingenerata dal caldo con la possessione demoniaca.

Spiriti ancestrali che s’accucciano sul petto dei dormienti e danno loro la sensazione della piccola morte, tolgono loro l’ossigeno e, con esso, la lucidità mentale, sussurrano ai loro orecchi parole di miele, per sedarli e divorarli in santa pace.

Oggi la Ragione ha sfumato i contorni dei mostri della Controra, ma la sensazione di stordimento, in quelle ore del giorno, rimane intatta.

Contra horas, l’ora avversa, quando i confini tra il naturale e il sovrannaturale s’assottigliano, permettendo l’ingresso di demòni fierissimi e feroci, nella luce del Meriggio.

M E L A N G E

Rivista indipendente di cultura del fantastico

Germano Hell Greco

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Kick-Ass Writer. Short Tempered Blogger. Editor in chief.

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