Raggi Catodici: Blake’s 7 (1978–1981)
È indiscutibile che mai come in questi ultimi anni il fantastico abbia colonizzato prepotentemente tutti i media. Viviamo in un periodo che molti definiscono un Rinascimento del fantastico al cinema e in televisione. Sono fantastici i film con i maggiori incassi, sono fantascienza, o fantasy, o horror, le serie televisive più seguite.
Ma il passato era davvero questo deserto desolato e infelice? Non necessariamente.
E se ormai anche i sassi sanno che la serie di fantascienza più longeva della galassia è Doctor Who, perché non dare un’occhiata a ciò che la TV offriva, in passato, per coloro che desideravano il fantastico?
Questo è Raggi Catodici.
Esploreremo pianeti fatti di cartapesta popolati di aliene in bikini, e viaggeremo su astronavi costruite riciclando rottami, fino ad arrivare là…
Beh, staremo a vedere, dove arriveremo.
Il principio minimo: prodotti di qualità, e che siano reperibili facilmente per chi fosse curioso di verificare le nostre affermazioni, e farsi una opinione propria.
Da dove cominciare? L’autore di questo pezzo non ha dubbi: da Blake’s 7.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto. La serie debuttò sui televisori degli inglesi nella stessa settimana in cui nei cinema arrivava Guerre Stellari, che sarebbe quello che oggi chiamano A New Hope — l’episodio IV, che all’epoca era uno, e uno solo.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali che, a rivederli oggi, paiono tristi, vecchi, al limite del ridicolo, e già all’epoca avrebbero potuto strappare un sorriso o una risata agli spettatori.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.
L’idea di partenza, proposta dall’autore del soggetto, Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così.
E nessuno, dopo i primi dieci minuti del primo episodio, si sognò mai di ridere. C’era qualcosa, in Blake’s 7, che obbligava il pubblico a prenderlo sul serio.
Riproviamo, allora.
Di cosa parla, Blake’s 7?
La premessa: l’umanità ha colonizzato gran parte della galassia, e la Terra è il cuore della Federazione, uno stato tirannico che tiene buona la popolazione mantenendola sotto sedativi, che usa squadre armate, tortura, droghe, lavaggio del cervello e deportazione coatta per reprimere le rivolte.
L’avvio: Qualche anno fa, l’idealista Roj Blake si è ribellato; Blake è stato tradito, è stato piegato con la tortura, è stato usato come simbolo della benevolenza di un governo paternalista in una campagna di propaganda. La sua memoria stata cancellata, e Blake, inconsapevole, è tornato ad integrarsi come soddisfatto cittadino della Federazione.
Ma non molto soddisfatto.
Blake perciò è tornato a ribellarsi, è stato nuovamente tradito, e per screditarlo una volta per tutte è stata montata contro di lui un’accusa odiosa di pedofilia, così da distrarre il pubblico dalle sue motivazioni politiche, e giustificarne la deportazione e non creare un martire, o un eroe.
Ma la London, la nave che trasporta un carico di criminali comuni verso la loro destinazione finale, si imbatte in un vascello alla deriva, frutto di una tecnologia sconosciuta. Un artefatto di un valore incalcolabile, che suscita l’avidità del comandante della London e del suo equipaggio.

E quando le prime due squadre di abbordaggio scompaiono, si decide di mandare a bordo una squadra di criminali: Blake, la contrabbandiera Jenna, e l’hacker Avon, tutti e tre colpevoli di aver tentato di ribellarsi e prendere il controllo della London pochi giorni prima. Tutti e tre eminentemente sacrificabili.
Ma sulla nave misteriosa, i tre criminali, superando le proprie differenze e collaborando, riescono a disattivare le difese, e a prendere il controllo. E tagliano la corda, salvo tornare per liberare i loro compagni. Finiranno in sei, in fuga sulla nave aliena.
Il settimo dei Sette di Blake è il computer di bordo, che ben presto sviluppa una propria personalità e delle peculiarità tutt’altro che umane.
E a dire il vero, Terry Nation voleva che la nave perduta si scoprisse essere un vascello Dalek — ma la Beeb ritenne che non fosseil caso di rischiare il crossover.
La sostanza
Come si diceva, effetti speciali bruttarelli, scenografie fasulle che mostrano una straordinaria creatività nel riciclo di mobili da ufficio e oggettistica improbabile, e alcuni elementi così retrò da fare tenerezza (i walkman!!)
I robot sono particolarmente imbarazzanti — ma forse mai quanto i costumi.

Ma c’è di più.
C’è, tanto per cominciare, la scrittura di Terry Nation, classe 1930, che per chi se lo fosse perso è stato uno dei pilastri della fiction della BBC, ed è l’uomo che ha scritto sessantadue episodi di Doctor Who ed ha inventato i Dalek. Ma ha anche scritto il serial catastrofico I Sopravvissuti, ed ha contribuito episodi alla serie MacGyver.
La miscela alla base del successo di Blake’s 7 — che si stabilizzò per quattro anni su un po’ più di dieci milioni di spettatori a puntata — è data dalla scrittura e dai personaggi: l’idealista Blake, il cinico e infido Avon, l’avventuriera Jenna, lo scassinatore vigliacco Vila, la guerrigliera sconfitta Cally, l’omicida Gan.

Sostanzialmente, un rivoluzionario e cinque persone che di fare la rivoluzione non hanno nessunissima voglia; opportunisti che sarebbero piuttosto dell’idea di vendere l’astronave aliena e comprarsi una nuova identità, o andare il più lontano possibile, o patteggiare una pena più leggera.
Perché, ed anche questo è ben chiaro fin dall’inizio, questo pugno di disgraziati non ha una speranza all’inferno di sconfiggere una dittatura a scala galattica: Blake’s 7 non è Guerre Stellari, con una repubblica da rifondare e una resistenza ben organizzata. Blake’s 7 è la storia di una zanzara contro una locomotiva.
C’è, a gravare sull’intera serie, un senso di disperazione che conferisce all’azione un pathos che né gli effetti da due lire né le scenografie traballanti e le location da dopolavoro possono disinnescare. C’è un autentico senso di angoscia, c’è un pessimismo al quale non si riesce a sfuggire.
E se cinque dei sei protagonisti sono cialtroni, e litigano, non si fidano gli uni degli altri, sono costantemente ai ferri corti, e il sarcasmo regna sovrano, è anche vero che il personaggio di Blake, col suo idealismo ed il suo spirito rivoluzionario, è a tratti sinistro, quasi al limite dell’ossessione, della malattia mentale.
Idealismo & Opportunismo
È nel contrapporre il monolitoco Blake allo sfuggente Avon, certo uno dei due personaggi meglio riusciti e più affascinanti della serie, che Terry Nation avvia un lungo e complesso dialogo fra politica e opportunismo, fra idealismo e disincanto, fra le necessità dei molti e la necessità del singolo. Blake e Avon non sono Kirk e Spock, il loro rapporto è conflittuale, bellicoso, al limite dell’omicidio.

Terry Nation, insomma, fa ciò che un buon autore di fantascienza deve fare: soleva delle domande, analizza delle idee, pone dei problemi.
E questo dialogo, questa contrapposizione dialettica, questo equilibrio precario fra opportunismo e ossessione, si riscontra anche nei cattivi, quando l’incarico di eliminare questa fastidiosa zanzara, che continua a pungere il macchinista della locomotiva, viene affidato a Servalan, politica rampante ed egocentrica senza un briciolo di coscienza (e secondo autentico personaggio-capolavoro), e a Travis, militare ossessionato dal desiderio di vendetta verso Blake.

È una galassia nella quale ci sono solo i cattivi e i molto cattivi, quella di Blake’s 7, e non ci sorprende se Avon e Servalan finiranno per riconoscere una affinità reciproca, diventando una coppia di avversari legati da una innegabile attrazione reciproca.
Ma lei naturalmente è troppo ambiziosa, e lui è troppo paranoico.
Servalan: You have one other quality I admire. Very much.
Avon: Yes?
Servalan: You are infinitely corruptible. You’d sell out anybody, wouldn’t you?
Avon: I don’t know. I never really had an offer I felt was worthy of me.

Vale la Pena?
Il cast è eccellente, diviso fra volti abituali della BBC, attori con una solida preparazione teatrale (a cominciare da Gareth “Blake” Thomas, che lasciò la serie per tornare a recitare nella Royal Shakespeare Company), e persino un paio di veterani di casa Hammer (Jeanette “Servalan” Pearce aveva recitato in Plague of Zombies e The Reptile).
In tutta franchezza, chissenefrega degli effetti speciali, chissenefrega dei set di cartapesta e pluriball, delle cave di ghiaia usate come pianeti alieni e chissenefrega della musica fatta con un sinth da tre lire e dei robot francamente imbarazzanti.

Possiamo addirittura accettare che la serie scivoli spesso pericolosamente nel territorio della soap opera. Ci vengono comunque offerte solide storie, scritte da autori capaci (fra questi, una giovanissima Tanith Lee, che scrive due episodi), interpretate da un solido cast, con una solida regia e un cast tecnico capace di fare l’impossibile senza soldi — questo è il genere di miscela che non si può battere.
E badate, quando dico solide storie, dovete tener presente che tutti i cliché della space opera televisiva sono puntualmente presenti, ma usati in maniera creativa, tutti messi per storto e messi in questione, tutti nuovi anche quando sono già visti. E c’è anche un sacco di altra roba, che tutti voi conoscete bene. Molto bene.
La squadra di fuggitivi su una nave tanto potente quanto inaffidabile, tallonati da un impero malvagio e corrotto MOLTO più forte di loro? È Farscape, oppure è Lexx? O non sarà forse Andromeda?
L’equipaggio di criminali? Anche qui, Lexx o Farscape? Firefly?
O non era Star Trek Voyager che mescolava nell’equipaggio standard dei guerriglieri con una loro specifica agenda?
Il lavaggio del cervello dei dissidenti e l’impiantamento di chip limitanti nella corteccia cerebrale per limitare gli impulsi violenti? Non era forse in Earth 2, avventura planetaria con alle spalle un governo totalitario e sinistramente “benevolo”? O è l’Unione di Firefly, a usare certi sistemi? Ma c’è un chip impiantato anche in Farscape…
L’idea di uccidere a sorpresa qualche membro del cast principale e rimpiazzarlo con nuovi personaggi? No, non l’ha inventata Joss Whedon.
L’idea che il settimo personaggio sia la nave… ancora una volta Lexx, e Farscape e Andromeda…
E parlando di Farscape, certo la serie che ruba più allegramente da Blake’s 7, la produzione che sorprende il cast con “non importa, facciamo un’altra stagione”… beh, accadde anche a Blake’s 7 nel 1980, quando gli attori scoprirono che ci sarebbe stata una quarta stagione guardando in TV l’ultimo episodio della terza e (loro credevano) ultima. E si telefonarono abbastanza disorientati, “Ma tu lo sapevi?”
E c’è chi ha riscontrato l’influenza di Blake’s 7 anche in Star Trek: Deep Space Nine, Cowboy Bebop, Stargate Atlantis, Babylon 5, Dark Matter, Star Wars Rebels, il nuovo Battlestar Galactica, Aeon Flux e, visto il finale, Star Wars Rogue One.
Nessuno, d’altra parte, ha avuto la faccia di presentare un cattivo come Servalan, sempre e comunque in abito da sera, anche sui più squallidi pianeti e nelle più tristi cave di ghiaia.
Come andò a finire?
Male. O forse no.
Dopo quattro stagioni, con dieci milioni di spettatori fissi e con un cliffhanger rubato direttamente da Butch Cassidy and the Sundance Kid, la BBC decise di chiudere la produzione.
Perché?
Nessuno lo sa — come commentò uno dei membri del cast, la BBC non aveva l’abitudine di giustificarsi coi suoi dipendenti.
Fra le ipotesi più accreditate, che la serie stesse erodendo gli spettatori di altre trasmissioni sulle quali la BBC aveva investito di più, oppure che la violenza della serie avesse messo in moto qualche associazione di genitori o altre collezioni di anime pie.
Perché se è vero che un sacco di gente che lavorò a Doctor Who lavorò anche a Blake’s 7, è anche vero che la prima era una serie per ragazzi, mentre la seconda era una serie per adulti, con temi adulti e una notevole violenza — non necessariamente mostrata, ma implicita, parte dell’ambientazione, parte dell’atmosfera, impossibile da ignorare.
Quale che fosse la ragione, nel 1981 Blake’s 7 chiuse i battenti, ritirandosi come un campione imbattuto sul ring — salvo tornare ripetutamente negli anni successivi sotto forma di sceneggiato radiofonico, di libri, di audiobook e audiodrammi, oltre a riedizioni in video e in DVD, con infinite voci di reboot, remake, sequel, delle quali non si fece mai nulla.

Oggi si trova tutta la serie su YouTube, “For review and education purposes”.
Rivisto quarant’anni dopo la sua uscita, Blake’s 7 riesce ancora ad agganciare lo spettatore. Sì, gli effetti sono pessimi, le astronavi sono finte, i costumi per lo meno stravaganti, la musica discutibile, e Servalan pare appena uscita da una notte scatenata al Club 54. Però le storie sono eccellenti, ed è questo che conta.
ADDENDUM: questo post era programmato da settimane, l’uscita prevista per il 5 di Settembre. Poche ore fa, nel pomeriggio del 3 di Settembre, Jacqueline Pearce, che aveva affascinato dieci milioni di spettatori nel ruolo di Servalan, se ne è andata a causa di un cancro ai polmoni. Questo articolo,per ciò che vale, è dedicato alla sua memoria.

