Le Università Milanesi, luoghi di architettura e formazione.
Il sistema universitario Milanese assorbe più di 170.000 studenti all’anno, distribuiti tra strutture pubbliche e private sparse per la città, questo a far capire come il sapere e l’istruzione in poco meno di cento anni siano diventati uno dei motori di eccellenza del capoluogo lombardo.
Non esiste a Milano un complesso di edifici tale da poter chiamare propriamente “campus”, il perfetto inserimento nel tessuto storico avvenuto a opera di Giovanni Muzio per L’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’area di Sant’Ambrogio, rappresenta un punto fermo, stabile e duraturo per la città, immutato dalla sua costruzione sino ad oggi, gli edifici non hanno mai mutato forma o aspetto, i chiostri Bramanteschi e il loro restauro hanno reso questo luogo solenne.

Come la Cattolica con Muzio, la Cà Granda, ossia la sede principale in via Festa del Perdono dell’Università Statale di Milano, presenta un perdurante e immutevole fascino nel tempo.
Il progetto di restauro dell’edificio del Filarete, a cura di Liliana Grassi e Piero Portaluppi, avvenuto subito dopo gli ingenti danni dovuti ai bombardamenti che hanno colpito la città durante il secondo conflitto mondiale, ha consentito di restituire alla città una splendida testimonianza del passato e di proiettare al tempo stesso nel futuro un edificio simbolo della storia milanese.
Rimasto tendenzialmente lo stesso dalla sua inaugurazione negli anni cinquanta, come abbiamo detto negli anni recenti è riuscito a trovare nuova funzionalità grazie al Fuorisalone del mobile che lo rende palcoscenico privilegiato per istallazioni temporanee di design e architettura.

Vicino a queste due espressioni di perenne e storica solidità nel tessuto urbano, altre realtà in città invece sono da sempre fucine di sperimentazione e innovazione architettonica, basti pensare alla storica area un tempo fuori città che oggi invece occupa la zona del Politecnico e di Città Studi, un area sottoposta nel tempo a continui cambiamenti, ampliamenti e rinnovamenti, per ultimo il progetto di Renzo Piano per il Politecnico di cui parleremo in seguito.

Pensiamo all’Università Bocconi, che dalla sua piccola sede di via Statuto è riuscita a crescere negli anni, ricollocandosi in Porta Lodovica, in modo continuativo e sempre innovativo, collaborando con i migliori architetti dei suoi tempi, pensiamo a Giuseppe Pagano, Giovanni Muzio, Ignazio Gardella, le Grafton architects e in ultimo lo studio giapponese SANAA, un’altro modo di approcciarsi all’università quello della Bocconi, molto più american oriented, potremmo dire, come approccio, sempre tesa quindi a dare un’immagine nuova nel tempo.

Il progetto dei SANAA inoltre darà la possibilità di integrare in una grande area pedonale tutto il sistema dell’università, così da poter creare un vero e proprio campus.

Altro caso interessante quello dello IULM, che come la Bocconi da un piccolo palazzo in Piazza dei Volontari, a creato in zona Romolo, un polo dedicato allo studio della comunicazione e allo spettacolo, anch’esso in espansione con nuovi landmark che ne caratterizzeranno sempre più il suo aspetto iconico in una zona prima marginale.

Altro capitolo quello importantissimo della riqualificazione urbana di grandi porzioni di periferie industriali che hanno lasciato il posto all’industria dell’istruzione e della ricerca,la Bovisa e la Bicocca sono esempi, riusciti, di come la cultura e lo studio siano un motore fondamentale per lo sviluppo di una città, essenziale poi per una come Milano che è da sempre attenta all’innovazione culturale.

Questi progetti hanno e continuano a dare un enorme valore aggiunto alla popolazione, alla città e all’Italia tutta, sia sull’aspetto educativo sia per quanto riguarda i progetti e gli edifici che negli anni contribuiscono a rendere Milano un polo di eccellenza.